Pagine di storia locale – Il “bosco delle vipere” di Montaldero

Usanze, tradizioni e qualche storia fra leggenda e realtà

E’ incredibile come le cose si perdano,si trasformino,irrimediabilmente con il trascorrere vorticoso del tempo. Credo sia esperienza comune a molti ,se non a tutti come i primi anni di vita siano più lenti a passare che non i successivi dell’adolescenza ,per non parlare poi di quelli della maturità. Sarà dovuto al comune sentire che i primi anni di vita sono in salita e quindi più faticosi da percorrere, ma una regola fortunatamente resta uguale per tutti:la clessidra non fa sconti a nessuno. E presi come siamo dai tanti problemi che questa vita digitale ci mette quotidianamente davanti,aggiunti al pensiero di come risolverli,molto spesso senza soluzione,ecco come si possono perdere facilmente i legami con usanze e tradizioni di un mondo ormai superato,senza possibilità di ritorno che chiede soltanto di non essere dimenticato completamente ,poiché è li che ognuno di noi affonda le proprie radici. Allora puoi anche sorridere dinanzi al fatto che al giorno d’oggi sia impossibile trovare una casa sul cui ingresso troneggi in bella mostra il ferro di cavallo quale impagabile sentinella contro la sfortuna,cosa del tutto normale fino a pochi decenni fa,specialmente nelle case di campagna; per non parlare poi della treccia formata da tante teste d’aglio sapientemente annodate fra loro.

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L’aglio ha sempre avuto un ruolo di primissimo piano nella vita dell’uomo. Le proprietà officinali e le capacità curative risalgono agli antichi egizi,e quelle rimangono tali. Diverso invece il significato che ha assunto nel corso degli anni,da antidoto efficace contro i vampiri fino ai giorni nostri dove nelle cucine se esposto sotto forma di ghirlanda assolveva ad un compito ornamentale oltre che conservativo,mentre se appeso come una treccia sciolta in verticale aveva buone speranze di competere con i moderni sistemi di previsione del tempo.La teoria si fondava sul fatto che diventasse più morbido al tatto molto prima che arrivassero le nuvole a portare pioggia.Un altro metodo forse ancora in uso ai giorni nostri era quello di versare in un recipiente,o in un piatto due parti di aceto di vino,e una parte di olio.

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L’olio più leggero,segue le variazioni di umidità dell’aria ,allargando e o stringendo la chiazza sull’aceto. Un cenno anche sulle cipolle:se una sola fa piangere,tanti mazzi di cipolle appesi nei cortili o nelle cascine per asciugare avevano un aspetto intimidatorio contro i malintenzionati. Mi spingo a dire che la fiera delle cipolle di agosto che vedeva tutti quanti rifornirsi di quantità esagerate del prezioso ortaggio avesse attinenza con la credenza popolare. Resta da ricordare l’aspetto decorativo rivestito da un bel mazzo di pannocchie di granoturco appeso sulle pareti della cucina,oltre che ad assolvere un ruolo propiziatorio per il raccolto dell’anno a venire.

Infine per completare il panorama non poteva mancare una storia che ha del leggendario e che arriva su questo foglio trasmessa di ”crocchio in crocchio” nelle calde afose serate arquatesi .

Montaldero

Protagonista è un contadino di nome Censo,abile cercatore di funghi,solitario nelle sue scorribande per boschi,proprio per non rivelare i posti buoni .Si narra che il celeberrimo “Funsau” un giorno,in un bosco nei pressi di Montaldero, stanco per il girovagare alla ricerca di funghi, ma anche appesantito dal cesto ridondante di magnifici porcini, colto dal sonno si addormentasse vicino ad un cespuglio di nocciolo selvatico con il cesto in prossimità della testa. Sorpresa,ma grande paura al suo risveglio:una vipera minacciosa lo stava puntando a pochi centimetri dal viso,e la coda era saldamente affondata nel cestino. Probabilmente se la portava dietro da un pezzo.Non so quanti santi siano venerati sul calendario, di sicuro il Censo li invocò tutti,dal primo all’ultimo.Si dice ancora che dovesse la sua salvezza ad una verga di nocciolo strappato al cespuglio per scacciare il pericolosissimo serpente

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Da quel giorno il bosco diventò ”bosco delle vipere”. Il Censo non c’è più,ma fra i cercatori è molto diffusa la consuetudine di andar per funghi con il cestino per una mano e bastone dall’altra. Possibilmente di nocciolo selvatico. Non chiedetemi altro,la mia testimonianza arriva ai racconti serali dei “crocchi”,in attesa del fresco ristoratore,e per dirla alla Marzullo proprio mentre un giorno sta per finire ed un nuovo giorno sta per iniziare.

M.P.

 

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