Glifosato, la messa al bando va in ordine sparso denuncia Slow Food

Slow Food Italia interviene duramente sulla vicenda del glifosato, il diserbante chimico che recentemente è stato “riabilitato” negli Stati Uniti e che è stato nuovamente autorizzato in Europa, nonostante che alcuni stati e città ne abbiano chiesto il bando.

Il laboratorio di farmacologia e tossocologia LPT di Amburgo ad esempio, spiega Slow Food, è sotto accusa per aver commesso frodi sui risultati delle sue ricerche su questo diserbante, dalla sostituzione di animali morti con animali vivi, a tumori declassati ad infiammazioni ed altro ancora allo scopo di compiacere i clienti.

Il nostro sistema di autorizzazione per le sostanze chimiche si basa sul principio che le aziende devono dimostrare scientificamente che i loro prodotti non presentino rischi per la salute pubblica e l’ambiente. Quindi è di loro responsabilità anche commissionare gli studi tossicologici necessari per l’autorizzazione.

Lo scandalo del laboratorio tedesco, in possesso della certificazione “Good Laboratory Practice” dimostra, prosegue Slow Food, che la fiducia che abbiamo verso gli studi commissionati dalle aziende non è giustificata.

Questi studi hanno infatti un’enorme importanza economica e vi è, molto spesso, un grave conflitto di interesse.

Il glifosato apparve per la prima volta nel 1974, il brevetto, della Monsanto, è scaduto ed oggi diverse aziende lo producono. Nel 2015 l’agenzia di ricerca contro il cancro dell’OMS ha dichiarato la probabile cancerogenicità del diserbante. Migliaia di persone negli Stati Uniti sono in causa e stanno chiedendo il risarcimento danni a Bayer-Monsanto.

Dopo la riabilitazione da parte dell’Europa diverse città e regioni stanno bandendolo autonomamente, la prima in Italia è stata la Calabria, la legislazione nazionale lo vieta nei luoghi pubblici e prima del raccolto.

Tuttavia la messa al bando del glifosato prosegue in ordine sparso, con incertezze ed eccezioni. Se in Austria esso è completamente vietato in Belgio e Olanda lo è solo per l’uso non professionale mentre in Repubblica Ceca e Danimarca le limitazioni valgono esclusivamente al momento del raccolto.

Le alternative esistono, conclude Slow Food, e la politica deve applicare coerentemente il principio di protezione della salute dei cittadini e dell’ambiente.

pesticidi-glifosato

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