Slow Food, il Decreto Rilancio dedica attenzione all’agricoltura ma non basta

«Un Paese che dimentica la terra è un Paese debole, un Paese che non valorizza i suoi contadini, pescatori, pastori, artigiani è un Paese che non sa riconoscere la bellezza e non ha il coraggio di coltivare il sogno». «La cucina italiana è una lunga catena dalle maglie fitte, ogni maglia rappresenta un contadino, un allevatore, un casaro, una trattoria, un ristorante, un’osteria, un pescatore, un vignaiolo, un pastaio. Oggi questa catena è più fragile, molti anelli si sono indeboliti e necessitano dell’aiuto di tutta l’Italia prima che si spezzi».

Sono le parole di Massimiliano e Raffaele Alajmo, titolari del ristorante pluristellato “Le calandre” di Sarmeola di Rubano che hanno firmato l’appello “Ripartiamo dalla terra” di Slow Food.

L’appello è rivolto al Governo e fino ad oggi è stato sottoscritto da oltre settemila tra cuochi, artigiani del cibo, contadini, allevatori, accademici, politici e cittadini che chiedono di sostenere, con delle iniziative concrete, sia l’agricoltura che rispetta ambiente e uomo sia la ristorazione di qualità.

L’iniziativa è nata dai cuochi che aderiscono al progetto dell’Alleanza Slow Food e evidenzia di come sia fondamentale un grande gioco di squadra capace di coinvolgere l’intera filiera agroalimentare, dai ristoranti ai consumatori.

La cucina italiana è grande e celebre nel mondo specialmente grazie ai produttori di piccola scala, che soffrono già da tempo la crisi a causa della presenza della grande distribuzione e della produzione massiva e che hanno subito contraccolpi da questa pandemia.

Il settore della ristorazione, con circa 184 mila esercizi, copre ben il 13% del Prodotto Interno Lordo nazionale e assorbe dal 30 al 40% dei prodotti coltivati sul suolo nazionale. Un fiore all’occhiello che rappresenta i valori italiani anche all’estero e che vuole essere ascoltato e trattato con dignità.

Il Decreto Rilancio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 maggio finalmente da una grande attenzione all’agricoltura, stanziando consistenti risorse e prendendo provvedimenti importanti come la possibilità di usufruire della cassa integrazione e di accedere ad agevolazioni e bonus.

Slow Food spiega che però questo non basta, bisogna lavorare perché gli stanziamenti vadano a premiare quell’agricoltura e quelle filiere veramente sostenibili.

Le proposte sono essenziali per costruire un futuro diverso e trarre un insegnamento da questa pandemia, in quanto i veri nemici da abbattere saranno ancora una volta la perdita di biodiversità, l’erosione del territorio, l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, l’impoverimento dei terreni ma anche la cementificazione, l’abbandono dei piccoli paesi, lo spreco alimentare e lo sfruttamento del lavoro in un sistema che fa prevalere l’io sul senso di comunità. Per costruire un futuro migliore è necessario cambiare la nostra prospettiva, bisogna però per questo avere la volontà di mettere in atto un vero cambiamento, avendo il coraggio ad esempio di dire molti basta dall’uso dei pesticidi al consumo di derrate alimentari che fanno il giro del mondo a danno degli ecosistemi, dalla politica delle monocolture e gli allevamenti intensivi.

L’appello di Slow Food ha raccolto tantissime adesioni da parte dei parchi italiani: «Da dieci anni nel nostro parco abbiamo avviato una intensa collaborazione tra agricoltori, allevatori locali, piccoli artigiani e ristoranti del territorio e pensiamo che sia questa la strada giusta. Per questo l’appello ci trova assolutamente d’accordo» afferma Fausto Giovanelli, presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano».

Slow Food auspica che i proclami per avere un’agricoltura più green, equa e rispettosa dell’ambiente diventi molto preso una realtà e che la politica sappia tradurre questa esigenza in provvedimenti costruttivi da far partire subito chiedendo un intervento in questa direzione nell’iter parlamentare che attende il Decreto Rilancio.

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