ARQUATA SCRIVIA E LE EPIDEMIE NELLA STORIA – SECONDA PARTE

Seconda e ultima parte del lavoro di ricerca dello storico arquatese Antonio Allegro sulle epidemie nel territorio di Arquata Scrivia, dall’antichità fino alla seconda metà del XX secolo. Qui potete leggere la prima parte: https://limonte.news/2020/11/30/arquata-scrivia-e-le-epidemie-nei-secoli-prima-parte/

C’è da constatare che sovente queste epidemie erano favorite dalla stagione calda, come si riscontra per il 1656, e la grave epidemia di colera scoppiata nel 1854-55.

Infatti nel 1817 una nuova malattia si sviluppa in India che incute paura, è “cholera morbus”, il quale , agevolato dai moderni e più veloci mezzi di trasporto nella prima rivoluzione industriale, invade l’Europa nei primi anni ’30 e giunge in Italia nel 1835, nel mese di agosto a Genova. Questa fu la prima ondata, molti centri abitati della zona rimasero infestati dal colera. Ad Arquata nel periodo da agosto a novembre si contarono solo 10 casi di morte per questa nuova pestilenza.

Il 4 dicembre 1836 la nostra Confraternita effettuò una processione al santuario di Montaldero con messa cantata per ringraziare l’avvenuta liberazione dal colera.  Ma ben più grave fu la seconda ondata di questo morbo che giunge nel 1854, dichiarata l’emergenza sanitaria più grave del secolo. Ad Arquata, il morbo arrivò sempre da Genova e il primo decesso per il colera avvenne il 1° agosto di quell’anno.Si continuerà questa conta per tre mesi, fino alla fine di ottobre, causando 77 vittime adulte e 8 bambini sotto i 9 anni. Nell’anno successivo un colpo di coda di questo morbo provoca altre 10 vittime negli stessi tre mesi dell’anno precedente. Lacappella della Natività della Madonna nella borgata La Costa di Rigoroso fu costruita nel secolo XIX dalla popolazione in ringraziamento per lo scampato pericolo dal colera;

Nel marzo 1918, durante l’ultimo periodo della Prima Guerra Mondiale, furono registrati i primi casi di influenza spagnola. Fu battezzata così perché in Spagna, rimasta neutrale nella Grande Guerra, le informazioni sulla pandemia circolavano liberamente senza censura, a differenza di tutti gli altri paesi coinvolti nel conflitto. Questo ceppo pericoloso del virus dell’influenza si diffuse in tutto il mondo simultaneamente agli spostamenti delle truppe sui fronti europei relativi agli eventi bellici connessi alla Prima Guerra Mondiale. Le particolari circostanze di guerra, scarsa igiene, ospedali da campo sovraffollati e malnutrizione contribuirono ad una superinfezione batterica che uccise gran parte degli ammalati, in genere dopo un periodo prolungato di degenza. Si stima che il tasso di mortalità globale fu tra il 10 e il 20% degli infetti, mentre in tutto il mondo siano morti oltre 50 milioni di persone, su 2 miliardi del totale della popolazione, quindi una delle più catastrofiche pandemie in tutta la storia dell’uomo. Anche il nostro paese venne colpito dall’influenza Spagnola, tenendo anche conto che in quel periodo erano stanziati nel territorio di Arquata mediamente 30.000 militari inglesi. Di questi soldati, 94 riposano nel cimitero realizzato appositamente per loro, la maggior parte di questi caduti sono morti a causa dell’influenza Spagnola. Nel lato verso Via del Vapore del cimitero comunale vi era anche un campo con 62 tombe di altrettanti soldati austro-ungarici, prigionieri degli inglesi, anche loro quasi tutti periti per la stessa influenza. Nel periodo di questa epidemia non sono specificati i morti per questa causa nell’archivio parrocchiale, per poter stabilire quanti erano, ma si rileva che i decessi sono più che raddoppiati a fine 1918. In quegli anni morivano dalle 2 alle 6-7 persona di media al mese, ma a settembre di quell’anno aumentarono con 9 decessi, con un gran balzo di ben 28 nel mese di ottobre, poi diminuirono a 13 in novembre, scendendo a 7 in dicembre per poi risalire a 16 decessi a gennaio 1919, e stabilirsi definitivamente sui 4-5-6 al mese. Si può quindi affermare che per quella influenza Spagnola siano morti ad Arquata circa 50 persone in quel semestre.

Originato nella penisola di Yunan, in Cina, il virus influenzale “asiatica”di origine aviaria comparve nel 1957 e nel tempo di un anno si diffuse in tutto il pianeta. Sebbene i progressi medici in rapporto alla pandemia dell’influenza spagnola abbiano concorso a frenare l’avanzata del virus, questa pandemia ha registrato due milioni di morti in tutto il mondo. Questi risultati meno catastrofici della febbre Spagnola derivarono anche dalla creazione nel 1948 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che progettava ogni anno un vaccino destinato a mitigare gli effetti delle mutazioni influenzali. A questa paurosa influenza non si sottrasse il nostro paese che vide mettere a letto una buona parte della popolazione, con la scomparsa di parecchie persone che avevano già purtroppo altre importanti patologie, come succede attualmente per questa odierna pandemia.

Erano trascorsi solo dieci anni dopo aver superato l’ultima grande pandemia influenzale, apparve, ancora una volta in Asia, l‘influenza di Hong Kong. Una variazione di un virus influenzale fu registrata in questa città nel 1968 e si diffuse in tutto il mondo con un modello molto simile a quello dell’influenza asiatica. I soldati americani al ritorno dal Vietnam la portano negli Stati Uniti e da lì in Europa. Questa terribile influenza di Hong Kong, nota anche come “influenza spaziale”, ma in gran parte dimenticata, flagellò il globo provocando oltre 1 milione di morti. In Italia provocò circa 20.000 vittime

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