I RACCONTI DI MARINA SALUCCI – VIGILIA (Prima puntata)

Marina Salucci ci porta, quando ormai mancano poco meno di due mesi, all’attesa per il periodo del Natale con il racconto a puntate “Vigilia”, tra le avventure di Lucia, la protagonista e una critica all’attuale società improntata sul consumismo, ecco la prima parte:

VIGILIA

Il cielo si stava lentamente colorando di luce. Fuggiva via la notte e fuggivano le nuvole, con il vento impaziente di portare il sereno.

Lucia sentì, nell’agitato dormiveglia, lo sbattere forte delle imposte e poi i passi tirati a lucido del marito che era pronto per andare in ufficio. I passi si diressero verso di lei, al caldo sotto le coperte. Ora mi saluta e poi potrò dormire ancora un po’, pensò Lucia.

-Buongiorno, amore! Esclamò squillante GiovanLuigi accendendo la luce a tutto voltaggio.

-Buongiorno, amore, rispose lei quasi afona, facendogli segno di chiudere, e sperando che capisse che aveva ancora sonno.

Ma lui non chiuse.

Lucia sbirciò con l’occhio libero dalle coperte e vide GiovanLuigi, alto, elegante, impettito, profumato, che reggeva in mano un grosso scatolone luccicante, da cui pendevano tripudi di nastri, lustrini, pigne e fiocchetti.

Riuscì a mettere insieme un sorriso e a ringraziare, dicendo di metterlo sotto l’albero.

Ma perché le consegnava il regalo a quell’ora?

Poi decise che avrebbe senz’altro dormito ancora un po’.

Soltanto che GiovanLuigi era sempre lì, e sorrideva trionfante.

-Buona vigilia di Natale, amore! Questo è per te! Tieni! E allungò le braccia nell’attesa.

Buona vigilia di Natale, pensò Lucia scorata, ma da quando si fanno i regali anche alla vigilia, no, no, avrebbe dormito ancora, avrebbe nuovamente detto a GiovanLuigi di mettere quel pacco sotto l’albero, che in fondo Natale e vigilia sono strettamente imparentati ed i relativi regali ben si potevano aprire insieme.

Ma il volto del marito, immobile sorridente trionfante, che la guardava dicendole auguri amore, buona vigilia di Natale, amore, le cominciava ad insinuare un senso di colpa strisciante, che, se non si fosse alzata ad aprire il pacco (ormai era chiaro, questo voleva GiovanLuigi) le sarebbe rimasto addosso per tutto il giorno.

Si alzò.

-Grazie, disse mentre cercava di consolarsi pensando che forse, con quel vento rumoroso, non sarebbe riuscita ugualmente a dormire.

GiovanLuigi le depositò il pacco sul letto, un grosso cubo alto una trentina di centimetri. Nella difficile operazione di sballaggio lui le venne in aiuto con le forbici. I lustrini allora si adagiarono sul letto, svelando uno sfavillante scatolone. Lucia l’aprì e vide un enorme cappello a balza, dall’alta cupola con nastro.

-E’ per me? chiese incredula e consapevole dell’inutilità della domanda, spaventata all’idea di doverlo indossare.

-Amore, ma certo che è per te, disse GiovanLuigi, un cappello elegante per il mio tesoro, che oggi deve fare le ultime compere, e così sarà più chic, la vigilia di Natale, e poi il Natale, e poi il Capodanno, e… Sciorinò una lista di festività, e Lucia pensò che non aveva nominato il carnevale, che le sembrava l’unica appropriata.

GiovanLuigi prese il cappello, mostrò la marca, disse che era il migliore del negozio e che costava una fortuna. Si trattenne dal dire il prezzo, ma si capiva che ne aveva una gran voglia.

Lucia alzò il cappello accorata, lo soppesò e lo guardò perplessa.

-Provalo, amore, incalzava GiovanLuigi…

Lo provò.

Nello specchio davanti a lei si formò una sinistra figura di donna pallida e bianca, dal pigiama scarmigliato, con il viso stralunato, sormontato da un grande cappello. Un incrocio fra un brigante e un fantasma. Qualcosa di sinistro.

Ma GiovanLuigi non smetteva di sorridere.

-Forse è un po’ grande, azzardò Lucia.

-Amore, non ti devi preoccupare, se ti sembra troppo grande, lo puoi cambiare, incalzò GiovanLuigi che al mattino era sempre al culmine delle sue inesauribili energie. Basta che vai entro stasera. L’ho comprato da ***, il miglior negozio di cappelli della città: quello in via ***:

La via era dalla parte opposta della città e soltanto la consapevolezza del disagio che avrebbe incontrato quel giorno ad arrivarvi, bastò a Lucia per dire che in fondo non era poi così grande.

GiovanLuigi approvò decisamente, disse che le stava proprio bene, che avrebbe fatto una figura da gran signora, poi la salutò dicendole di ricordarsi il lettore di cd per la zia, il cesto alimentare per il dottore, il vassoio di Copenaghen per papà e mamma, e poi le cibarie, il salmone, gli ingredienti per l’insalata russa, quelli per la torta di mandorle, lo spumante e il panettone, e naturalmente e di andare a salutare °°, di telefonare a §, ed a * e poi a **, magari anche a §§§…

Davanti a Lucia iniziarono a sfilare gli ingredienti delle portate che avrebbe dovuto cucinare la sera, i regali vari, l’affollamento dei negozi, e il traffico ruggente…Come avrebbe potuto fare tutto?

-Ma…ma… con il traffico che c’è, ma…

-Che c’è, Lucia, calma, mantieni la calma, in fondo domani è soltanto Natale, ed oggi sei in festa, si tratta soltanto di comprare qualche regalo, Lucia, non farti prendere come al solito dall’agitazione, ah, se potessi io andare in giro a fare shopping, invece devo andare a lavorare, su forza, stasera passeremo una bella seratina di vigilia…

Si tratta di due giorni, si disse Lucia, solo due giorni e poi sarà tutto finito. E mentre pensava il senso di colpa strisciante di nuovo strisciò, e non capiva perché tutti erano felici (tutti?) e lei sola (lei sola?) un fantasma col cappello.

Il bip dell’orologio che annunciava le otto, fece distrarre GiovanLuigi dalle raccomandazioni.

-Buongiorno amore, buona vigilia di Natale, ripeté in fretta. E questa volta sparì.

Lucia aprì l’acqua calda della vasca da bagno, la fece scorrere finché tutta la stanza fu inondata da vapori densi e vaganti, poi versò l’intera scatola di sali e vi si immerse.

La scossa termica funzionò: abbracciata da quel caldo liquido profumato Lucia si sentì subito meglio, e se avesse potuto vi sarebbe stata tutto il giorno, così, senza badare al tempo, ma solamente a guardare i vapori che avevano velato ogni superficie e la stanza non sembrava più quella. Una calma liquida le scivolava addosso.

Ma era una calma fragile.

Dipinti sulle piastrelle, grondanti di vapore, Lucia vide ad un tratto sfilare tutti gli acquisti inevasi, le strade intasate dal traffico, i parenti che doveva visitare, le telefonate da fare…

Calma, Lucia, sei in festa, sei in festa proprio per questo. Farai tutto con calma.

Ma la calma non c’era più.

Uscì dalla vasca, scelse un bell’abito, e mentre si pettinava cogitò un piano per i movimenti della giornata. Poi uscì.

Fuori la temperatura era gelida e il vento la assalì scompigliandole i capelli.

Cercò di fare appello a tutto il suo autocontrollo, si infilò in macchina e si diresse verso Prony Tecnic, un grande centro commerciale nei pressi, dove avrebbe comprato il lettore di cd per la zia e glielo avrebbe portato subito.

Le sembrava una mossa saggia, poiché era ancora presto, e probabilmente il centro commerciale era ancora deserto.

E invece trovò il parcheggio già intasato da auto che giravano e strillavano in cerca dei posti che non c’erano.

Lucia si dovette accodare alla lunga fila che attendeva di entrare. Attese circa mezz’ora. Nel frattempo l’atmosfera si era surriscaldata a dovere e le auto strillavano sempre di più.

Dentro gli altoparlanti stavano diffondendo Jengle Bell ad un volume incredibile, che la sgomentò. Con quei decibel le parve che le sue capacità di ponderazione venissero subito meno e dovette ripetersi più volte la storia che la sera dopo sarebbe finito tutto. Mentre se lo ripeteva fu spintonata da altri che avevano le idee più chiare e volevano tradurle in fatti il più velocemente possibile.

Jengle bell, JENGLE BELL, JENGLE BELL…

Le note metalliche invadevano ogni spazio, ogni colore.

Lucia, per fare prima, chiese ad una signorina bionda e frangiuta, con un berretto da Babbo Natale Prony, dove si trovasse ciò che cercava. In silenzio, continuando a sistemare rasoi per signora, la frangiuta indicò con il braccio e il dito tesi, accennando il ritmo.

Poi, con aria leggermente canzonatoria, aggiunse:- Dietro di lei.

Lucia si girò e vide un sinistro, minaccioso enorme scaffale, con ogni sorta di lettori.

Una vastità di scelta non attesa e non cercata che la scioccò. Iniziò a guardare, confrontare, leggere caratteristiche, dotazioni e super dotazioni, ma capì in breve tempo, mentre la musica continuava ad ottunderla, l’impossibilità di una scelta avveduta e ragionata.

Siccome le pareva che tutti si equivalessero, ne scelse uno a caso e si avviò subito alle casse. Nella lunga attesa Lucia cercò qualcosa di luminoso a cui pensare, porto franco nella frenesia dei decibel. C’erano bambini che correvano, persone che cantavano Jengle, coppie che discutevano, anziane signore col viso celato dai pacchi che portavano in braccio.

Lucia non trovò niente di luminoso. Nel frattempo squillò il cellulare.

-Buona vigilia di Natale, amore! Tintinnò la squillante voce di GiovanLuigi. Tutti si girarono a guardare e Lucia non seppe dire che: Sii…

-Beata te che sei in festa, bene bene, sono contento. Senti, cara, pensavo che dovremmo comprare un pensierino per il nostro vicino di casa, che so, una bottiglia, una pianta, un panettone, ci pensi tu, amore?

Lucia si sentì piuttosto scorata.

-Ma è proprio il caso? Oppose debolmente.

-Certo che è il caso, ma come si fa a Natale a non fare un regalo al vicino di casa? Che problema c’è, amore? Non ti mancheranno certo i negozi? Calma, amore!

Vista la partita persa Lucia tagliò corto dicendo che avrebbe comprato il quanto e cercò di chiudere la conversazione, poiché il commesso la stava guardando con aria insofferente: era il suo turno.

Ma GiovanLuigi continuava, impartendo consigli per l’acquisto.

-Amore, non si sente più, inventò Lucia mentre il vociare alle sue spalle si alzava e qualcuno in fondo cominciava ad esortare di fare presto.

Lucia prese velocemente il denaro e lo pose sul tappeto scorrevole della cassa.

Ma il commesso era immobile e la guardava con aria un po’ interrogativa e un po’ di commiserazione.

-Ma signora, che cosa fa? Disse con una certa insofferenza.

Qualcosa di sbagliato, forse di sconveniente, certamente aveva fatto qualcosa che non andava, se il commesso la guardava in quel modo…Era senza’altro possibile e non ci sarebbe stato da stupirsene, con quella musica nelle orecchie tutto poteva succedere. Doveva in fretta capire che cosa era stato.

Pensò alle sue mosse, ma non trovò nulla di blasfemo. Allora chiese: Perché?

-Ma signora, disse il commesso con finta indulgenza, c’è la promozione, compri oggi e cominci a pagare a maggio, in comode rate, guardi un po’, e indicò grossi cartelloni sparsi che decantavano la cosa. Sorrise e aggiunse: E tutto senza interesse. Poi le diede indietro i soldi.

-Ma veramente, disse timida e perplessa Lucia, io vorrei pagare ora, vede, ho già contato il denaro, io vorrei pagare adesso…

-Vuole pagare adesso, (il commesso era visibilmente stupito, seccato, e come in presenza di una richiesta inopportuna), capisco, certo, ma avrebbe dovuto dirmelo prima, avrei impostato diversamente l’operazione…E dire che ci sono fior di cartelli, e indicò di nuovo una gigantografia dell’offerta che penzolava sopra le loro teste…”Da Prony sei sempre in vantaggio, compri oggi e paghi a maggio!”Comunque, se proprio lo desidera, chiamo il responsabile per lo storno. E stette in attesa delle decisioni di Lucia.

1/Continua

2 commenti su “I RACCONTI DI MARINA SALUCCI – VIGILIA (Prima puntata)

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