LA PIETRA ARENARIA DI COSTAMONTADA, INTERVISTA CON EDOARDO MORGAVI

E’ in uscita l’ultima fatica letteraria di Edoardo Morgavi, storico e archeologo arquatese : “LA PIETRA DI MONTALDERO” STORIA DI UN TERRITORIO . Lo abbiamo incontrato.

“Gli scalpellini in copertina sono arquatesi”?

“E’ l’unica fotografia esistente degli scalpellini arquatesi, appartenenti a diverse famiglie, l’industria di allora, per diversi secoli fino all’ultimo conflitto mondiale, a partire dai Romani che hanno costruito Libarna. Gli storici non sapevano delle cave di Arquata e si chiedevano da dove venisse quella pietra grigia più compatta di quella di Serravalle, friabile e gialla”

“Quale la molla che ha fatto scattare l’interesse per questa pietra”?

“Sono state diverse pubblicazioni riportanti notizie non pertinenti sulla pietra arenaria di Arquata. Ho pensato di dare la giusta testimonianza dell’entità e dell’origine di questa pietra. Le mie ricerche si sono allargate verso tutto ciò che è stato costruito nel mio paese e nei dintorni, utilizzando proprio la pietra arenaria. Per documentare ho fotografato le costruzioni, che ho inserito nel testo. Sono 360 fotografie a colori e in bianco e nero”.

“Ci parli delle sue ricerche”

“Ho proceduto secondo un ordine cronologico, incominciano da Libarna, poi il Castello medioevale, il Borgo e così via. Le fotografie sono integrate da cartine topografiche in cui ho evidenziato le zone di estrazione della pietra e le strade per portare il materiale a valle”.

“Torniamo ai Romani”

“Ho individuato la zona di maggiore estrazione proprio dove sorge il Santuario di Montaldero, costruito nella vecchia cava. Ancora oggi si nota lo strato tagliato per l’estrazione, nel punto in cui sorge il santuario di Montaldero, uno dei più spessi della zona, perché ai Romani la pietra serviva per grossi lavori. Ho identificato anche la strada che i Romani hanno costruito per portare materiale a Libarna ( Via Carrara, in dialetto Carea che significa movimento carri).In una delle più antiche cartine (Atlante B del cartografo G.B.Passarotti del 1648 esisteva già questa strada che conduce nella zona della cava, denominata “strada vecchia” a catasto. Questa è una testimonianza molto importante”.

“ Ci sono altre testimonianze rilevanti”?

“Certo, la ricostruzione attestata della Collegiata di Novi Ligure. Un documento del 1675 trovato nell’archivio parrocchiale di Novi Ligure, afferma il trasporto di 12 colonne provenienti da Arquata che servivano per la ricostruzione della collegiata di Novi, completata con portali e capitelli, sempre in arenaria.

“So che ha anche scoperto l’ approvvigionamento idrico di Palazzo Spinola”

“Facendo ricerche sul complesso idrico dell’attuale sede del Comune ho scoperto che la cisterna in pietra era collegata idrica mente a un tunnel argine della sorgente che riforniva la cisterna stessa. Attrezzato di torce in mano e sulla fronte ho notato che la galleria ha due diramazioni, una a sinistra che si protrae per 17 metri, dove una serie di fori ha permesso di seguire la sorgente, e l’altra ho capito che serviva per alimentare la cisterna”.

“Ci parli del suo libro”

“E’ diviso in 17 capitoli che seguono l’ordine cronologico. L’ultimo comprende 13 disegni corredati da spiegazione per fornire ai lettori una spiegazione sulla lavorazione della pietra con vari metodi e sulle varietà esistenti all’interno di una gamma di molti strumenti. La lavorazione della pietra avveniva sul posto, perché si poteva rompere durante il trasporto. Io stesso ho trovato resti rotti di lavoro. La pietra di Montaldero aveva tre colori: azzurrino, grigio e rosa. Il primo era il più duro e con questa facevano le mole per le roncole o per dare filo ai coltelli o alle lame”.

CHI E’ EDOARDO MORGAVI

Nasce a Arquata nel 1946, è appassionato di natura di cui è profondo conoscitore e di storia, soprattutto locale, a cui dedica la sua produzione letteraria. I tasselli mancanti della storia locale sono stati tutto coperti, fino alla recente ultima produzione, (LA PIETRA ARENARIA DI COSTAMONTADA), in edicola verso la fine del 2020. In ordine cronologico le sue fatiche letterarie: 1°JUNIOR JACK TRICOLORE IN VALLESCRIVIA, esposto a Londra al National Army Museum 2°SANTO BERTELLI, PITTORE DI ARQUATA, 3°TRACCE DI STRADE ANTICHE TRA LA VALLE SCRIVIA E LA VAL LEMME. Si autodefinisce un ricercatore, parte dalle fonti e ricostruisce il passato, realizzando foto e disegni che possono lasciare una testimonianza. Si tratta di archeologia ambientale perché individua le culture del passato e la classificazione delle stesse sulla base di dove e quando siano esistite e sviluppate. Il suo è un metodo interdisciplinare, parte dalla ricerca storica fondata sullo studio delle testimonianze materiali, ( e qui è anche di aiuto agli archeologi che studiano l’Antica Libarna) per analizzare i rapporti tra società umane e contesto ambientale. Edoardo Morgavi che definirei “il Giacobbo arquatese” è un ricercatore che, partendo dalla storia rurale e dal patrimonio culturale locale, predilige un metodo d’indagine che dall’oggi si spinge il più possibile indietro nel tempo. In questo senso è di aiuto agli archeologi nella loro opera di ricostruzione del passato.

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