I racconti di Marina Salucci – Le parole dimenticate (seconda parte)

La seconda parte del racconto di Marina Salucci “Le parole dimenticate”, la prima parte, pubblicata venerdì, si può leggere qui: https://limonte.news/2020/05/08/i-racconti-di-marina-salucci-le-parole-dimenticate-prima-parte/?fbclid=IwAR1aoYpqZxovN5orzrYyy2B-ZQBqGB3QxDRSJ-MROudVIPyjN1KW8KQ_NUY

Per terra erano caduti vecchi volumi, sgangherati. Parevano manuali sulle tecniche di assemblaggio, ormai tutti scannerizzati.

Si mise a recitare il mantra. Ma non ebbe l’effetto sperato. Insieme alle sillabe di cui non conosceva il significato, s’infiltravano pensieri e domande, e molte cominciavano con una parola che fino ad allora gli era stata poco familiare.

Perché?

Dal Grande Cambiamento in poi tutto s’era incastrato in concordia splendente, qualcuno organizzava tutto per gli altri, al meglio, che bisogno c’era di chiedere perché?

Doveva riprendere il controllo della sua mente, ma si accorse che la sua mente non si voleva far controllare.

L’odore di bruciato aumentava e non sapeva quanto tempo gli restasse. Questo, questo era l’odore della paura.

Gli arrivò un pensiero che diceva: questi dubbi non possono essere solo i miei. E ancora: ciò che non è bene per il singolo, lo può essere per la comunità?

E intanto con disperazione le sillabe del mantra se ne andavano per l’aria gialla.

Decise di leggere un vecchio manuale. Confrontarlo con le procedure odierne, Leggere istruzioni poteva essere un ottimo stratagemma per avere la meglio sulle idee virus che se lo stavano portando via.

Si accorse che c’erano varie copie di “Procedura d’assemblaggio armonioso”. Una, due, tre, quat…

No, il quarto era un libro diverso, rilegato con colori vivaci.

Il titolo diceva: Per un buon uso del cervello.

Lo aprì.

Ma … ma che cosa…

Il titolo impresso nella prima pagina era un altro. Completamente diverso. Recitava: Dizionario delle parole dimenticate. Forse un errore? Ne dubitò.

Rilesse i due titoli, poi proseguì nella lettura. C’era una dedica.

Ai miei posteri, sperando che possano tornare a farsi contagiare dai pensieri-virus.

E poi un nome e un cognome di donna. Brevi e sonanti. Belli.

Andò in fondo, a guardare la data. Era l’anno quattro dal Grande Cambiamento. Prima che lui nascesse.

Ma che cosa voleva dire quella donna dai bei nomi, cosa c’era lì dentro di così importante da proteggerlo sotto mentite spoglie?

Non avrebbe dovuto leggere, lo sapeva. Era contrario alle regole del Guru Luminoso. In effetti, se erano state dimenticate, un valido motivo ci doveva pur essere.

Mentre così pensava iniziò aprì a caso il volume. Vide la parola protesta. La fece risuonare nel pensiero, sillabandola. Pro-te-sta. Non gli diceva nulla.

Lesse. Espressione e manifestazione decisa della propria opposizione. Rilesse. Per capire meglio cercò opposizione. Posizione o situazione contraria, opposta, contrastante.

Ma verso chi o che cosa indirizzare la propria posizione contraria se tutto funzionava bene?

Nella grande comunità di Terra, ogni particolare era pensato e studiato per loro dal Guru Luminoso e dai suoi collaboratori, in modo che i cittadini, i fratelli di luce potessero dedicarsi serenamente alla scoperta e all’applicazione del loro talento. Perché tutti ne possedevano uno ed erano aiutati a trovarlo, indirizzati con amore, perché spesso non lo riconoscevano. Per lui era l’assemblaggio del cervello. Che bisogno c’era di manifestare la propria opposizione, se tutto funzionava? Questa parola era stata dimenticata perché non serviva più. Ecco, era evidente.

Pensò di riporre il dizionario.

Ma non vi riuscì.

Allora continuò a sfogliarlo.

Dittatura: forma di governo autoritario che accentra tutto il potere in un solo organo o nella sola figura del dittatore.

Pensò che dittatura era il governo del Guru Luminoso. Ma quella definizione sembrava negativa, perché? Decise di approfondire. Cercò autoritario. Che limita il ruolo dell’opposizione. Dunque il Guru, secondo quel dizionario, limitava l’opposizione, e l’opposizione aveva un ruolo. Si chiese perché riconoscere un ruolo a ciò che poteva scardinare l’armonia quotidiana, i binari costruiti con la cura dei dettagli?

Sapeva che prima del Grande Cambiamento su Terra la vita era diventata impossibile. I governanti erano corrotti, gli uomini si aggredivano l’un l’altro con pretesti fasulli, la malattia imperversava, il pianeta era in preda alla distruzione dissennata e la paura muoveva ogni passo. Perché rischiare di tornare indietro?

Non sapeva rispondere, e sentiva crescere in sé un disagio mai provato prima.

I crepitii s’erano zittiti, era come se la corrente elettrica si fosse incanalata in altre zone del suo corpo, nella gola, ad esempio, e poi ancora più giù, nel cuore, nello stomaco, nelle anse dell’intestino, negli organi procreatori, e continuava a girare e destabilizzarlo a suo piacimento.

Rilesse la definizione di dittatura. Si accorse che non l’aveva terminata. L’ultimo pezzo diceva: e nega le libertà individuali.

Ma che cos’era libertà?

Andò subito a cercarlo.

Quella frenesia lo spaventava. Si aspettava altri crepitii encefalici e puzza di bruciato, invece no, com’era che si erano calmati, sarebbero tornati, o forse … forse…

Si accorse che stava sperando. Era dolce. Sperare che il suo sensore encefalico fosse andato fuori uso. Sapeva che poteva succedere a contatto con scariche elettriche smisurate, anche se i casi erano rari.

Dalla piccola finestra dell’archivio si vedeva il cielo. Le nubi erano ancora scure, ma correvano veloci.

Pensò che il cielo era più potente dei parafulmini, fondo e smisurato, altissimo, più potente del Guru Luminoso, pensò che cosa ci poteva essere oltre il cielo, oltre e oltre ancora.

Il cervello stava zitto.

Sì, gli elettrodi erano fuori uso. Non tutto era perduto.

E allora si buttò sul dizionario, su quella parola dal ritmo fiero, tronca e sonante: libertà. Lesse. Condizione di piena autonomia e indipendenza, di chi non subisce controlli o costrizioni, di chi non è prigioniero, e può esprimere se stesso, le proprie opinioni, sentimenti, convinzioni, nella loro peculiarità.

Che bella, libertà!

Squillava fiera, e quella fierezza gli percorreva i fluidi, e gli faceva provare sensazioni sconosciute. Che gli elettrodi non erano più in grado di contrastare.

Pensò che su Terra nessuno era libero.

Subivano controlli, costrizioni, plagi, a cui si davano nomi suadenti, allo scopo di renderli accettabili, desiderabili anche. Le coercizioni non erano altro che la paterna benevolenza del Guru Luminoso. La privazione delle libertà era stata chiamata Grande Cambiamento.

Capì la grande importanza delle parole, la loro potenza. Potevano creare, potevano distruggere.

Pensò a come doveva essere stata chiara e leggera, la libertà. Una parola dolce ma determinata. Sentì una commozione molle nel petto immaginando la vita con l’irruzione della libertà, senza più pressioni, poter essere diversi dagli altri, poter scegliere, avere il cuore leggero, questo doveva essere. Far progetti futuri, immaginare, approfondire, esprimersi, dar corpo ai dubbi, non aver paura dei propri pensieri, ma amarli, giocare con loro, correre insieme…

Il palpito del plesso solare era così forte che si dovette fermare. Sentì lacrime che cadevano.

Libertà, iniziò a scandire. La sentiva corrergli per il corpo, con mille fremiti. Pensò che libertà avrebbe potuto essere anche farsi guidare dall’emozione, dall’attrazione, dall’amore, senza che fossero i Test e gli esperti dell’Unione Felice a fare le scelte per loro.

E la gioia gli percuoteva il petto, immaginò di andare per le strade e guardare le persone, le sorelle dello spirito, e salutarle, e sorridere, e scegliere di stare con una piuttosto che con un’altra, e sceglierle per il loro sguardo, e sentire che c’era qualcosa che vibrava, qualcosa che i test, ne era sicuro, non avrebbero mai colto.

E non essere costretti a procreare. Questa forse non era libertà?

Il fremito era così forte e veloce che diventava turbatore. Si domandò anche perché erano arrivati al Grande Cambiamento, se era stato proprio necessario spegnere ogni palpito per il bene sociale. Non c’era altra via? Le Regole Armoniose, diceva il Guru, proteggono dalla guerra, dalla malattia e da ogni altro pericolo. Prima gli uomini si annientavano l’un l’altro.

Dunque non erano stati capaci di far buon uso della libertà?

Non lo poteva sapere, era così difficile capire che cos’era successo davvero. Ma se così era stato occorreva imparare di nuovo a usarla. Ci dovevano essere altre strade, da costruire con fatica, con rischi continui forse, ma comunque altre possibilità.

Forse i terrestri che avevano vissuto prima avevano perduto davvero il sentiero. Forse alcuni, forse molti. Ma la soluzione non poteva essere quella di barattare una serenità fittizia in cambio della propria identità. Della propria anima.

Sentì rumori cadenzati. Sempre più vicini. Lo stavano cercando.

Era arrivato il momento di inventarsi qualcosa. Ma non si sentiva preoccupato. La paura si era stemperata in quella corrente che gli pervadeva il corpo e aveva la sensazione (la certezza?) di poter dialogare con il proprio cervello, e di poter cercare con lui una strategia.

Era arrivato lì per cercare vecchi manuali, questo avrebbe detto. Tutti i computer erano fuori uso e aveva bisogno di procedure, doveva fare il possibile per salvare i due emisferi di cellule fresche e non poteva fidarsi solo della sua memoria. Ora li aveva trovati, avrebbe provveduto a saldarli seguendo le istruzioni riportate.

Quelli della sorveglianza lo passarono un po’ per lo sguardo. Qualcosa non li convinceva. Ma non avevano gli argomenti per confutarlo, e neppure il tempo. C’era ancora da fare per riparare completamente il guasto, e bisognava farlo il prima possibile, per poi cancellarlo completamente dalla memoria. Non potevano certo dire che i fulmini avevano avuto la meglio, che avevano perso il controllo di qualcosa, la popolazione non doveva saperlo.

Lo accompagnarono dunque al suo banco di lavoro. Poi, avrebbero provveduto a fare una segnalazione al Benefico Controllo, certamente. Per il momento se ne andarono lesti alle centraline. Rimase da solo.

Sapeva che non l’avrebbe passata liscia. Il suo operato sarebbe stato vivisezionato, e il suo cervello anche. Esami, test, domande. Dovevano verificare anche l’effetto dei lampi, delle scariche. Certo che l’avrebbero fatto. Ma intanto un po’ di tempo l’aveva. Poteva pensare e agire. E gli piaceva farlo. Lanciare il suo pensiero al di fuori di lì, sopra le montagne, oltre la luna, su nel cielo che ora lasciava trasparire qualche stella.

Libertà, ecco cos’era. Pensò a quel nome di donna scritto sul libro, alla persona che lo portava, al grande regalo che aveva fatto a tutti loro, a Terra, all’Universo intero.

Pensò che gli sarebbe piaciuto incontrare una donna come quella, dal cuore vivo e dal grande coraggio. Poi capì che in realtà si erano già incontrati.

E ora sapeva che cosa fare. Da quel momento in poi i nuovi cervelli sarebbero usciti con una memoria di nuova dotazione. Con le parole dimenticate.

Ci avrebbero messo un bel po’ a scoprirlo, questo giocava a suo favore. E intanto sarebbero entrate in tutti gli organi dei fratelli di luce, i nuovi suoni sarebbero diventati flusso vivo, sogno, emozione.

Pensò a ciò che potevano creare i pensieri fatti di parole dimenticate, quali comportamenti, quali reazioni, quali possibilità.

Sapeva che comportavano pericoli per tutti, non solo per lui. Ma non si sentiva colpevole, non avrebbe rinunciato. Valeva la pena di vivere con strade e pensieri preconfezionati? Forse un giorno, i suoi posteri avrebbero potuto di nuovo…

Il temporale ormai era lontano, in un punto vago dell’orizzonte. C’erano stelle a frotte. Poteva essere di buon auspicio per Terra.

Il passato era stato cancellato, il presente li schiacciava.

Era capitato a lui, proprio a lui, di trovarsi in mano semi per il futuro. Doveva provare.

Questo pensò.

Poi iniziò a confezionare memorie.

still-life-with-old-books-eileen-bowling

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.