Cosa succederà a settembre per l’educazione fisica a scuola?

L’educazione fisica a scuola rischia di pagare il prezzo più salato. Si era visto già nel periodo acuto dell’emergenza sanitaria e dell’adozione forzata della didattica a distanza. La mancanza di preventiva sperimentazione e di soluzioni assicurative ad hoc, ne hanno penalizzato l’insegnamento nell’ultimo quadrimestre. A questo si aggiunge la carenza di organici tra gli insegnanti e il problema degli spazi dove svolgerla: che cosa succederà a settembre?

La bozza del Piano scuola, circolata nei primi giorni della settimana, è stata rivista successivamente ed oggi sarà sottoposta al confronto con la Conferenza Stato-Regioni. I nodi sono: trovare maggiori risorse, aumentare l’organico docenti e personale Ata; questione trasporti.

Sugli annunciati Patti educativi di comunità e sul tema dell’educazione fisica tra i banchi scolastici, interviene Michele Di Gioia, responsabile nazionale Politiche educative Uisp: “Alla prima bozza del Piano scuola presentato dal ministero dell’Istruzione sono immediatamente seguite prese di posizione da parte del mondo della scuola, ma anche da parte del mondo del terzo settore che ha espresso perplessità circa il proprio pieno coinvolgimento negli annunciati Patti educativi di comunità. Sulla carta si tratta di uno strumento innovativo che mira a creare e consolidare relazioni e alleanze tra scuola ed extra scuola. Il coinvolgimento del terzo settore sarebbe importante in questa fase di emergenza anche per cercare di colmare le crescenti disuguaglianze che il delicato momento vissuto dal Paese ha determinato. E proprio sulla scorta di tale esperienza, il terzo settore da sempre coinvolto attivamente nel costruire la comunità educante, ha espresso il timore che si restringano gli spazi di collaborazione. Se così fosse, si tratterebbe di un vistoso passo indietro che rischia di vanificare il lavoro svolto da tante organizzazioni nel supporto a percorsi educativi, soprattutto nelle aree più disagiate del Paese”.

“Altro motivo di preoccupazione è legato alle attività sportive scolastiche – prosegue Di Gioia – La destinazione delle palestre scolastiche a spazi da utilizzare per attività didattica, quasi a significare che l’educazione fisica e motoria non lo sia, rischia di annullare o quasi la possibilità di praticare attività a scuola. A ciò si aggiunga il numero insufficiente di docenti e l’attesa nella scuola primaria dell’inserimento di insegnanti di educazione fisica. Se ciò non bastasse un altro problema è rappresentato dalle difficoltà preannunciate nell’utilizzo delle strutture scolastiche da parte delle associazioni sportive, immaginando eventuali criticità circa la sicurezza e la disponibilità degli impianti, le cui responsabilità sono affidate ai dirigenti scolastici. Temi da monitorare con molta attenzione, per evitare che la crisi che stiamo ancora vivendo non porti ad una ripresa con difficoltà che si ripercuotono oltremodo sul mondo dell’associazionismo sportivo di base”

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