ESPOSITO, UNDICI ANNI E UN PROGETTO, INTERVISTA AL “MAESTRO” DELLA CAMPESE

Accostare Alberto Esposito alla Campese F.B.C. è come parlare di una coppia che festeggia le nozze d’oro; l’attuale diesse, prima ancora tecnico dei draghi, ci confessa l’amore per questa gloriosa maglia: “ Sono qui da undici anni, siamo come una famiglia, c’è grande collaborazione da parte di tutti, la Campese F.B.C. è una squadra prestigiosa, sono onorato di farne parte”.

Nata nel 1973, la Campese F.B.C. hà conosciuto il suo apice nella doppia promozione (2009/10 e 2010/11) che l’hà portata a disputare il campionato di Promozione, all’epoca Esposito era il tecnico, l’anno successivo; dopo una stagione il ritorno in Prima categoria, poi altre due stagioni in Promozione; nell’attuale stagione i draghi, in quattro gare, avevano raccolto cinque punti ed erano a ridosso dei play-off prima della sospensione causa Covid 19: “ In estate ci eravamo prefissati i play-off, confessa Esposito, ironia della sorte anche nella scorsa stagione siamo stati bloccati quando in una situazione di classifica ottimale; siamo un gruppo solido, sono qui da undici anni di cui i primi otto come tecnico, abbiamo giocatori di grande qualità”.

  • “Ce ne dica uno “

“ Ad esempio il nostro bomber, Giovanni Criscuolo; anche se hà superato la trentina d’anni è sempre il miglior marcatore, sono sicuro che finirà la carriera con questa maglia; oltre a Criscuolo ci sono anche i difensori Oliveri e Pirlo, sono giovani ma già pronti ad affrontare attacchi di categorie superiori; non dimentichiamo poi Marchelli Diego, un centrocampista che potremmo definire il metronomo del centrocampo”.

In estate sono arrivati alla Campese il portiere Luca Balbi, classe ’98, proveniente dalla Genova Calcio; in difesa ecco dall’Ovadese il difensore Pietro Pastorino, in attacco dalla Voltrese è giunto Lorenzo Pastorino ma è il centrocampo il reparto che piu’ degli altri hà cambiato fisionomia; dal Bragno è arrivato Giovanni Monaco, dal Savona Simone Lops, dal Vallestura Samuele Bassi.

Il giusto mix

Alberto Esposito è soddisfatto del mercato estivo:” Abbiamo in pratica ringiovanito la nostra rosa, Lops e Bassi ad esempio sono un 2004, Monaco invece è un giocatore d’esperienza, così come Pietro Pastorino; è il mix ideale per creare un gruppo vincente e infatti nelle prime quattro sfide di questa stagione abbiamo fatto bene”.

Ma lo stesso Esposito non dimentica chi è andato via: “ Caviglia hà appeso le scarpe ai chiodi, Davide Marhelli e Macciò sono andati al Masone, Remo Marchelli invece è andato al Sexadium ma resteranno sempre giocatori che hanno dato molto alla Campese”.

Il progetto “Campese 50”

Tra tre anni la Campese festeggerà un anniversario importante, i suoi primi 50 anni; Alberto Esposito hà le idee chiare: “ Nel giro di due anni l’obiettivo è la Promozione, per poi festeggiare e rimanere in quella categoria; abbiamo in programma il rifacimento dell’impianto sportivo (si dovrebbe iniziare nella primavera del 2021) e vogliamo, una volta superata la crisi sanitaria, riavere i nostri tifosi sugli spalti; Campo Ligure merita di avere almeno la Promozione; il nostro progetto è impegnativo ma al tempo stesso importante”.

IPSE DIXIT: “ La Campese F.B.C. e Campo Ligure torneranno ad assaporare una categoria di livello” (Alberto Esposito, diesse Campese)

Ecco l’attuale rosa della Campese F.B.C.

Portieri: Luca Balbi, Filippo Zunino, Federico Viazzi.

Difensori: Giorgio Piccolo, Emanuele Pirlo, Dario Oliveri, Nicolo’ Merlo, Daniel Chiappori, Pietro Pastorino.

Centrocampisti: Narcis Virgil Codreanu, Diego Marchelli, Alessio Bardi, Giovanni Monaco, Daniele Nania, Simone Lo Giudice, Alessandro Curreli, Simone Lops, Samuele Bassi.

Attaccanti: Giovanni Criscuolo, Lorenzo Pastorino, Nicolo’ Pastorino, Mirko Macciò, Angelo Cenname, Carlo Vandresi.

Questo invece l’organigramma societario.

Presidente: Alessandro Oliveri

Presidente onorario: Pietro Dante Oddone

Vicepresidente: Filippo Travo

Diesse: Alberto Esposito

Tecnico: Andrea Meazzi

Dirigenti: Francesca Giorgi, Marco Macciò, Carlo Oliveri, Bruno Pastorino, Giulia Pitzalis, Fabio Ponte, Giovanni Piana, Agostino Bottero

L’EDITORIALE: UNA PROMESSA VERA

di Mario Bertuccio

Alberto Esposito non è uomo da facili promesse; il progetto della Campese F.B.C. è di quelli che ti fanno innamorare e in due anni il salto in Promozione è possibile.

Il problema, semmai, si presenterà dopo, quando la squadra sarà chiamata a rimanere in quella categoria, ecco perché lo stesso diesse non si è defilato ma hà chiarito che la squadra potrà aprire un ciclo; non siamo di fronte al classico dirigente che promette mari e monti e poi tutto svanisce, siamo di fronte ad un uomo che sa cosa bolle in pentola e che quindi conosce una realtà, le sue potenzialità e i suoi limiti; quella di Esposito è una promessa vera perché nasce da chi frequenta quell’ambiente da undici anni e non si esporrebbe se non avesse in mano dati certi.

Il progetto Campese, insomma, si sta per mettere in moto e ne siamo certi, darà i suoi frutti, a partire dallo stadio, ristrutturato in tutto e per tutto, con il ritorno della tribuna coperta, con un manto rimodernato, riportato ai fasti dell’epoca; la Campese non può prescindere da Alberto Esposito, così come lo stesso Esposito dalla gloriosa maglia sul cui logo è riprodotto il drago; sono come una famiglia e, di questi tempi, c’è da esserne fieri.

CONFAGRICOLTURA E AGRITURIST, INIZIATIVE A SOSTEGNO DELL’AGRICOLTURA IN VISTA DELLE FESTE

Confagricoltura Alessandria, insieme alle altre Unioni Provinciali del Piemonte, sta raccogliendo i nominativi dei soci titolari di agriturismo con ristorazione e delle aziende agricole che svolgono vendita diretta, disponibili ad effettuare consegne a domicilio, una nuova opportunità a sostegno del settore agroalimentare.

“L’agricoltura a domicilio”, questo il nome della campagna di Confagricoltura Alessandria che promuove, attraverso i siti internet associativi, i social Instagram e Twitter ed il caro e vecchio passaparola, le aziende agricole e agrituristiche associate che consegnano i loro prodotti a casa del consumatore.

Cristina Bagnasco, direttore provinciale di Confagricoltura Alessandria spiega che questa attività di raccolta dati e di divulgazione, è un supporto alle aziende associate: “In questo momento contingente di profonda crisi del settore è fondamentale ideare nuove modalità di offerta dei propri servizi e prodotti, veicolando capillarmente l’informazione a tutti i soggetti interessati all’acquisto o alla fruizione. Proprio in quest’ottica abbiamo pensato di creare un database in cui raccogliere i riferimenti di tutte le aziende agricole associate disponibili a consegnare al domicilio dei clienti le loro produzioni con il fine di amplificare la promozione delle loro iniziative e, in definitiva, aiutare le persone ad organizzare la propria spesa alimentare quanto più possibile con produzioni locali. Tutto ciò in accordo alla linea ampiamente condivisa che cerca di favorire la sopravvivenza e lo sviluppo delle attività produttive e commerciali del territorio con tutte le ricadute positive sull’intero tessuto sociale”.

L’elenco completo degli aderenti è aggiornato settimanalmente dall’ufficio stampa sul sito di Confagricoltura all’indirizzo: www.confagricolturalessandria.it/comunicazione(aziende-che-consegnano-prodotti-Confagricoltura-Alessandria.asp

Luca Brondelli, presidente provinciale di Confagricoltura spiega: “L’agricoltura non si ferma, nonostante il momento estremamente difficile: gli imprenditori agricoli garantiscono come sempre l’approvvigionamento alimentare, assicurando la costante qualità e salubrità dei prodotti. Questo soprattutto nel nostro Paese in ragione sia dell’ineguagliabile tradizione alimentare sia del rigore e della completezza dei controlli. L’appello di Confagricoltura ai consumatori è quindi di preferire il cibo italiano, apprezzando l’estrema varietà dell’offerta”.

Sempre per promuovere l’attività dei propri associati, Agriturist Alessandria lancia un invito a tutti coloro che, in questo periodo, stanno pensando ai regali di Natale, fare dono di un po’ di campagna locale con i suoi paesaggi, la sua agricoltura e la sua pace. Slogan di Agriturist è “Un buon 2021: pasti, sonni e attività in agriturismo”, per far conoscere diverse opportunità di incontro con la realtà agrituristica alessandrina.

Franco Priarone, presidente di Agriturist Alessandria illustra: “Oltre al voucher pernottamento esiste anche il voucher servizi specialmente applicabile nell’ambito vitivinicolo con interessanti degustazioni e presso le fattorie didattiche per giornate in famiglia a pieno contatto con la natura e in tutta sicurezza”.

DANIELA FERRANDO E’ LA NUOVA VICEPRESIDENTE PROVINCIALE DI CIA AGRICOLTORI

Daniela Ferrando, presidente di zona CIA Acqui Terme, è la nuova vicepresidente provinciale di CIA Alessandria, affiancando Massimo Ponta in ausilio al presidente provinciale, Gian Piero Ameglio.

La nomina di Daniela Ferrando è stata formalizzata nel corso dell’ultimo incontro della giunta provinciale.

Daniela Ferrando, laureata in agraria, è imprenditrice agricola dal 2008, quando ha rilevato l’azienda del nonno e l’ha trasformata in azienda coricola e, in seguito, ha avviato l’attività apistica. La sua azienda conta dodici ettari di nocciolo, in larga parte in produzione, e circa duecento alveari. La Ferrando è anche produttrice di miele ed è associata alla Cooperativa nazionale Conapi. Recentemente ha anche strutturato una parte vinicola che porta avanti con successo insieme a due soci.

Il presidente provinciale Gian Piero Ameglio ha commentato: “Daniela Ferrando è già da tempo membro di giunta provinciale e il rapporto di fiducia è stato consolidato negli anni. Lo conferma il suo ruolo alla presidenza zonale. Inoltre è un’imprenditrice giovane che porta idee e iniziative in Organizzazione. La sua collaborazione prosegue su un’ottima strada, in accordo con tutta la nostra giunta“.

LA GRANFONDO E IL TROFEO LOABIKERS APPRODANO A VARAZZE

Archiviata l’edizione di quest’anno, il GS Loabikers ha già preparato il calendario per il 2021 del Trofeo, con una novità molto gradita, l’inserimento, nella Granfondo della Riviera di Ponente, della città di Varazze che, con il patrocinio del Comune, ospiterà la sesta prova in programma per il 26 settembre.

Saranno sei le granfondo dislocate nella Riviera di Ponente, che occuperanno la primavera e l’autunno, con diverse conferme e alcune novità. Partenza il 14 febbraio, con la consueta gara di apertura di Loano che da sempre apre la stagione granfondistica a livello nazionale.

Seconda prova l’11 aprile ad Andora, dove andrà in scena la Granfondo Andora, che preparerà le gambe per la Granfondo Diano Marina che ospiterà i ciclisti la settimana successiva, il 18 aprile. Dopo un mese di pausa appuntamento il 16 maggio a Ceriale per la Granfondo El Diablo, con testimonial assoluto l’indimenticabile campione Claudio Chiappucci.

Dopo la sosta estiva appuntamento al 5 settembre, quando ci si ritroverà tutti a Pietra Ligure per la Pietra Ligure Cycling Marathon. Infine con l’inizio dell’autunno, il 26 settembre, la novità della Granfondo Varazze, manifestazione inedita per la cittadina del Ponente che darà ovviamente il meglio di se per accogliere i ciclofondisti.

Gli abbonamenti sono già aperti accedendo al sito www.loabikers.com/iscrizioni-trofeo, in cui si trovano sia il modulo singolo sia il modulo per le società. Tre le fasce di abbonamento: la prima fascia, promozionale, di 170 Euro valida fino al 10 dicembre, la seconda fascia, di 180 Euro valida fino al 10 gennaio e la terza fascia di 190 Euro valida fino alla chiusura degli abbonamenti il 10 febbraio. La somma aritmetica delle quote delle singole gare è di 210 Euro. Le società numerose possono sfruttare due agevolazioni: l’undicesimo iscritto in omaggio ogni dieci iscritti e la possibilità di acquistare pre-abbonamenti a pacchetti nella fascia a miglior prezzo e fornire i nominativi da abbinare successivamente.

ARQUATA SCRIVIA E LE EPIDEMIE NEI SECOLI – PRIMA PARTE

Le malattie sono parte integrante della storia dell’umanità. Attualmente ci troviamo esposti alla minaccia del Coronavirus, ma, da quando l’essere umano ha iniziato a raggrupparsi nello stesso luogo, le malattie contagiose hanno assunto un ruolo specifico. Parallelamente alla crescita della popolazione, quando una malattia si diffondeva e colpiva varie regioni del pianeta diventando una minaccia ,le prime pandemie iniziarono ad essere documentate, mutando le società in cui si sono manifestate e, a volte,condizionando in modo decisivo il corso della storia.

Un tipico caso del genere avvenne con il re franco Teodeberto, della dinastia dei Merovingi, il quale calò in Liguria attorno al 500 d.C. con 100.000 uomini e travolse le truppe bizantine a Tortona. I Franchi saccheggiarono la regione e Genova ma, decimati dal colera, dovettero rientrare in Austrasia, mentre i Bizantini rioccuparono il Tortonese e ricostituirono il confine al margine cispadano.

La prima pandemia di peste di cui si è a conoscenza è quella che è avvenuta a Costantinopoli durante il regno di Giustiniano scoppiata nel 541, dove oltre 300.000 persone morirono, una percentuale del 40% della popolazione. Si è poi diffusa per due secoli in tutta la zona mediterranea causando diverse decine di milioni di vittime.Una delle più grandi pandemie della storia fu la peste nera scoppiata in Europa a metà del ‘300. Gli storici dell’epoca stimavano che nel continente la popolazione si ridusse dagli originali 80 milioni di persone a soli 30 milioni. Infatti pare che la più nefasta epidemia subita dagli abitanti di queste terre risalga al 1348, testimoniata anche nel paese di Ovada, quando solamente un suo abitante su cinque scampò al terribile flagello della peste nera. Lo testimonia un’epigrafe murata all’interno dell’artistica loggia di san Sebastiano.Se oggi sono più severi i controlli sanitari negli scali aerei internazionali, un tempo, all’annuncio di una possibile invasione epidemica, alle porte d’ingresso alle città si controllavano con maggior rigore i forestieri, si cacciavano i vagabondi e, inoltre venivano allestiti i lazzaretti e le quarantene nelle chiese “fuori le mura”

Nel nostro paese la prima notizia scritta che ci è stata tramandata sullo sviluppo di questo morbo sui nostri territori risale al 1481. Infatti in quell’anno la Magnifica Comunità di Arquata aveva espresso il voto di fare un pellegrinaggio a piedi in Valle di Gavi, dove esisteva un venerato dipinto della Madonna, per scongiurare l’arrivo nel nostro paese della peste che infieriva nel vicino Stato di Milano. E questo voto contro la peste si è mantenuto fino ai giorni nostri.

Altre pestilenze scoppiarono in seguito nei nostri territori e come quasi sempre provenienti dalla Cina o dall’Estremo Oriente.

Nel 1567 i decessi nella nostra parrocchia furono 58, più del triplo della media di quegli anni. Probabilmente deve essere scoppiata nel borgo una epidemia che colpiva soprattutto i bambini, perché ben 38 su 58 furono le piccole vittime.

Un’altra pestilenza che investì Arquata fu quella del 1580. Colpì gravemente i territori del Ponente Ligure e la stessa Genova. Arquata a quei tempi aveva meno di mille abitanti e dai dati dell’archivio parrocchiale si apprende che avvennero 31 decessi di età varia, molti di più della media di quegli anni.Tra questi sono stati segnalati 4 casi di peste, ma forse non era stata specificata questa causa di morte per altri deceduti.

La famosa peste narrata dal Manzoni nei “Promessi Sposi”, scoppiata dal 1629 al 1631, colpì diverse zone del settentrione, tra cui quelle intorno al nostro paese. Gavi, Serravalle e diversi paesi dell’Ovadese subirono gravissime perdite per lo scoppio di questa pestilenza bubbonica, con la scomparsa di oltre la metà delle loro popolazioni. Arquata non sembra sia stata toccata da questo flagello, perché nell’archivio parrocchiale non risulta nessun decesso in quegli anni per questa causa, anzi i morti furono minori degli anni precedenti. Questo anche perché nel 1625 la popolazione del nostro paese subì già la perdita di oltre un quarto dei suoi abitanti per fame e stenti, dovuto al passaggio delle truppe franco-savoiarde nel nostro territorio, dirette alla conquista di Genova. Comunque, per scongiurare l’allontanamento della peste dal nostro paese, la Comunità di Arquata il 25 ottobre 1630 aveva fatto il voto di onorare e festeggiare S. Rocco con una messa solenne cantata, seguita da un generale processione per il paese. E questo per tutti gli anni seguenti, fino a oggi, con le celebrazioni nel giorno della sua morte,il 16 agosto.

Un’altra grave pestilenza scoppiò nella penisola nel 1656, iniziando in Sardegna dove era giunta dalla Spagna. Dall’isola il flagello si spostò a Napoli e a Genova, dove fece strage della metà degli abitanti. Genova passò dai 100’000 a neanche la metà dei residenti. Un certo Padre Antero Maria da San Bonaventura, Agostiniano Scalzo si era prodigato molto per soccorrere gli appestati e poi scrisse un libro sulle sue esperienze, con il titolo “Li lazzaretti della città e riviere di Genova del MDCLVII” . Descrive la situazione del lazzaretto della Consolazione, uno dei tanti sorti a Genova durante quella tragica epidemia. C’erano alla Consolazione dieci medici, due infermieri ed un gran numero di servitori: c’era da combattere il “Flagello di Dio” e servivano persone dotate di grande forza fisica, capaci di contrastare la furia che prendeva i malati affetti dalla peste.
Racconta Padre Antero di un uomo che in sei non riuscirono a tenere, tanto che egli si vide costretto a farlo incatenare nel bosco.
Scrive Padre Antero: sovente nel più profondo della notte, si tumultuava in modo come se tutta Consolazione fosse in armi, tanto bestialmente si inferocivano i frenetici.
Gente che si buttava dalle finestre, nei pozzi, al di là dei muri di cinta, con le persone sotto che, con una coperta tesa, tentano un disperato salvataggio.
Visioni da inferno dantesco e su questo sfondo si muove il Padre Antero, che non conosce timore nè cautela. Accanto a lui, un esercito di volontari, alcuni già profondamente intrisi di ideali religiosi, altri convertiti: tutti, senza riserve, si spendono e si sacrificano per il bene comune. Seppur il paese di Arquata fosse molto legato alla Lanterna, specialmente nel commercio, si riuscì a bloccare questo contagio, probabilmente perché arrivò prima la notizia dello sviluppo della peste a Genova attraverso uno dei tanti mulattieri che faceva spola da quella città al nostro paese.

In momenti di pestilenze le amministrazioni del nostro paese prendevano provvedimenti drastici sui controlli degli arrivi di forestieri o abitanti di altri paesi per contrastare un eventuale contagio. E quindi senza indugio il Consiglio della Magnifica Comunità di Arquata fece costruire una barriera che chiudeva i due accesi al paese, sia nell’ingresso nord che in quello sud , installando le guardiole dove alloggiavano le sentinelle che impedivano l’accesso esterno dal paese. Lo stesso drastico intervento si fece molto probabilmente anche nella precedente pestilenza del 1629-31, che salvò dal contagio, anche allora, il nostro paese.

Se alla fine del ‘700 la peste non spaventa la gente come nei secoli precedenti, nuovi virus sono pronti ad insinuarsi nell’uomo e a minacciarne la salute. Però questo morbo esiste ancora adesso in Asia, Africa e America con mediamente oltre 600 casi all’anno e un centinaio di morti.

I RACCONTI DI MARINA SALUCCI – VIGILIA (SETTIMA E ULTIMA PUNTATA)

Settima e ultima puntata del racconto di Marina Salucci “Vigilia”, incentrato sul Natale e su una critica al consumismo sfrenato di questi anni.

Prima parte: https://limonte.news/2020/10/19/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-prima-puntata/

Seconda parte: https://limonte.news/2020/10/25/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-seconda-puntata/

Terza parte: https://limonte.news/2020/11/01/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-terza-puntata/

Quarta parte: https://limonte.news/2020/11/07/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-quarta-puntata/

Quinta parte: https://limonte.news/2020/11/15/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-quinta-puntata/

Sesta parte: https://limonte.news/2020/11/21/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-sesta-puntata/

Lei ha fatto il salto in alto nel posto sbagliato, disse simpaticamente il medico. Ma non si preoccupi. Se l’è cavata bene. Ha una frattura alla caviglia, roba da poco, una ventina di giorni di gesso. Poi qualche contusione. .

-La testa come va? Chiese Lucia.

-Pare bene, dalle radiografie, anche se non vedere un cane di quelle dimensioni…Rise ancora, poi aggiunse:- Del resto, a Natale capita di tutto…

-A Natale, e anche la vigilia, disse Lucia con lo sguardo perso nel vuoto.

-Sa, signora, la interruppe l’anziano medico, dovremmo tenerla un giorno in osservazione, questa sarebbe la prassi normale, ma visto che è Natale, che le condizioni sembrano buone, se lei firma, dopo il gesso, può pure, uscire…Sa, di là c’è suo marito che sta scalpitando. Gli abbiamo già detto che in rianimazione non si può entrare, di andare e ritornare poi, ma continua ad insistere.

-Mio marito…disse Lucia cercando di vedere qualcosa.

-E i miei genitori?

-Sono venuti, sono venuti subito, ho permesso loro di guardarla dal vetro, ma ho detto che lei aveva bisogno di stare tranquilla, e loro se ne sono andati. Torneranno dopo. Invece suo marito…

Il dottore si fermò. Pareva un po’ contrariato.

-Invece mio marito? Chiese Lucia.

-Beh, signora, ha voluto vedere ogni referto chiedendo mille spiegazioni, ha insistito oltremodo per entrare qui dentro, in rianimazione, ed è dovuto intervenire il primario, continuava a dire che è la vigilia di Natale, che lui ha diritto di vedere sua moglie, e che se le cose stanno come abbiamo detto non vede perché lei questa sera non possa uscire. Mi creda che abbiamo avuto un bel da fare…

-Ah, disse Lucia.

-E’ per questo che le dicevo che, volendo, se firma, e se suo marito si impegna ad accompagnarla, cosa di cui non dubito…

-Volendo, pensò Lucia, volendo poteva andare a casa, attendere e celebrare il Natale con riti vuoti, saziarsi di un cibo che non le piaceva, volendo poteva.

Ma era certa che non voleva.

-Volendo, disse al medico.

Questi la guardò un po’ per capire meglio.

-Dunque, dottore, lei se non sbaglio mi ha detto che io dovrei stare in osservazione per un giorno, che questa è la prassi, e dunque sarebbe anche la cosa più saggia per la mia salute, non è vero?

Il dottore la guardava sorpreso.

-Sì, sì, indubbiamente, è che a Natale, per l’insistenza della gente, di solito si chiude un occhio, naturalmente se i casi non sono gravi…

-Dottore, cominciò Lucia, e sembrava che pregasse, non chiuda un occhio. Faccia quello che deve fare.

E la sua espressione era davvero eloquente.

L’anziano medico capì. Le prese la mano, le fece un sorriso. Poco dopo andò in bagno, si sistemò il camice, vi introdusse una penna di gran pregio e si ravviò i capelli. Indi andò a parlare con il signor GiovanLuigi.

-Caro signore, iniziò porgendogli la mano con vigore, le porto ottime notizie. Sua moglie se l’è cavata bene, considerando la brutta caduta ed il forte colpo che ha preso. Confermiamo la frattura composta della caviglia, guaribile in venti giorni salvo complicazioni, e confermiamo che al momento non sembrano esserci lesioni alla testa. Fra poco alla signora verrà fatto il gesso e…

-Allora, intervenne gongolante GiovanLuigi, allora a quanto mi dice, dottore, mia moglie potrà venire a passare il Natale in famiglia, vero?

Il medico lo guardò severamente e gli fece un cenno d’attesa con la mano.

-Vede, capisco la sua impazienza, e, mi creda, mi rendo conto che oggi è il ventiquattro dicembre, ma…Si interruppe un attimo, fece la faccia contrita, poi riprese.

-Ma la salute di sua moglie per noi è la cosa più importante, e del resto dobbiamo seguire il protocollo. Sua moglie sta bene, ma deve stare sotto controllo per un giorno. Il colpo è stato troppo forte, non possiamo rischiare di…

-Ma… Ma… interruppe ancora GiovanLuigi, che avrebbe voluto dire domani dobbiamo andare a pranzo dai miei, un sacco di gente, c’è da fare il panettone, bla bla bla, c’erano gli amici da salutare, ma stette zitto, e una certa tristezza lo prese. Si sentiva sperso, poiché si ritrovava senza quella moglie a cui dire cosa fare…

-E’ sicuro, dottore? tentò ancora, magari parlando con il primario…

Questa volta il medico si risentì, od almeno fece finta.

-Caro signore, mi stupisce ciò che lei dice, pensa che io agisca in discordanza con quanto le direbbe il primario, o che non mi sia consultato con lui…Comunque se crede di ottenere qualcosa, e se non ha capito che si tratta di una precauzione necessaria per la salute di sua moglie, faccia pure, prego, disse indicando il corridoio, troverà il primario in fondo a destra, ma faccia presto perché se ne sta andando. E’ vigilia anche per lui.

GiovanLuigi allora farfugliò deboli scuse.

L’altro gli disse di aspettare un attimo. Arrivò dopo poco con un grosso cappello sgualcito, con vistosi segni di pneumatici d’automobile.

-Deve essere di sua moglie, l’hanno trovato per terra accanto a lei.

Detto ciò se ne andò, senza augurare Buon Natale, perché gli sembrava una frase grottesca.

GiovanLuigi restò per un po’ lì a guardare il cappello.

Poi lo prese, uscì, passò per il giardino buio dell’ospedale, e se ne andò a casa per la città ormai deserta.

Lucia attendeva, lo sguardo alla porta scura, avvolta dalle luci azzurre e dalla penombra bianca.

Con suo stupore, nessun senso di colpa la torturava. Forse era il dolore, quello fisico, lancinante, forse era il fresco ricordo della giornata, forse era la caduta, il punto fatale toccato, quello fondo più fondo.

Il medico entrò, e la guardò in silenzio, un sorriso furbetto.

-Tutto bene?, chiese lei.

-E’ stata dura, ma alla fine ha capitolato. A volte le regole ospedaliere servono a qualcosa. Chi l’avrebbe mai detto?

-Vede, dottore, iniziò Lucia, io le vorrei spiegare bene perché le ho chiesto questo, perché non le vorrei sembrare…

Il medico la fermò subito.

-No, no, non mi sembra proprio niente, non mi deve nessuna spiegazione, in fondo io ho semplicemente applicato il regolamento. Botta in testa, sotto osservazione.

-Sì, sì, ma…

-Ho capito, disse allora lui, guardandola con complicità. Vuole vuotare il sacco. Beh, se vuole allora è diverso. Del resto abbiamo un bel po’ di tempo. Là fuori ora pensano ad altro che farsi male o ammalarsi. Sono tutti troppo impegnati. Se lei l’ha fatto senz’altro ha avuto davvero un buon motivo.

Allora Lucia iniziò a parlare, disse cose che aveva dentro da tanto, cose che non sapeva di avere, parlò della sua vita e di quella interminabile vigilia, dentro ad una piccola stanza d’ospedale, ad un medico che aveva l’età di suo padre.

Alla fine le sembrava tutto più chiaro. E ringraziò il medico.

-Adesso si deve riposare davvero. Le auguro una buona notte. Per il resto, da quel che mi ha detto lei sa già che cosa fare. Tanti, tanti auguri.

-Auguri anche a lei.

-Di buon Natale?

-Neanche per sogno, disse Lucia ridendo.

Si preparò per la notte, e si sentiva davvero tranquilla.

La frenesia della giornata le sembrava lontana anni luce, e ne vedeva tutta l’assurdità.

Prese il cellulare per chiuderlo e vide che c’era un nuovo messaggio.

Era di Davide, le mandava gli auguri.

Dopo un attimo di esitazione lo chiuse, sorridendo, e si rannicchiò nel letto, abbandonandosi fra quelle lenzuola bianche.

Per rispondere, se lo voleva, c’era tempo, davvero molto tempo.

Ora Lucia desiderava soltanto dormire.

Fine

UN’ARTISTA A SETTIMANA – CORRADO CACCIAGUERRA

Quarto appuntamento con la serie “Un’artista a settimana” creato online dalla Gallery Malocello di Varazze, sede dell’Associazione Artisti Varazzesi.

La serie prosegue in ordine alfabetico, oggi è la volta di Corrado Cacciaguerra, scultore e intagliatore. Fin da piccolo Cacciaguerra si è dedicato alla creazione di oggetti originali in legno. Nato a Piazza al Serchio, in Provincia di Lucca e trasferitosi in Liguria negli anni Settanta, ha preso dalle sue radici contadine la passione per le attività manuali e le atmosfere fiabesche e leggendarie.

A partire dagli anni Novanta fa parte del Gruppo Artisti Varazzesi, dove risiede e dove ha trovato un humus favorevole allo sviluppo della sua vena artistica. Da anni espone regolarmente in una saletta del centro storico, ma ha esposto in numerose mostre personali e collettive in tutta Italia.

Cacciaguerra si dedica anche alla scultura del bronzo e del marmo ed è mosso da una grande passione per le forme, che si ricavano dalla lavorazione del legno, in particolare quello di ulivo, albero che da sempre è il simbolo della longevità e della tenacia.

Le figure umane e i volti sono i suoi soggetti preferiti, ma anche i busti di donna dai lunghi colli e dalle labbra rigonfie che ricordano l’arte africana e il grande Amedeo Modigliani.

NOVI LIGURE, SCISSIONE NELLA MAGGIORANZA NASCE “SOLO NOVI”

Una scissione nel Consiglio Comunale di Novi Ligure, dopo le vicende relative alla consulta dello sport, con i problemi creati e il malumore di alcuni esponenti della maggioranza, è nato un nuovo gruppo.

Si chiama “Solo Novi” il nuovo gruppo consigliare che ha come capofila Marco Bertoli, ex Lega e vede insieme a lui Francesco Bonvini e Cristina Sabbadin, anch’essi fuoriusciti dal gruppo del Carroccio, con una scissione interna ufficializzata.

Da tempo i tre consiglieri comunali dissidenti avevano espresso dei malumori all’interno della maggioranza di centrodestra che amministra il Comune di Novi Ligure, in particolare le questioni legate alla gestione degli impianti sportivi e all’allontanamento di Costanzo Cuccuru, ex assessore allo sport. Queste questioni, insieme al voto sull’aumento dell’Imu, hanno definitivamente incrinato dei rapporti già tesi.

Il consigliere Marco Bertoli ha dichiarato ai giornali “Voteremo di volta in volta secondo coscienza, rispondendo solo ai novesi e non a logiche di partito”.

PIANO DI INVESTIMENTO DI NOVE MILIONI PER LA STORICA FERROVIA GENOVA-CASELLA

Buone notizie per quanto riguarda la Ferrovia Genova-Casella, la Giunta Regionale della Liguria ha infatti approvato oggi una delibera per un piano di investimenti quinquennale fino al 2025, di circa nove milioni di Euro per la storica ferrovia.

Il consigliere regionale Alessandro Piana, presidente della Commissione Attività Produttive ha spiegato che da anni la Regione si è mobilitata per cercare di potenziare questa storica tratta ferroviaria, che non ha solamente finalità turistiche ma è fondamentale per i collegamenti tra la Valle Scrivia e la città di Genova.

Con i nuovi investimenti la Ferrovia Genova-Casella potrà sviluppare l’economia turistica dell’entroterra genovese e soprattutto della Valle Scrivia, realtà che conta diverse aziende ed è anche ricca di prodotti tipici e luoghi di interesse storico, artistico e con un bellissimo territorio dal punto di vista paesaggistico, inserita nell’area protetta del Parco dell’Antola.

INSTALLA LA PARETE DEGLI ABBRACCI A VILLA COSTALTA DI MELE

La casa di riposo Villa Costalta di Mele installerà, tra le primissime in Liguria a farlo, nei prossimi giorni la “Stanza degli abbracci”, per permettere, in questo periodo in cui, a causa dell’epidemia da Covid19, gli incontri tra gli anziani e i parenti non sono possibili, a figli, nipoti e famigliari delle persone ospiti nella residenza di poter abbracciare e chiacchierare con i propri anziani.

La Stanza degli abbracci è una tenda in plexiglass speciale, questa plastica non si opacizza quando viene disinfettata con le soluzioni alcoliche, che permette visite in completa sicurezza, ma, soprattutto, di recuperare il contatto umano, fondamentale per gli anziani.

Villa Costalta è un’eccellenza locale per quanto riguarda gli anziani, nella scorsa estate ha organizzato un progetto di pet therapy con cani, gatti e conigli che è stato particolarmente gradito dagli anziani e che ha fatto anche riscontrare sensibili miglioramenti nello stato di salute psicofisico degli ospiti.

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