LA CUCINA ITALIANA SI CANDIDA A DIVENTARE PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITA’

La cucina italiana si candida ufficialmente a diventare Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, l’iniziativa è partita a luglio dell’anno scorso grazie all’idea del mensile di gastronomia più diffuso in Italia, “Cucina Italiana”, tramite la sua direttrice Maddalena Fossati Dondero.

La cucina italiana sarebbe la seconda al mondo ad ottenere questo riconoscimento, che qualche anno fa è stato riconosciuto alla cucina francese. Dal 2010 inoltre la “Dieta Mediterranea” è Patrimonio dell’Unesco in quanto rappresentativa sia dell’insieme di alimenti che, soprattutto, base dei costumi sociali e delle festività delle comunità che compongono il bacino del Mediterraneo.

Il progetto del riconoscimento della cucina italiana quale Patrimonio dell’Umanità è capeggiato dallo chef Massimo Bottura, uno dei più importanti cuochi a livello mondiale, classificatosi per ben due volte con la sua Osteria Francescana di Modena al primo posto al mondo del The World’s 50 Best Restaurants.

Lo chef Massimo Bottura spiega al quotidiano Il Resto del Carlino che la candidatura è sacrosanta, in quanto l’Italia è molto di più che la Dieta Mediterranea, grazie alla varietà di microclimi sul territorio che garantiscono un viaggio nei sapori senza uguali al mondo, la nostra, ha spiegato Bottura, è una cucina semplice dove gli ingredienti si toccano senza essere stravolti.

La candidatura è promossa oltre che dal mensile “Cucina Italiana” e dallo chef Massimo Bottura da: Alberto Capatti (Institut Européen d’Histoire de l’Alimentation), Giovanna Frosini (Accademia della Crusca), Massimo Montanari (docente di Storia dell’Alimentazione), Laila Tentoni (presidente di Casa Artusi), Luisa Bocchietto (designer), Roberta Garibaldi (presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico), Paolo Petroni (presidente dell’Accademia Italiana della Cucina), Vincenzo Santoro (dipartimento Turismo e Cultura Anci), Luca Serianni (Museo della Lingua Italiana di Firenze), Vito Teti (antropologo) e Leandro Ventura (Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale).

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