Gavi DOCG, un vino che rappresenta undici territori. La sfida vinta di Giusi

Pranzo di Pasqua? Quello che offre la dispensa, insomma, di scorte ante quarantena. E, quindi, spaghettoni prodotti dal pastificio salernitano Vicedomini, molto buoni, conditi con sughetto di pomodoro e pezzetti di pesce spada “pescati” in un angolo del freezer.

Praticamente, una piccola riserva di casa messa da parte quando nessuno avrebbe immaginato quello che sta succedendo in tutto il mondo. E, da bere? I ricordi vanno ad una elegante bottiglia di Gavi, Mine, prodotta da Giusi Scaccuto Cabella, che mi dispiaceva aprire per non perdermi della bellezza che mi regalava ogni volta che capitava a portata di occhi, ed anche per non sacrificarla con un piatto un po’ modesto, visto che il vino era il ricordo della colazione della sua presentazione ufficiale avvenuta nel primo ristorante vegetariano italiano ad aver conquistato la stella Michelin, il milanese Joia di Pietro Leeman.  Lo straordinario Mine ha reso grandissimo il piatto di spaghettoni, oltre che a trasformare una colazione da “recluso”, in un pranzo sontuoso. Ed avviene proprio quando la bella e determinata Giusi diffonde sui social una foto che la vede china sulle sue viti intenta a sistemare i giovani germogli, indossare guanti e mascherina di protezione per coccolare – in questo momento davvero triste – la sua “ricchezza”, cioè, quelle piantine che gli assicurano le uve che gli permettono di produrre un vino unico.

E sì. Perché Giusi Scaccuto Cabella, con Mine Wine, una piccola azienda monoprodotto, da 20.000 bottiglie l’anno di Gavi docg, è il solo produttore che propone un vino di uva Cortese, proveniente da tutti gli 11 comuni della denominazione. A selezionarle, le uve, è sempre solo lei che il territorio lo conosce bene, avendo lavorato per molte aziende della zona, occupandosi un po’ di tutto. E, quindi, ha un fiuto straordinario nell’individuare i contadini (teste dure, a detta sua, ma che sanno il fatto loro, oltre a praticare i metodi dell’agricoltura biologica e biodinamica), che dal 2018 l’aiutano a creare il suo vino, testimone di un angolo di Piemonte molto suggestivo e decisamente vocato a produrre ottima uva a bacca bianca. Non esiste un altro vino che rappresenti così integralmente tutte le caratteristiche del Gavi. Un’idea che sembra l’uovo di Colombo, ma nessuno ci aveva mai pensato: “Voglio fare un Gavi che sia mio in tutto e per tutto, e che racchiuda la vera anima di questi 11 comuni dalle caratteristiche tanto diverse, sia per clima, altitudine e composizione dei suoli. La scelta delle percentuali di ciascuna terra tiene conto dell’andamento dell’annata e di come si sono espresse le zone nel corso della stagione – rammenta Giusi quando pensava ad un suo vino – E’ stata una sorpresa anche per me scoprire le caratteristiche organolettiche di un blend nato da terre rosse, bianche e di mezzo, perché non avevo idea di come si potessero esprimere in un unico prodotto. Di fatto, credo di aver realizzato un Gavi che rappresenti la mia personalità, tanto complessa quanto sfaccettata”.

Infatti, dopo essersi presentato con un bel colore giallo paglierino, Mine 2018 irrompe con un bouquet piuttosto complesso tra note calcaree e iodate arricchite da un ventaglio agrumato accompagnato da accenni di frutta rossa e profumi di erbe aromatiche. Il sorso è dagli aromi intensi, con una buona componente alcolica ma equilibrata da freschezza e sapidità e una persistenza molto delicata di mandarino. Un grande vino, per accompagnare risotti, la cucina marinara, frutti di mare e crostacei, le carni bianche e capace di rendere sontuosi anche piatti modesti perché preparati da cuochi non professionisti.

Siccome “la mia storia è una fortunata combinazione di coraggio, impegno e sentimento”, direbbe Giusi Scaccuto Cabello, in questo periodo storico che sta mettendo a dura prova tutti gli italiani, senza distinzione di genere o estrazione sociale, ci sono piccole azioni quotidiane che ci ricordano che la vita va avanti, ma va avanti anche la “vite”. E, così la viticoltrice del Gavi ha pensato di sfruttare i social (lei è tra le produttrici che continuano a raccontarsi anche attraverso la rete), per incitare gli altri produttori a resistere perché è sicura che con la nostra tenacia, possiamo superare uno dei momenti più duri dell’era contemporanea. E, intanto, dalla sua cantina, la Signora del Gavi che rappresenta tutti i territori della denominazione, ha già messo fuori le prime bottiglie della nuova annata 2019 ed è convinta che dovrà aspettare ancora qualche mese in più per ricevere l’attenzione che merita il suo Mine. Ed è anche convinta che con un mercato Horeca completamente bloccato, sia in Italia che all’estero (Mine Gavi docg è presente anche a New York, Miami, Svizzera, Corsica e Polonia), molti vini saranno costretti a riposare ancora qualche mese in più in cantina. Che, se vogliamo, anche con un risvolto positivo come la riscoperta del tempo in bottiglia. Quell’affinamento che la richiesta del mercato non permetteva. Così, il Mine Gavi Docg 2019, sonnecchiante ancora per qualche tempo in cantina, ne guadagnerà arricchendo ulteriormente la sua bella complessità. E, sarà un grande vino, a dispetto di un anno che è già cominciato male.

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