I RACCONTI DI MARINA SALUCCI – VIGILIA (QUARTA PUNTATA)

Quarta puntata del racconto di Marina Salucci “Vigilia”, incentrato sul Natale e su una critica al consumismo sfrenato di questi anni.

Prima parte: https://limonte.news/2020/10/19/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-prima-puntata/

Seconda parte: https://limonte.news/2020/10/25/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-seconda-puntata/

Terza parte: https://limonte.news/2020/11/01/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-terza-puntata/

Il negozio Ceramica 2000 era un grande emporio dalla linea moderna, appena fuori dal centro, che offriva a una clientela decisamente facoltosa, ceramiche che arrivavano da ogni parte del mondo.

Dotato di enormi magazzini e grande parcheggio, occupava tutto l’isolato. Prima di Natale il comune mandava la polizia municipale in zona a cercare di districare in qualche modo il traffico, e sebbene la gente malignasse che il traffico s’intasava ancora di più, quei poverini ce la mettevano tutta per smatassare quelle auto in preda all’isteria.

Lucia si trovò faccia a faccia con il vigile, che si prodigava in vistosi gesti del braccio. Un mare di macchine davanti a lei la separavano dall’entrata del negozio.

-Se proprio vuole arrivare là, disse il vigile, aspetti con santa pazienza, fra un po’ molti se ne andranno a mangiare.

Qualcuno dalle macchine dietro si mise ad imprecare, qualcuno tornò indietro per dirigersi in altri negozi della città, qualcuno andò a mangiare prima del tempo.

Lucia rimase lì ferma a guardare e a pensare. Il vento sibilava fuori dall’auto e il cielo splendeva a più non posso. La luna non c’era più, il sole del solstizio sfolgorava di luce. Lucia pensava e guardava. Quel mare di lamiere luccicanti di sole, la gente che gesticolava, quella che usciva con i lustrini e la faccia tesa, che senso aveva tutto ciò, che senso aveva? Poi, alle macchine si sovrappose l’immagine di Davide che diceva:-Sei davvero felice?

Non sapeva trovare un senso, e si sentiva vuota e trasportata da quel vento, accecata da quel sole freddo, da quel frenetico andare…

Fu il clacson della macchina dietro a riportarla davanti alle Ceramiche 2000 nel giorno della vigilia di Natale. Davanti a lei la strada s’era fatta quasi vuota, ma la sua auto era rimasta ferma. Lucia fece un vago gesto di scuse all’automobilista dietro, ed avanzò a cercare un parcheggio. Poi scese.

L’accolse una signorina elegante e gentile, che diventò ancora più gentile quando Lucia pronunciò il cognome di GiovanLuigi. Cominciò a consigliarla sul regalo adeguato per i suoceri e la condusse verso il reparto delle ceramiche danesi, dicendole che la famiglia di GiovanLuigi si serviva da loro da quando avevano aperto e che conosceva bene i loro gusti. Erano arrivati giusto dei pezzi nuovi, che a suo parere erano perfetti.

Il negozio aveva grandi vetrate limpide, che separavano i reparti ed esaltavano la brillantezza dei pezzi rari. Il sole saliva. Un raggio scappò fin lì, e andò a sfavillare su una ceramica fiorentina smagliante di colori, provvida di girasoli accesi di luce.

-Che bella! Disse Lucia e si volse verso la signorina.

-Bellissima, replicò lei, ma non credo che incontri pienamente il gusto della signora…

Lucia si fermò e guardò quel piatto grande e, coloratissimo, e decise che al reparto danese non sarebbe andata. Ogni anno la solita ceramica con i soliti colori, ogni anno la solita vigilia, il solito Natale, i soliti auguri.

Disse alla signorina che quel pezzo le piaceva e che avrebbe regalato quello. La signorina, visibilmente perplessa, incominciò a dare istruzioni per l’imballaggio, quando un concerto acuto fece vibrare l’aria di vetro. Era il cellulare di Lucia. Ed era GiovanLuigi.

-Buona vigilia di Natale, amore. Allora, com’è andata con il tuo amico, che cosa avete fatto? Lucia, rispose dicendo che era alle Ceramiche 2000 ed allora GiovanLuigi le chiese se aveva comprato quel vaso danese che…

-Ceramiche fiorentine? Ma amore, che cosa dici, alla mamma non piacciono le ceramiche fiorentine, ma non lo sai ancora che colleziona i piatti ed i vasi danesi, e sì che non è un giorno che vieni in casa sua…Bella, bella, non ha importanza se è bella, ma immagina un po’ come può stare una ceramica fiorentina in mezzo alle ceramiche della mamma, ma insomma che cosa ti salta in mente, e cosa importa se glielo hai già detto, va beh, va beh, amore, passami la commessa che glielo dico io, vedrai che non c’è nessun problema, amore, siamo clienti da tanti anni.

Però cerca di essere più accorta, ma come ti è venuto in mente, ceramiche fiorentine.

Lucia, silenziosa, passò il cellulare alla commessa, senza riuscire a dire nulla. Dopo un po’ usciva con un pacco rosso e dorato, e si fermava, fuori, davanti al piatto sfavillante di fiori gialli. Era triste.

Non importa se è bella… Le parole di GiovanLuigi l’avevano spenta. Avrebbe potuto insistere, avrebbe potuto comprare il piatto colorato e portarlo a casa sua…Ma si sentiva pesante e confusa, e pressata dalle ore che passavano lente.

Domani sera è tutto finito…

Il vento la sferzò arrabbiato portandole ancora dubbi e tristezza. Ma se pensava a qualcosa di luminoso le sovvenivano gli occhi luminosi della zia Vanda e quelli vivaci di Davide.

Loro erano come la ceramica fiorentina.

Anche lei una volta lo era, ma si era circondata di ceramiche danesi. Perché?

Mise in moto e ritornò verso il centro. Insieme a lei vi si stava dirigendo tutta la periferia.

Fece appello a tutta la sua calma e lucidità (almeno a ciò che ne era rimasto)e iniziò a ripassare la sua strategia d’azione. Sarebbe andata prima all’Iperedo, dove avrebbe fatto la spesa alimentare ed avrebbe comprato un panettone per il vicino ed il portiere, poi avrebbe fatto la tradizionale visita natalizia ad una coppia di amici (di GiovanLuigi), e poi a casa, a riposarsi un po’ prima di iniziare a cucinare. In quanto alla messa, avrebbe proprio voluto trovare una scusa, una scusa credibile e plausibile per non andarci.

Questo pensava, ferma ad un semaforo rosso, ma nel frattempo il verde s’è acceso, non si da quanto, quello che si sa è solo che da dietro stanno suonando ed imprecando, i gesti si sprecano, Lucia presa dall’ansia va avanti tutta ed il motore si spegne, riaccende e si spenge, ed i clacson non la piantano. E’ il mezzogiorno di fuoco della vigilia di Natale. Domani forse saranno tutti più buoni, ma oggi il prossimo è davvero peggio di un cane arrabbiato.
Niente da fare, l’auto si è ingolfata. Lucia ha gli occhi lucidi. Forse vorrebbe piangere, ma la vista del signore incravattato sul macchinone nuovo che le manda insulti con gesti da ragazzino le dà la forza di non farlo. Smette di provare a far ripartire il motore ingolfato, scende, si dirige verso di lui, si avvicina, fa cenno di tirare giù il finestrino.

Lui smette di fare gesti, lei dice:-Buon Natale, non lo sto facendo apposta, è inutile che lei sprechi il suo repertorio, perché la macchina non parte. Buon Natale.

Il signore incravattato ha un lieve sussulto, è stato toccato e ritoccato, si sente deficiente, non sa che cosa dire. Poi scende e va ad aiutare Lucia, ma intanto i clacson che suonano sono diventati molti di più. Il signore incravattato si gira e vede se stesso riprodotto in tutte le auto e in tutti i gesti e gli improperi e se ne vergogna ancora. Poi aiuta Lucia a spostare la macchina a lato, in modo che tutti si sfoghino altrove.

Dopo cinque minuti il motore decide di rimettersi in moto. Il signore le porge la mano e si presenta, anche lei saluta e dice il suo nome, posso offrirle un caffè, signora, no, grazie, abbiamo da fare tutti e due. Già, dice il signore senza sapere se quella frase sia sarcastica oppure no, comunque entrambi riprendono le loro strade, il signore non dimenticherà tanto facilmente questo incontro, Lucia neanche perché si è piaciuta molto in questa faccenda, si è piaciuta davvero, una volta era così, lei era così tanti anni fa, era così quando conosceva Davide…

Domani sera non finirà nulla…E’ questo che pensa adesso.

Che bello sarebbe andare davvero in vacanza con la zia.

Che meraviglia rivedere Davide.

Poi un altro semaforo rosso interrompe il flusso e all’improvviso arriva il senso di colpa strisciante. Si sente ingrata verso GiovanLuigi, che la riempie di attenzioni, GiovanLuigi che è così affettuoso, che le fa un sacco di regali…

Arriva il verde, Lucia va avanti, va avanti obbedendo ad altri semafori finchè non si vede davanti la gigantesca mole dell’Iperedo. Le sembra particolarmente minacciosa. Ma non c’è altro da fare. Dà ancora uno sguardo al cielo, cerca qualcosa, forse i gabbiani, forse la luna, ma non c’è nulla, e non le resta che inabissarsi nel parcheggio sotterraneo.

Ma non risulta così facile. Nel parcheggio c’è un vigile che alza la paletta a bloccare tutti, che si agita e fischia, le auto anche si agitano, suonano e scendono, chiedono spiegazioni al vigile, dietro di lei subito si forma una coda paralizzante, veramente paralizzante perché non si può più andare indietro, e neppure più andare avanti…

Non rimane che scendere, proprio come fanno quasi tutti, scendono e vanno verso il vigile che ripete a tutti la stessa cosa, il parcheggio è saturo, ci sono emissioni oltre ai limiti, ma che cosa dobbiamo fare, aspettare dice il vigile, alcuni vanno indietro e portano la novella a quelli che stanno venendo avanti, altri brontolano, altri si arrabbiano, qualcuno borbotta minacce, denunce, ma piano, perché il vigile è pur sempre un pubblico ufficiale, hanno fretta, non li si può mica sequestrare, è la vigilia di Natale, cose incredibili, mai viste, dicono, ma il vigile non si scompone, tanto non potranno fare nulla, possono sbraitare anche, se vogliono, ma la realtà è che sono prigionieri, non glielo dirà, naturalmente, non glielo dirà proprio, ma in effetti l’Iperedo li tiene prigionieri, li ha mangiati tutti ed ora sono fermi nelle sue viscere, una digestione che non va ne avanti ne indietro, prima o poi certamente qualcuno uscirà, dalla parte opposta, se ne andrà e loro potranno entrare. Ma non si sa quando, per quello hanno chiamato un vigile, pare che una signora si sia sentita male, è intervenuto l’Ufficio Igiene, tutte le macchine accese che lasciavano andare piombi dal loro scappamento, ad aspettare il parcheggio, hanno avvelenato l’aria. La Direzione ha dovuto intervenire.

Che cosa posso fare, vorrebbe chiedere Lucia al vigile, che cosa posso fare per uscire da questa prigionia, signor vigile mi liberi lei, che cosa posso fare per uscire dal buio di questo tunnel, per uscire alla luce, per sfondare l’ombra di questa vigilia…

Poi una grande tristezza e una grande rassegnazione la assalgono, torna verso l’auto a passi lenti, non risponde ad un signore che dice “è incredibile, roba da denuncia”, non risponde e si chiude dentro alla sua piccola auto.

Pensa alla zia, ai gabbiani e a Davide. Tutti loro voleranno fra poco e vorrebbe volare anche lei.

Anch’io posso volare, pensa Lucia, ma il suono del cellulare la riporta subito al tunnel dell’Iperedo. E’ Giovanluigi.

-Buona vigilia di Natale, amore, come va, amore, ti sei ricordata di…

-Sono ferma nel parcheggio dell’Iperedo, ferma bloccata, lo interrompe Lucia con voce da automa, e non posso ricordarmi di niente.

-Come ferma, che cosa vuol dire ferma, si tratterà di aspettare un attimo che si liberi un parcheggio…

Lucia racconta che è una cosa un po’ più lunga, che c’è un vigile, che non si sa quando…

Giovanluigi la interrompe dicendo, come quel signore, che è roba da denuncia, che devono lasciare andare la gente, ma scherziamo, la vigilia di Natale, ma qui, ma la…

Lucia è a disagio, con la voce acuta di GiovanLuigi che le si alza sempre di più nelle orecchie, è a disagio e non sa cosa dire, non riesce più a tollerare il tunnel e la voce di GiovanLuigi insieme, ed allora Lucia fa una cosa che non aveva mai fatto, la fa senza pensarci, la fa e basta. Chiude la comunicazione e stacca il telefono. Non aveva mai staccato il telefono, mai, perché GiovanLuigi vuole che sia sempre acceso.

Poi prende un foglio, una penna e si mette a disegnare.

Dopo un’ora il vigile fa andare avanti venti auto, e fra quelle c’è anche Lucia.

4/Continua

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