Alla scoperta dei vini di Alice Bel Colle

Una degustazione virtuale che potremmo ritenere molto affollata, figurativamente ovviamente, perché abbiamo avuto la sensazione che ci fossero tutti i cittadini di Alice Bel Colle, un borgo di 739 abitanti incastonato nello straordinario paesaggio dell’Alto Monferrato Acquese da dove si vedono le Alpi, la Liguria, la Toscana e il mare.

Infatti, alla degustazione introdotta da Claudio Negrino, presidente della Cooperativa, che si chiama semplicemente con il nome del borgo, Alice Bel Colle, come sintesi di oltre 100 soci viticoltori, ha partecipato anche, il sindaco Gianfranco Martino e, quindi, tutta la cittadinanza che, a quanto pare, sostiene quella che proprio Martino ha definito “cantina familiare” visto che alla vita della cooperativa partecipano interi nuclei familiari.  Mancava, a causa di un grave problema di famiglia, solo l’enologo-consulente, Beppe Caviola, uno dei migliori professionisti piemontesi che, da grande esperto di Dolcetto, avrebbe sicuramente declamato in forma poetica il Dolcetto d’Acqui che produce per questa Cantina dalle uve che provengono dalla contrada Coste di Muiran, un gioiellino nel gioiello viticolo dei 350 ettari di vigna dei soci viticoltori che circondano Alice Bel Colle. Un parco vigneto che è composto da 200 ettari coltivati a Moscato bianco, senz’altro la varietà più pregiata in quest’area, 60 ettari a Brachetto, 50 ettari a Barbera e 40 ettari divisi tra Dolcetto, Chardonnay e Cortese.

A guidare la degustazione e ad “invogliare” a stappare le bottiglie che i partecipanti avevano a disposizione, è stata Diana Reggio, giovane enologa molto competente, con una formazione universitaria e un’ottima conoscenza del territorio. Una bravura professionale che si trova nei vini, oltretutto con un ottimo rapporto qualità-prezzo.
Diana ha avviato la degustazione virtuale con l’Asti dolce ottenuto con il metodo classico – il suo obiettivo è quello di fare, con lo stesso metodo, l’Asti secco -. Per poi passare al vino definito Caviolesco, cioè il Dolcetto della vendemmia 2017, oltretutto vendemmia molto difficile nell’Acquese a causa di tre eventi atmosferici nefasti per la vigna: una sola pioggia, la grandinata e la gelata. Ma le vigne più belle che si trovano nella zona storica del Dolcetto, hanno superato le difficoltà fornendo uve che a Caviola hanno permesso di fare un vino molto interessante. Poi, due Barbera d’Asti e un vino con un’anonima etichetta nera con impresse due doppie virgolette e un po’ di puntini consecutivi. Insomma, un vino da scoprire di cosa fosse fatto: uve Brachetto, a mistero svelato, della zona di Monte Ridolfo.

Dobbiamo dire che è stata una degustazione interessante con i partecipanti tranquilli nel proprio “nido” ma con un direttore d’orchestra – la brava Diana – a raccordare i punti di discussione molto interessanti mentre il sindaco Martino e il presidente Negrino si mostravano compiaciuti di come stava andando la degustazione a distanza, perché sicuri che stava offrendo una bellissima immagine di Alice Bel Colle. A rallegrare ulteriormente i loro volti, il giovane responsabile commerciale della Cantina, Daniele Bianco, che ha parlato di effetto covid superato, grazie agli incrementi di vendita registrati nell’enoteca aziendale mentre il primo ordine importante è arrivato dalla Cina.
Da rammentare, infine, la simpatica idea di creare la “Collezione 360°”, in omaggio alla panoramica che offre il colle sui vigneti che lo circondano e, oltretutto, con uno specifico protocollo di produzione che prevede il massimo delle cure e delle attenzioni da parte dei soci con i vigneti più vocati, per ottenere vini che rappresentino il meglio del territorio.

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