A TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO UN VIAGGIO con gli esperti dei cinque continenti

La giornata di ieri di Terra Madre Salone del Gusto ha visto cinque conferenze che hanno unito i cinque continenti in un unico grande tema: il pianeta.

Il viaggio è iniziato in Asia con l’intervento del giovane Dai Kitabayashi, giovane consigliere della rete Indigenous Terra Madre sulla crisi climatica e ambientale da affrontare. La parola è passata a Sunita Narain, dall’India, ambientalista e attivista direttrice generale del Centro per la Scienza e l’Ambiente, inserita nelle cento persone più influenti della Terra dalla rivista Time. Daekwon Hwang Bau dalla Corea, scrittore, agricoltore e attivista ambientale ha parlato del rapporto tra economia e sopravvivenza dei popoli. Dall’Oceania è intervenuto Bruce Pascoe dall’Australia, scrittore e professore di Indigenous Knowledge alla University of Technology di Sydney sullo sfruttamento delle risorse naturali.

Dall’Asia e Oceania si è passati in Africa, con Edie Mukiibi, vicepresidente di Slow Food che ha moderato l’incontro, sul tema delle risorse naturali e della scarsità dell’acqua. Agness Kirabo dall’Uganda, direttrice esecutiva della Food Rights Alliance ha parlato delle grandi potenzialità dell’Africa. Mary Abukutsa dal Kenya, professoressa di orticoltura alla Jomo Kenyatta University di Nairobi ha fatto presente che non c’è sviluppo senza una popolazione sana e ben nutrita e che i flussi migratori sono collegati al cibo e alla sicurezza alimentare. Per il Medio Oriente è intervenuto Saad Dagher, dalla Palestina, agronomo e ambientalista specializzato in agroecologia.

Il dibattito si è spostato in Europa, moderato da Marta Messa direttrice di Slow Food Europe. Ha preso la parola Johan Rockstorm, dalla Svezia, direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research e professore di sistemi idrici e sostenibilità all’Università di Stoccolma, che ha spiegato che siamo nell’Antropocene, una nuova era geologica in cui gli umani sono la forza dominante del pianeta Terra. Virginijus Sinkecivius dalla Lituania, Commissario Europeo per l’Ambiente, gli Oceani e la Pesca ha parlato di quanto sia ormai fondamentale sviluppare l’economia green e come la pandemia ci abbia insegnato che le società sane e resilienti diano alla natura il suo spazio. Valerie Masson Delmotte dalla Francia, ricercatrice e paleoclimatologa ha fatto presente di come bisogna mettere la sostenibilità al centro delle politiche alimentari.

Infine il dibattito è arrivato nelle Americhe, moderato da Georges Schnyder dal Brasile, membro del Comitato Esecutivo di Slow Food Internazionale che ha puntato il dito sul grave problema della devastazione della foresta amazzonica e delle battaglie dei popoli indigeni, vittime di discriminazioni, oppressione, furti e genocidi. Celia Xakriabà dal Brasile, educatrice e attivisa indigena impegnata nella difesa dei diritti degli indigeni alla terra e alle loro risorse. Miguel Altieri dal Cile, agronomo e entomologo ha parlato della sostenibilità ambientale nel piatto, ogni volta che compriamo da agricoltori e indigeni sosteniamo la resistenza socio-ecologica. Virgilio Martinez dal Perù, chef del ristorante Central di Lima è portavoce della difesa e della promozione della biodiversità legata al cibo e di come i cuochi possano aiutare questo percorso.

Conclusione nel Nord America moderato da Chanowk Yisrael, agricoltore, attivista e studente della Terra ha ribadito l’impegno di Slow Food come organizzazione contro il razzismo in questo momento molto difficile. Leah Penniman, dagli Stati Uniti, agricoltrice, educatrice e attivista per la sovranità alimentare è cofondatrice e codirettrice del Soul Fire Farm di Grafton, guidato da persone nere che lavora per smantellare il razzismo nel sistema alimentare. Matthew Raiford, chef farmer e agricoltore di sesta generazione è stato coordinatore del programma di Arti culinarie al College of Coastal Georgia. Alice Waters, cuoca saggista e attivista per l’educazione alimentare, proprietaria del ristorante Chez Panisse a Berkeley in California ha creato nel 1996 il progetto Edible Schoolyard che in questi anni ha contribuito a diffondere l’urban gardening e il valore della cultura alimentare sana e a chilometri zero nelle giovani generazioni.

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