BARBERA D’ASTI DOCG, UN VINO IN CONTINUA CRESCITA

Prosegue la crescita della produzione del Barbera d’Asti Docg, che ha registrato un 28% in più nel corso degli ultimi cinque anni, secondo i dati della ricerca della Fondazione Qualivita.

Una serie di valori economici e produttivi importanti e in crescita, che proiettano questa denominazione dalla storia antica e il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato direttamente nel futuro.

Il valore della produzione del Barbera d’Asti lo scorso anno si è attestato a 21 milioni di Euro, con il lavoro di oltre tremila operatori delle Province di Asti e Alessandria, con una crescita come detto prima del 28% nel corso di cinque anni, una buona progressione dei prezzi e una buona tenuta dei mercati nazionali ed esteri. Il prezzo ha visto una variazione del 44% per la Barbera d’Asti Docg, a fronte di un incremento medio per il prezzo dei vini italiani Doc e Docg pari al 27% nel corso dei cinque anni.

La Fondazione Qualivita ha evidenziato anche le buone pratiche che hanno portato al percorso di crescita della Docg e del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, valutando quattro pulastri fondamentali: la comunità ovvero il capitale sociale produttivo, il valore, il capitale sociale di mercato, la sintesi prospettica del capitale sociale produttivo e di mercato e l’identità con la condivisione del valore, ovvero il capitale sociale ambientale.

Un patrimonio relazionale che combina risorse e competenze dei soci e che, di conseguenza, rende più efficace e efficiente la produzione di valore e lo sviluppo comune. Da segnalare il progetto Barbera 2.0, condotto dall’Università degli Studi di Torino, per creare una mappa sensoriale della Barbera d’Asti Docg, attraverso l’analisi delle aree di produzione e delle caratteristiche chimico fisiche e sensoriali del vino e l’azione legale internazionale per la registrazione della Barbera d’Asti Docg nel mercato cinese a tutela dei veri produttori locali.

“Il Consorzio – ha dichiarato a La Repubblica Filippo Mobrici, presidente del Consorzio di Tutela della Barbera, Vini d’Asti e del Monferrato – con le sue 13 denominazioni può essere considerato il cuore unitario di un territorio unico e ricco di unicità enologiche, paesaggistiche e culturali, dal 2014 Patrimonio dell’Umanità Unesco. Uno scenario che rappresenta circa il 30% della superficie vitata a Denominazione del Piemonte, dove convergono lavoro, cultura e occupazione. Nasce da questa consapevolezza la volontà di investire in un progetto di ricerca che, a cominciare dalla Barbera d’Asti Docg, prodotto di massima identità in termini economici e di immagini, arrivi a tracciare un quadro analitico circostanziato del Monferrato del vino; un lavoro che metta in evidenza le attività e i numeri del Consorzio e le prospettive dei nostri vini, importanti e blasonati ambasciatori del made in Italy nel mondo”.

Infine Mauro Rosati, direttore generale di Fondazione Qualivita, ha fatto presente di come la ricerca abbia confermato, anche in un periodo di crisi come quello attuale, i Consorzi di tutela quale strumenti di organizzazione e sviluppo che permettono di trovare soluzioni di crescita significative per tutto il territorio: “Per analizzare questi processi – spiega a La Repubblica – abbiamo elaborato un modello di ricerca originale, basato su dati primari e secondari, indirizzato a cercare sia i dati economici che le altre dimensioni valoriali delle filiere legate alla zona di origine. Turismo, sviluppo rurale, coesione sociale, sostenibilità ambientale sono solo alcuni degli ambiti in cui la Barbera d’Asti Docg ed in generale tutte le Indicazioni Geografiche più evolute riescono ad affermare dinamiche positive per i produttori e per un intero territorio”.

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