Pagine di storia locale – Arquata e lo sport

Lo sport, molto importante nella vita dei giovani, è vissuto come un gioco, un modo per socializzare, imparare le regole e avere rispetto per i compagni. Un impegno per mettersi alla prova e realizzare i propri sogni.

Oggi i ragazzi praticano lo sport frequentando palestre, gruppi sportivi, associazioni. Negli anni del dopoguerra si svolgeva negli spazi aperti fra le case, nei cortili e nella strada , dove il traffico era limitato. Il fortunato che possedeva una bicicletta sua o la sfilava a un adulto, si lanciava in competizioni con i compagni, correva lungo le strade, non asfaltate, pedalando in bilico sulle due ruote di un mezzo spesso troppo grande. Si sentivano come i beniamini, Coppi e Bartali e speravano di diventare dei campioni come loro.

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Alla portata di tutti era il gioco del pallone. Bastava uno spazio sterrato, due maglioncini arrotolati o due pietre per delimitare la porta e via a dare calci a un involucro di stracci legati in forma rotonda o a una palla acquistata con poche lire, che si rovinava facilmente. Era una festa giocare con un pallone di cuoio, tanto desiderato, ma che, se preso in testa, lasciava i lividi. Pur di giocare si adattavano a qualunque situazione. Cominciarono allora a nascere le prime rivalità fra squadre diverse dello stesso paese e anche di paesi vicini.

Sampierdarenese_1920

Il vero e proprio gioco del calcio  si sviluppò dopo l’insediamento delle truppe inglesi nel paese tra il 1918 e il 1920. I soldati avevano subito impiantato nella loro base un campo da pallone, perché  in Inghilterra già da tempo questo gioco era popolare. Il primo campo da calcio venne realizzato nel 1920, nella parte piana del parco dei marchesi Spinola, dopo che un gruppo di giovani tagliò le piante ancora presenti in quell’area, per ricavare lo spazio necessario.  Emersero i miei primi grandi calciatori: Davide Roveda, che giocò in serie A nella Sampierdarenese, Alberto Repetto detto Meo e il fratello Mario diventati accaniti giocatori nelle squadre e nelle competizioni. Meo, più basso di statura, veloce attaccante, molto agile nello scansare con destrezza gli avversari, firmò un lungo contratto con il presidente Caruli della Vignolese Calcio. Mario, di mole più imponente, si piazzava in difesa come terzino nell’Arquatese Calcio. Altri famosi giocatori sono stati Gin Alvigini, “Ippo” (Filippo Patri), Carmelino Gobbi portiere, Emilio Brugna, detto Mio, che giocò nel Derthona Calcio e in una squadra abruzzese. Essendo alto di statura era specialista nei tiri di testa nella porta avversaria.

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A Arquata è nato nel 1931, il ciclista Mino De Rossi, corridore sia su strada che su pista. E’ stato campione del mondo dilettanti nell’inseguimento individuale nel 1951 a Milano, mentre l’anno successivo vinse la medaglia d’argento a Parigi, arrivando secondo sempre nell’inseguimento individuale dilettanti. Con Loris Campana, Guido Messina e Marino Morettini meritò il titolo di campione olimpico nell’inseguimento a squadre ai giochi di Helsinki 1952. Mino De Rossi è stato professionista dal 1952 al 1967.

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Un altro sport popolare era il gioco delle bocce. Molte persone erano interessate, non solo quelli di una certa età, ma anche i giovani. Alcuni cittadini raggiunsero livelli significativi nelle classifiche nazionali. L’unico campo da bocce esistente era quello del Dopolavoro Ferroviario, ma quando venivano disputate gare a livello nazionale, non essendo questo sufficiente,  si utilizzavano altre aree comunali, come Piazza Caduti, a quei tempi, non asfaltata, spianata con minuscolo ghiaino.

JO Stockholm 1912, Athlétisme, javelot Hommes - Eric LEMMING (SWE) 1e.

Ecco ancora un altro atleta, Enrico Malaspina. Alto, magro e asciutto, era uno specialista nel lancio del giavellotto. Ricordo che nel salone dell’oratorio S. Giovanni Bosco, tanti anni fa, erano esposte sue foto in tenuta ginnica e alcune coppe vinte da lui. Negli anni ’70, con il suo patrocinio, era sorta nel paese la Società Amatori Atletica Arquatese, iscritta al C.O.N.I. Si allenavano nella palestra delle Scuole medie durante la brutta stagione e lungo le strade del territorio,nel restante periodo, poi gareggiavano in corse campestri e marce podistiche di vari km.

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