I vecchi giochi di strada, il divertimento di bambini e ragazzi negli anni ’50

Mazza, cavicchiula, spizzingulu, ma per noi è la “Lippa”.

Si può dire che ogni regione d’Italia abbia coniato un nome per questo gioco antichissimo. Alcuni autorevoli storici lo fanno risalire all’impero romano e oltre,ma nonostante le molteplici carte d’identità,per noi sarà sempre e comunque la lippa. Un gioco semplice da praticare, costituito da due pezzi di legno. Il primo,la mazza,era di solito ricavato da un manico di scopa in disuso,poteva avere una lunghezza fra i40 e i 45 cm,il secondo, la lippa stessa provenienza,era lungo 18/20cm ed aveva le due estremità lavorate a punta. La perizia dei giocatori consisteva nel battere su una delle due punte della lippa posizionata a terra,in modo da farla sollevare,e poi con un micidiale secondo colpo al volo,degno dei migliori giocatori di baseball americani,spedirla il più lontano possibile. I terreni di gioco per eccellenza,neanche a farlo apposta erano la LEA,considerato un po’ corto,l’altro ideale via Inferiore. L”unico punto debole era costituito dalle finestre al piano strada,ma superabile con accorgimenti organizzativi. Era il classico gioco di tanti giocatori, singoli o coppie,ma soprattutto non finiva mai,contrariamente al detto che questo gioco nel tempo si è portato dietro:””correre più svelti di una lippa””

Bilie e figurine

Giochi universalmente conosciuti,per piccoli e meno piccoli. Con le bilie si poteva percorrere il noto Giro d’Italia,percorso ricavato con abilità sul terreno della Lea ,con tanto di salite, discese, gallerie, oppure a “”tanetta””una sorta di minigolf giocato a “bicelate”o ancora detto in dialetto “a cianta e au pormo” dove vinceva chi riusciva a colpire la bilia avversaria ,oppure chi riusciva, previo lancio di accostamento, a mettere la propria bilia vicina,ed entro un raggio misurabile fra pollice e mignolo di una mano, tesi all’inverosimile.

Anche le figurine dei calciatori, dei corridori, a seconda della moda del momento,costituivano una specie di gioco d’azzardo di quei tempi,in quanto si potevano vincere,ma anche perdere ed era abbastanza frequente il pianto di qualche ragazzino più piccolo, che naturalmente, avendole perse tutte, non si voleva rassegnare. A questo punto scattava la solidarietà. Fra i presenti si dava un rapido sguardo ai vari pacchetti,si estraevano le “”doppie”” per darle al piagnucoloso di turno, che il giorno dopo avrebbe pagato con l’esclusione dal gioco il suo comportamento.

I quattro cantoni e la cavallina

Giochi squisitamente estivi,giochi tipici da LEA. Il primo di facile esecuzione grazie alla presenza degli alberi disposti in modo simmetrico. Quattro giocatori occupavano quattro angoli,rappresentati dagli alberi,il quinto doveva soffiare il posto ad uno dei quattro, che nel frattempo si scambiavano di posizione.

La cavallina, era gioco riservato ai robustoni. Si formavano due squadre, cercando di equilibrare le forze. Per sorteggio una si disponeva a ponte ( tanto più lungo quanto più numerosi erano i giocatori) I componenti dell’altra squadra dovevano saltare e trovare posto tutti sulla schiena dei componenti il ponte. Se il ponte cedeva sotto il peso,aveva partita persa e doveva ripetere la prova,se viceversa cadeva ,o scivolava un giocatore di quelli sopra ,condannava la squadra a fare da ponte nella partita successiva.

I cinque noccioli

Era fondamentale consumare cinque belle pesche,per entrare in possesso dei noccioli.

Dovevano essere lavati e puliti a dovere. Il gioco, tutto all’insegna dell’abilità, consisteva nel disporre sul piano di gioco i noccioli e a seconda della disposizione, sceglierne uno,lanciarlo in aria ,afferrare un nocciolo sul piano di gioco ed intercettare sempre con la stessa mano il nocciolo lanciato in aria prima che toccasse terra. L’operazione andava ripetuta per i rimanenti noccioli. La fase successiva prevedeva che i noccioli da afferrare fossero due,poi tre , fino ad arrivare all’ultima manche dove un volta lanciato in aria il nocciolo,bisognava afferrare tutti gli altri quattro sul piano,e riprendere senza farlo cadere,sempre con la stessa mano,il nocciolo lanciato in aria. Era vincitore chi eseguiva tutta la sequenza senza commettere errori.

La fionda

Gioco in voga a quei tempi,non del tutto ortodosso,se si vuole considerare una certa pericolosità se usato impropriamente. Sta di fatto che c’era la gara fra i ragazzi per la ricerca del particolare base, cioè il forcino. A detta degli esperti doveva essere di un buon legno,elastico,che mantenesse queste qualità nel tempo e che sopratutto presentasse una bella armonia di conformazione. La ricerca si era indirizzata verso gli arbusti di nocciolo. Poi gli elastici e il cuoio per alloggiare l’oggetto da lanciare,il tutto montato con estrema cura per assicurare un corretto funzionamento.

Giochi

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