I racconti di Marina Salucci – “Voci”

Nuovo appuntamento con i racconti di Marina Salucci, ecco “Voci”, un racconto breve che prende spunto dal mondo del circo.

VOCI

Nascosta nelle pieghe umide della notte, una fisarmonica soffiava intorno una melodia indefinibile. Una danza, forse, ma quale?

La notte si mosse, come volesse provare a seguirla. Intorno si disegnarono luci.

Le luci diventarono colore. La pioggia mosse il colore e lo stese dappertutto.

La città divenne una danza di giallo rosso turchino blu. Il vento provò a mescolarli.

– Che cos’è? chiese una voce.

C’era qualcosa in movimento, qualcosa che sembrava voler interpretare quelle note umide che volavano intorno. Aveva lunghe zanne rosse e pupille dilatate, e nel suo sferragliare lasciava scie di giallo e azzurro.

– Sarà forse un treno? azzardò un‘altra voce.

– Un treno, ma tu hai mai visto un treno come questo?

La voce scosse la testa.

– Forse, forse se ci allontaniamo… vedremo meglio. Capiremo

Lo fecero.

Lo sbuffare del mantice sonoro si faceva più denso. Le mani lanciavano note con maestria divina.

– Forse un pannello luminoso…

– Un circo che arriva con il suo spettacolo…

– Forse…

– E se fossero semplicemente riflessi?

– Riflessi di cosa?

– Riflessi di quello che non vediamo.

La seconda voce tacque. Forse aveva paura.

– Il fato, lo sai, mica si fa vedere. Magari è il fato che si è mosso, ha scelto il caleidoscopio di questa notte di pioggia e di note… che poteva scegliere di meglio per mostrarsi. Hai mai visto niente di simile, hai mai sentito qualcosa di così… di così…

– Di così cosa? chiese la seconda voce con un po’ di apprensione.

– Non lo so, ma dentro a questa musica ci sta ogni sentimento.

– Dai, piantala, mica crederai al destino…

La prima voce patteggiò con se stessa.

– Ma no, ma no, dai, andiamo, disse poi.

Lasciarono una scia ben visibile.

E mentre la fisarmonica impazziva, le pupille dilatate avevano già cambiato direzione. E guadagnavano terreno, grazie alle zanne. Le voci non se ne accorsero, ma le scie di pioggia colorata stavano inseguendo proprio loro…

Voci

Fotografia di Carlo Accerboni

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