I racconti di Marina Salucci : Plenilunio

Marina Salucci ci omaggia con questo racconto breve ma molto coinvolgente, dal titolo “Plenilunio”, che ci richiama subito a queste gradevoli serate estive:

PLENILUNIO

Dopo aver evocato i miraggi e i fantasmi del caldo, il sole scivolò dietro le colline. Si spense. La sera salì in un soffio. Sorsero stelle fresche, che ingigantirono nel cielo.

Uscì. Sentì la brezza di ponente mormorare fra le foglie dei lecci. Oltrepassò le mura.

La luna iniziava a salire, limpida e gigante. Si diresse verso il parco secolare. Entrò. Nel petto le vagava una gioia di luce, e intorno tutto le sembrava fatto apposta per accenderla.

Il chiarore lunare non offuscava le stelle, e il bosco si accendeva. La luce dilagava come acqua di fonte, fra i rami, la terra, il cielo.

I passi si fecero leggeri. Una danza, un volo.

Fra i rami di un olmo vide un volto. Sorrideva. Si avvicinò e la luna disegnò tutto il corpo. Vide gli occhi brillare, e ne uscirono tante parole. Gioì. I suoi occhi fecero altrettanto.

Si avvicinò ancora. Parlarono al ritmo degli sguardi, e sembrava che avessero da dire molte cose. C’era tutta la vita da narrare, con quello che si era depositato sul cuore.

Le dita si intrecciarono, scivolarono sui volti e sui profili, sulla pelle e sulla luce di luna, percorsero i corpi, cercarono, si contrassero e si espansero. Nel silenzio di luce gli abbracci divennero sospiri, sussurri, che volarono nel bosco. Una vita si disvelò all’altra. Si conobbero.

Restarono poi abbandonati all’abbraccio. Non sapevano quanto tempo fosse passato. Ma la luna aveva viaggiato nel cielo, e dalla sua faccia tonda colava luce e luce ancora.

Sorsero altre stelle ed erano ancora intrecciati. Si fece prossima quella del mattino. Fu il momento di salutarsi.

Insieme, pronunciarono tre parole: Alla prossima luna.

Le mani si lasciarono, ma rimase dentro il sussurro dell’amore. E riempiva ogni spazio. Non c’era posto per la nostalgia.

Lui s’incamminò verso oriente, da dove mandò l’ultimo saluto.

Lei si incamminò a guadagnare le mura, verso sud.

I passi procedevano senza gravità, e dentro la percorreva la luce.

Fu allora che vide uno gnomo nella cavità dì un castagno. Era come quelli dei libri di fiabe. Paffuto, colorato. E sorrideva.

Chiuse gli occhi e li riaprì. Lo gnomo non era scomparso. E la guardava complice.

Lo sconforto la prese. Pensò che gli gnomi si incontrano solo nelle fiabe, e allora … allora … quello che aveva vissuto non era reale …

-Dunque è solo un sogno? Chiese preoccupata allo gnomo, e gli occhi già le si inumidivano, facendo baluginare le luci degli astri.

Si fermò, lì davanti al castagno.

Lo gnomo si mise a ridere sonoramente, come se avesse ascoltato una barzelletta.

-Ah, ah, un sogno, dice che è un sogno, e si teneva la pancia, piuttosto corposa.

Lei non ci trovò nulla di divertente. Si attendeva una spiegazione, non quelle risate sguaiate.

-Certo, disse stizzita, scorata, tu esisti solo nelle fiabe, e se tu non sei reale, nulla di quello che ho vissuto questa notte lo può essere…

-In effetti, riprese, avrei dovuto capirlo, stavo camminando come se volassi, forse non ho peso, credo che se cadessi non mi farei neppure male, nei sogni succede così. Ed era davvero scorata.

Lo gnomo continuava a ridere.

Lei si contrariò davvero, e riprese a camminare.

Ma non si accorse che lo gnomo aveva allungato un piede proprio davanti al suo, e le fece uno sgambetto che la portò a terra. Un tonfò sonoro che le mandò il ginocchio a picchiare su una radice secolare.

Ai suoi lamenti di dolore lo gnomo si spanciò ancora dalle risa.

Quanto le bruciava il ginocchio…

-Ah, ah, un sogno, se cadessi non mi farei neppure male… così la canzonava lo gnomo.

Il dolore al ginocchio aumentava. Si era fatta male, si era fatta male davvero… Ma allora…

Cercò di alzarsi, e le ci volle un po’, perché era tutta dolorante. Però, quanto la rendeva felice quel dolore!

Lo gnomo continuava a ridere. Lei si unì. Le allegre onde sonore si sparsero per il parco e poi si misero a volare.

Era l’ora in cui la notte se ne va e il giorno arriva. Un momento magico in cui nel cielo passano i colori dell’anima. Quelli del sogno, e quelli della realtà. E riescono, per un attimo, a convivere insieme.

Lo gnomo la salutò con un inchino.

Lei sorrise, se ne andò.

La prossima luna già era alle porte.

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