I RACCONTI DI MARINA SALUCCI – VIGILIA (SETTIMA E ULTIMA PUNTATA)

Settima e ultima puntata del racconto di Marina Salucci “Vigilia”, incentrato sul Natale e su una critica al consumismo sfrenato di questi anni.

Prima parte: https://limonte.news/2020/10/19/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-prima-puntata/

Seconda parte: https://limonte.news/2020/10/25/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-seconda-puntata/

Terza parte: https://limonte.news/2020/11/01/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-terza-puntata/

Quarta parte: https://limonte.news/2020/11/07/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-quarta-puntata/

Quinta parte: https://limonte.news/2020/11/15/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-quinta-puntata/

Sesta parte: https://limonte.news/2020/11/21/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-sesta-puntata/

Lei ha fatto il salto in alto nel posto sbagliato, disse simpaticamente il medico. Ma non si preoccupi. Se l’è cavata bene. Ha una frattura alla caviglia, roba da poco, una ventina di giorni di gesso. Poi qualche contusione. .

-La testa come va? Chiese Lucia.

-Pare bene, dalle radiografie, anche se non vedere un cane di quelle dimensioni…Rise ancora, poi aggiunse:- Del resto, a Natale capita di tutto…

-A Natale, e anche la vigilia, disse Lucia con lo sguardo perso nel vuoto.

-Sa, signora, la interruppe l’anziano medico, dovremmo tenerla un giorno in osservazione, questa sarebbe la prassi normale, ma visto che è Natale, che le condizioni sembrano buone, se lei firma, dopo il gesso, può pure, uscire…Sa, di là c’è suo marito che sta scalpitando. Gli abbiamo già detto che in rianimazione non si può entrare, di andare e ritornare poi, ma continua ad insistere.

-Mio marito…disse Lucia cercando di vedere qualcosa.

-E i miei genitori?

-Sono venuti, sono venuti subito, ho permesso loro di guardarla dal vetro, ma ho detto che lei aveva bisogno di stare tranquilla, e loro se ne sono andati. Torneranno dopo. Invece suo marito…

Il dottore si fermò. Pareva un po’ contrariato.

-Invece mio marito? Chiese Lucia.

-Beh, signora, ha voluto vedere ogni referto chiedendo mille spiegazioni, ha insistito oltremodo per entrare qui dentro, in rianimazione, ed è dovuto intervenire il primario, continuava a dire che è la vigilia di Natale, che lui ha diritto di vedere sua moglie, e che se le cose stanno come abbiamo detto non vede perché lei questa sera non possa uscire. Mi creda che abbiamo avuto un bel da fare…

-Ah, disse Lucia.

-E’ per questo che le dicevo che, volendo, se firma, e se suo marito si impegna ad accompagnarla, cosa di cui non dubito…

-Volendo, pensò Lucia, volendo poteva andare a casa, attendere e celebrare il Natale con riti vuoti, saziarsi di un cibo che non le piaceva, volendo poteva.

Ma era certa che non voleva.

-Volendo, disse al medico.

Questi la guardò un po’ per capire meglio.

-Dunque, dottore, lei se non sbaglio mi ha detto che io dovrei stare in osservazione per un giorno, che questa è la prassi, e dunque sarebbe anche la cosa più saggia per la mia salute, non è vero?

Il dottore la guardava sorpreso.

-Sì, sì, indubbiamente, è che a Natale, per l’insistenza della gente, di solito si chiude un occhio, naturalmente se i casi non sono gravi…

-Dottore, cominciò Lucia, e sembrava che pregasse, non chiuda un occhio. Faccia quello che deve fare.

E la sua espressione era davvero eloquente.

L’anziano medico capì. Le prese la mano, le fece un sorriso. Poco dopo andò in bagno, si sistemò il camice, vi introdusse una penna di gran pregio e si ravviò i capelli. Indi andò a parlare con il signor GiovanLuigi.

-Caro signore, iniziò porgendogli la mano con vigore, le porto ottime notizie. Sua moglie se l’è cavata bene, considerando la brutta caduta ed il forte colpo che ha preso. Confermiamo la frattura composta della caviglia, guaribile in venti giorni salvo complicazioni, e confermiamo che al momento non sembrano esserci lesioni alla testa. Fra poco alla signora verrà fatto il gesso e…

-Allora, intervenne gongolante GiovanLuigi, allora a quanto mi dice, dottore, mia moglie potrà venire a passare il Natale in famiglia, vero?

Il medico lo guardò severamente e gli fece un cenno d’attesa con la mano.

-Vede, capisco la sua impazienza, e, mi creda, mi rendo conto che oggi è il ventiquattro dicembre, ma…Si interruppe un attimo, fece la faccia contrita, poi riprese.

-Ma la salute di sua moglie per noi è la cosa più importante, e del resto dobbiamo seguire il protocollo. Sua moglie sta bene, ma deve stare sotto controllo per un giorno. Il colpo è stato troppo forte, non possiamo rischiare di…

-Ma… Ma… interruppe ancora GiovanLuigi, che avrebbe voluto dire domani dobbiamo andare a pranzo dai miei, un sacco di gente, c’è da fare il panettone, bla bla bla, c’erano gli amici da salutare, ma stette zitto, e una certa tristezza lo prese. Si sentiva sperso, poiché si ritrovava senza quella moglie a cui dire cosa fare…

-E’ sicuro, dottore? tentò ancora, magari parlando con il primario…

Questa volta il medico si risentì, od almeno fece finta.

-Caro signore, mi stupisce ciò che lei dice, pensa che io agisca in discordanza con quanto le direbbe il primario, o che non mi sia consultato con lui…Comunque se crede di ottenere qualcosa, e se non ha capito che si tratta di una precauzione necessaria per la salute di sua moglie, faccia pure, prego, disse indicando il corridoio, troverà il primario in fondo a destra, ma faccia presto perché se ne sta andando. E’ vigilia anche per lui.

GiovanLuigi allora farfugliò deboli scuse.

L’altro gli disse di aspettare un attimo. Arrivò dopo poco con un grosso cappello sgualcito, con vistosi segni di pneumatici d’automobile.

-Deve essere di sua moglie, l’hanno trovato per terra accanto a lei.

Detto ciò se ne andò, senza augurare Buon Natale, perché gli sembrava una frase grottesca.

GiovanLuigi restò per un po’ lì a guardare il cappello.

Poi lo prese, uscì, passò per il giardino buio dell’ospedale, e se ne andò a casa per la città ormai deserta.

Lucia attendeva, lo sguardo alla porta scura, avvolta dalle luci azzurre e dalla penombra bianca.

Con suo stupore, nessun senso di colpa la torturava. Forse era il dolore, quello fisico, lancinante, forse era il fresco ricordo della giornata, forse era la caduta, il punto fatale toccato, quello fondo più fondo.

Il medico entrò, e la guardò in silenzio, un sorriso furbetto.

-Tutto bene?, chiese lei.

-E’ stata dura, ma alla fine ha capitolato. A volte le regole ospedaliere servono a qualcosa. Chi l’avrebbe mai detto?

-Vede, dottore, iniziò Lucia, io le vorrei spiegare bene perché le ho chiesto questo, perché non le vorrei sembrare…

Il medico la fermò subito.

-No, no, non mi sembra proprio niente, non mi deve nessuna spiegazione, in fondo io ho semplicemente applicato il regolamento. Botta in testa, sotto osservazione.

-Sì, sì, ma…

-Ho capito, disse allora lui, guardandola con complicità. Vuole vuotare il sacco. Beh, se vuole allora è diverso. Del resto abbiamo un bel po’ di tempo. Là fuori ora pensano ad altro che farsi male o ammalarsi. Sono tutti troppo impegnati. Se lei l’ha fatto senz’altro ha avuto davvero un buon motivo.

Allora Lucia iniziò a parlare, disse cose che aveva dentro da tanto, cose che non sapeva di avere, parlò della sua vita e di quella interminabile vigilia, dentro ad una piccola stanza d’ospedale, ad un medico che aveva l’età di suo padre.

Alla fine le sembrava tutto più chiaro. E ringraziò il medico.

-Adesso si deve riposare davvero. Le auguro una buona notte. Per il resto, da quel che mi ha detto lei sa già che cosa fare. Tanti, tanti auguri.

-Auguri anche a lei.

-Di buon Natale?

-Neanche per sogno, disse Lucia ridendo.

Si preparò per la notte, e si sentiva davvero tranquilla.

La frenesia della giornata le sembrava lontana anni luce, e ne vedeva tutta l’assurdità.

Prese il cellulare per chiuderlo e vide che c’era un nuovo messaggio.

Era di Davide, le mandava gli auguri.

Dopo un attimo di esitazione lo chiuse, sorridendo, e si rannicchiò nel letto, abbandonandosi fra quelle lenzuola bianche.

Per rispondere, se lo voleva, c’era tempo, davvero molto tempo.

Ora Lucia desiderava soltanto dormire.

Fine

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