I RACCONTI DI MARINA SALUCCI – VIGILIA (TERZA PUNTATA)

Terza parte del racconto di Marina Salucci “Vigilia”, ambientato nel periodo del Natale con una storia che rappresenta anche una feroce critica al consumismo sfrenato di questi anni.

La prima parte la potete leggere qui: https://limonte.news/2020/10/19/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-prima-puntata/

La seconda parte la potete leggere qui: https://limonte.news/2020/10/25/i-racconti-di-marina-salucci-vigilia-seconda-puntata/

-Io non capisco, rispose seccata la madre, perché tenete acceso il cellulare, se poi rispondete sempre che non potete. E comunque ti volevo solo dire che questa sera vi aspettiamo qui per andare a messa e…

-A messa? La interruppe spaurita Lucia.

-Certo, a messa, a messa, che cosa c’è di strano, è la vigilia di Natale, ciao, ciao, se non puoi parlare non ti tengo di più.

A messa, pensò Lucia mentre la calca vociante la spingeva verso il balcone ripieno di ogni sorta di leccornie, cibarie ricercate, esotiche, raffinate, oppure semplici e nostrane ma tutte confezionate come se fossero appena uscite dalla cucina della nonna, ma chi le avrà stasera le forze per uscire?

Sentì una stanchezza invadente e prepotente, che le stava entrando nel corpo da ogni parte, le pareva di sentirla mentre le invadeva le vene, entrava nelle orecchie con i rumori, negli occhi con le luci, nella mente con i pensieri…E non sapeva che opporre, a parte il trito pensiero che all’indomani sera sarebbe finito tutto.

Ma davvero sarebbe finito tutto?

Questa domanda la preoccupò più di ogni altra, e fu una fortuna il ritrovarsi davanti alla commessa dell’Antica Drogheria, che la distolse dai suoi pensieri, domandandole con una certa fretta che cosa desiderava.

-Vorrei una confezione di prodotti alimentari per il dottor Filippi, Che cosa vuole mettere?Mio marito pensava un panettone locale, champagne, caviale, e…

Non ricordava più, lasciò fare alla commessa.

-Va bene del cioccolato, signora?

-Sì, benissimo.

-Mettiamo di questo sfuso, di purissimo cacao, signora?

-Sì,sì.

-Che ne dice di queste lenticchie biologiche, vanno tanto di moda?

-Va bene.

-E se mettessimo un salamino di fattoria, quest’anno sono andati moltissimo i salamini, naturalmente di gran qualità.

-Va bene.

Da dietro si levò una voce d’uomo.

-Signora, signora, io le lenticchie e i salamini non li metterei…

Lucia si voltò sorpresa e confusa.

C’era un bell’uomo scuro e sorridente la stava guardando.

-Lucia…le disse con espressione gioiosa.

Lucia guardò senza capire. Chi era costui che sapeva il suo nome e criticava i salamini…

-Lucia, ma non ricordi?

E proprio In quel momento riconobbe il suo sguardo. Era ancora identico e luminosissimo. E il sorriso. Lo stesso.

-Lei…tu…sei…

-Davide, esclamò lui aprendole le braccia che scontrarono contro altri clienti.

-Davide, esclamò lei ravvivandosi, sì, certo!

Era davvero Davide, suo compagno di università, suo grande amico, compagno di sogni ed ideali, svanito nella nebbia del tempo subito dopo il fidanzamento con GiovanLuigi. Come tante altre cose, del resto.

-Ma certo, carissima, Davide Carletti, come stai Lucia?

Mentre a Lucia sembrava già di stare meglio e che un po’ di energia le fosse entrata con quel sorriso, la commessa la richiamò all’ordine, e le fecero eco tutte le persone dietro di lei.

-Benissimo, disse Lucia, può confezionare, ma lasciamo stare i salamini. E mi raccomando, faccia una bel pacco.

La commessa allora portò tutto nel retro e tornò subito dopo a porgere cesti fruscianti ed infiocchettati a braccia fameliche, che si levavano dal mucchio, acchiappavano e portavano via.

Lucia attese e le arrivò un bellissimo cesto avvolto in carta di seta e impreziosito con spighe, bacche rosse e rotolini di cannella.

Fuori la ressa era aumentata, il Babbo Natale aveva terminato i numeri prestampati, e stava scrivendo a mano su pezzi di carta rimediati.

-Lucia, che meraviglia vederti, disse Davide sorridendo felice. Quanto tempo…Senti, andiamo a prendere un caffè, e indicò il bar di fronte. Lucia lo seguì fra la folla.

Il bar era grande, caldo e quasi deserto, con una saletta piena di fiori sui tavoli, e il rumore della città non arrivava.

-Davide!, esclamò Lucia sorridendo, il mio amicone…Come stai?

-Benone, carissima, sono qui di passaggio, sono venuto a passare le feste con i miei. Hai saputo che lavoro ad Amburgo?…

-Ad Amburgo, oh, no, non l’ho saputo, guarda, mi pare proprio di non avere più avuto tue notizie da quando…(ci fu un attimo di pausa) da quando mi sono sposata.

-Piantato tutto in asso per l’amore, eh…Beh, adesso ti confesso una cosa che all’epoca non ho mai avuto il coraggio di dirti, nonostante la nostra confidenza. Sai, io non ci avrei scommesso due lire, su di te e su quel…Gian…Giovan…

-GiovanLuigi, disse Lucia.

-Sì, sì, me lo ricordo, uomo affascinante, solido come una roccia, un uomo da sposare, è vero, ma chissà perché io non lo vedevo bene con te, con quel tuo carattere un po’ ribelle, un po’ sognatore…E invece, vedi, mi sbagliavo, cavolo se mi sbagliavo. Felicemente sposati da…Da quanto?

-Da dieci anni, rispose seria Lucia. Talmente seria che preoccupò Davide.

-E il lavoro, avevi poi accettato quell’offerta della ditta di Milano? disse cambiando argomento .

Lucia si fece ancora più seria. No, non aveva accettato, perché?, perché si era sposata, e allora?, e allora GiovanLuigi non aveva voluto, ed in effetti così era sembrato giusto anche a lei, perché… in fondo…era lontano…ma che cosa fai adesso? lavoro alle poste, alle poste? ma come è possibile, la miglior studentessa della facoltà di chimica che lavora alle poste, ma che cosa hai combinato, ma…

Si fermò, si accorse che il viso di lei era contratto.

-Senti, Lucia, riprese, perché non mangiamo un panino, tanto l’orario è quasi quello giusto, così chiacchieriamo un po’ con calma.

-Va bene, però ho poco tempo, devo comprare ancora un sacco di cose e..

-E…

-E alcune devo anche consegnarle.

-Eh, no, non te la caverai così a buon mercato…Incontro la mia più cara amica dopo dieci anni, compagna di sogni e d’università, dieci lunghi anni senza vederci e sentirci, come se tutti e due fossimo spariti, spariti senza un motivo, e lei sai che cosa mi dice, che deve andare a fare le compere, che mi deve piantare qui in asso…Senza neppure chiedermi chi sono ora, se sono felice, senza che neppure abbia il tempo di chiederlo a lei…

Si accorse della drammaticità che stava prendendo quel soliloquio, e cambiò rotta.

-Mi vuole piantare in asso perché deve comprare salamini e lenticchie,e magari portarli a domicilio…Povero me, non ho più il fascino di una volta…

La guardò, notò la tensione e la stanchezza del suo viso, la bellezza un po’ sciupata, la dolcezza dei suoi occhi.

Quanto l’aveva amata, senza confidarglielo mai, la paura del rifiuto, quella di perderla come amica. Aveva sperato fino all’ultimo, finché non si era presentato quel Gian, quel Giovan… Lucia era crollata subito. E dire che a lui sembrava così borioso, così affettato, non le sembrava proprio la persona giusta per lei.

Lucia cercò di sorridere, ma guardava l’orologio.

-E tu, Davide, sei sposato?

-Sposato e divorziato, fatto tutto in fretta, cercò di scherzare lui. Sai, anche per quello sono andato ad Amburgo.

-Mi dispiace, disse Lucia. E come stai adesso? Sei sempre il cerbiatto che dicevi di essere, che corre nei boschi e cerca, e insegue i profumi?

-Sì, disse Davide toccato da quelle parole, soltanto che il cerbiatto ora corre con le cicatrici. Ma corre sempre.

Poi la guardò con titubanza, perplesso. Decise di buttarsi.

-E tu, Lucia, sei felice?

ICE…ICE…ICE…

L’eco della domanda spinosa di Davide girò nella stanza.

Ancora una volta, ancora una volta quella domanda nella stessa giornata, nella stessa faticosa giornata, pesante una tonnellata, tutta sulle spalle, la giornata e la domanda, e l’eco che non le dava tregua.

Ice…ice…ice

Lucia guardava Davide e non sapeva, non sapeva più che cosa rispondere, si sentiva profondamente infelice ed anche in colpa per esserlo, un po’ arrabbiata con se stessa, e un po’ con gli altri che la mettevano alle corde.

Situazione intricatissima, in cui si inserì, lirico, il suono del cellulare.

-Sii, disse Lucia, girandosi un poco per non avere piantato in viso lo sguardo di Davide, ancora vagamente interrogativo.

Era GiovanLuigi.

-Buona vigilia di Natale, amore, dove sei?

-In un bar, e che cosa ci fai in un bar?

-Prendi un caffè, ma se è quasi mezzogiorno?

-Ma come un tuo amico, che amico?

-Davide, Davide l’universitario, ma Lucia, Lucia, quello non era un amico, quello ci provava, Lucia, è la vigilia di Natale, tuo marito è a lavorare e tu invece di fare le compere sei in un bar con un amico (pronunciò quella parole con un eloquentissimo tono), da sola, roba da non credersi…Lucia…

Lucia guardava dalla parte opposta a Davide, cercando di premere il cellulare più vicino possibile all’orecchio, in modo che le onde sonore non vagassero nell’aria e non si potessero sentire le parole seccate del marito, ma in realtà Davide sentiva tutto, perché GiovanLuigi alzava la voce e continuava a sciorinare recriminazioni.

-Sto prendendo un caffè con un amico, disse poi Lucia con voce triste e ferma. Tutto qui.

Dall’altro capo scese il silenzio. Per un attimo. Poi GiovanLuigi esordì dicendo che si era dimenticato di dirle che alla sera sarebbero andati a messa.

-Veramente sono molto stanca.

-Lucia, Lucia, se sei stanca vai a casa a riposarti, invece di andare in giro con gli amici…

-Ci sentiamo dopo, disse allora Lucia. Ciao.

…ice…ice…ice, gli specchi che aveva davanti le rimandavano ancora quella domanda e la faccia di Davide, molto perplessa.

Si sentiva mortificata per le parole di GiovanLuigi, e ancora di più perché Davide le aveva ascoltate.

-No, non sono felice disse poi Lucia come se si fosse liberata d’un peso, ed espirò, gettò fuori aria grigia. No, non lo sono, disse ancora.

E appena ebbe finito di mangiare il suo panino, disse che doveva andare, era una giornata veramente impegnativa.

-Peccato, disse Davide, per me invece è una tranquilla, piatta, calma vigilia…Avremmo potuto pranzare insieme, raccontarci qualcosa…

-Sarebbe stato bello, disse Lucia triste.

-Ma non mi scappi mica in questo modo, disse Davide, la mia migliore amica ritrovata non mi può scappare così. Prese un foglio e una penna, e scrisse il suo numero. Glielo diede e la guardò a lungo. Aspetto una tua chiamata, aggiunse.

Lucia rimase con quel foglio in mano, senza sapere che dire.

Poi Davide memorizzò sul suo cellulare il numero di Lucia.

-Allora a presto, disse, fatti viva.

Si abbracciarono.

Lucia aveva fatto appena qualche passo quando sentì la voce di Davide che la chiamava. Si voltò sorpresa.

-Lucia…

-Sii…

-C’è una cosa che non ti ho mai confessato…Sai, non ero sincero quando ti dicevo che ero solo un amico, lo facevo per paura, per starti vicino, perché io…

-Era così anche per me, disse Lucia, mentre le guance le si coloravano.

Poi scappò.

3/Continua

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