Per la transizione ecologica dell’agricoltura serve eliminare completamente i pesticidi

I cittadini si stanno domandando da tempo se non ci sia una relazione tra la produzione agricola e la crisi climatica, in particolare dopo i due mesi di crisi sanitaria, con l’emergenza pandemica che ha messo in evidenza l’importanza dell’agricoltura per la sopravvivenza umana. Ora che siamo verso la fine dell’emergenza ci ritroviamo di nuovo a confrontarci con il clima che abbiamo lasciato e che continua a prendersi la scena con manifestazioni anomale. La transizione ecologica, scritta anche nel Green Deal della Commissione Europea, non riesce a far breccia e rimane lì ferma, sulla carta senza mai essere attuata. La transizione ecologica significa accettare che dobbiamo cambiare il modo di fare agricoltura, di accedere alla produzione, accedere e consumare il cibo. Per fare tutti questi cambiamenti, sottolinea Slow Food, è indispensabile che si discuta del ruolo che hanno i pesticidi e quanti ne possiamo ammettere nei cibi che consumiamo. La risposta, secondo Slow Food è una soltanto: zero. Nessuno si ferma infatti mai a considerare cosa significhi per l’essere umano l’assunzione delle porzioni residuali di pesticidi nel cibo e che spruzzarli è un delitto per l’ambiente, per il suolo, per l’acqua delle falde e per la salute degli agricoltori.

Continuare con i percorsi attuali che lasciano risposte ambigue sulla salute dell’ambiente e dell’uomo non è nella linea della transizione ecologica. Dobbiamo contenere seriamente l’applicazione dei pesticidi e degli erbicidi per sostenere un modello di agricoltura che, a partire dai padri fondatori dell’agroecologia, riesca davvero a trovare un equilibrio con la biodiversità visibile e invisibile, con la fertilità del suolo, con la salubrità delle acque e dell’aria che respiriamo, non facendo più il gioco dei residui che possono essere ammessi e di quelli che non possono.

Servono un cibo e un ambiente senza residui, con i consumatori che si devono preoccupare solamente di come valorizzare al meglio quello che comprano, senza districarsi tra etichette oscure e fuorvianti. Dobbiamo mettere via la chimica di sintesi che serve solo a garantire modelli di produzione monocoultrali e incominciare con uno stile di vita che tenga in considerazione il rispetto delle produzioni locali dopo aver purtroppo pensato più al benessere di pochi senza considerare il benessere dei popoli e dell’ambiente.

La domanda è quale spazio esiste per dare sostanza a questa ambita transizione? La Commissione Europea sembra irremovibile, la proposta di PAC potrebbe diventare un importante tappeto di prova, giocando ad armi pari il modello agroecologico e sostenibile facendo vincere i produttori, i consumatori e l’ambiente tutto in un colpo solo.

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