I racconti di Marina Salucci – “Lettera dal bronzo”

Appuntamento domenicale con i racconti di Marina Salucci, ecco “Lettera dal bronzo”, una riflessione sulla libertà e sul viaggiare nel mondo partendo dallo spunto della statua di Giuseppe Garibaldi a Genova.

LETTERA DAL BRONZO

(parla Garibaldi, dalla statua di Largo Pertini)

Per me la libertà fu essenzialmente movimento, pura azione.

Certo, ora lo posso esprimere con quel po’ di filosofia, ora che sono qui dentro al bronzo. E le froge del mio cavallo sono immobili.

Ma allora, non c’era una vera riflessione. Gioivo nel moto, provavo eccitazione continua. Il mio corpo si impregnava dell’azione, e partivo per l’obiettivo, senza pensarci su., lasciando ad altri le morali.

Per questo fuggii, quando mio padre voleva costringermi all’avvocatura. Io, Celestino, Cesare e Raffaello, via sulla scia dell’onda, Subito acciuffati per la spia d’un prete. Ah, d’un prete… Ma mio padre si convinse, e io cominciai la mia vita in mare.

Sulla nave ci si muove sempre, anche nell’immobilità assoluta, ci avete mai pensato? Il mare le imprime moto continuo: l’onda, la corrente, la marea, il vento. Questo mi educò, se mi permettete di usare questo verbo, non le altre frottole che si chiamano in causa.

Così conobbi il mondo e gli uomini, le città, i pirati, le donne e le guerre, e tutto era bello e libero, in perpetuo e forsennato movimento.

Forse tutto sarebbe andato avanti così, brezze e tempeste, taverne e amici, amore e coraggio. Fino alla vecchiaia, e poi qualche nipote a cui raccontare la mia storia.

Ma una sera, in un piccolo porto lontano, un uomo mi volle parlare di idee.

Non mi ero mai interessato alle idee: mi parevano roba da preti, Ma quella sera, nella locanda poco illuminata, le idee si erano vestite di coraggio, spada e sangue. Erano le idee di un certo Mazzini che voleva l’unità d’Italia. Per me furono una corrente elettrica. Idee impastate d’azione. Azione che si tinge d’ideale.

Conobbi la mente che le aveva pensate: davvero ero la persona giusta, il suo complementare. Riflessivo, lento pallido, intellettuale. Tutto ciò che io ero gli mancava.

Mi ci buttai tanto a capofitto che divenni un ricercato prima ancora di approcciare le nobili imprese. Fuggi: di nuovo l’onda, la corrente, la marea, il vento.

Fu così che arrivai a Rio de Janeiro.

Vi devo confessare che non ci fu nulla di nobile e ardito in ciò che feci in Brasile, Uruguay e Argentina. Nulla di romantico men che meno. Ma la storia dell’eroe dei due mondi, credetemi, non è mia invenzione. Brigante, sì, ma non impostore. Quello fu il gioco degli uomini di potere, dei loro accordi baratti compromessi. Serviva loro un pirata, ma per il popolo doveva essere un eroe. Io non ho mai voluto essere un eroe.

Arrivai in Brasile solo perché scappavo. Se volete potete chiamarmi pirata anche voi, ma sappiate però che il mare stesso è pirata. Non sa che cosa sia la morale e l’eroismo. Si va, col sale sulla pelle, ed è meglio non fermarsi.

In Uruguay sentii parlare di fratellanza, uguaglianza, libertà. Per quello diventai massone. E per quello, ingenuamente forse, trattai con gli inglesi. I bravi massoni per liberare il sud. Mille uomini che partono e i picciotti che li aiutano. Sconfiggono un esercito. Ecco, l’Italia è riunita, e vissero tutti felici e contenti.

Ma voi, uomini e donne del 2000, come avete fatto a crederci?

Che un esercito di 1089 uomini raffazzonati abbiano battuto un esercito regolare, numeroso come quello delle due Sicilie?

Beh, capisco, c’è scritto sui libri.

Avete davvero ancora molto da imparare.

Se non ci fossero stati gli Inglesi a scortarci, se non avessimo corrotto l’esercito borbonico, non si faceva proprio nulla.

E poi, l’Unità d’Italia, credete che fossero in tanti a volerla? Ma se avevano assalito Pisacane. La libertà, per il popolo, cari signori, è il pane.

Mi dispiace avervi deluso, forse scioccato. Proprio per questo ho taciuto molto. E ora non ci riesco più.

Ma voi, voi che non siete come me, imprigionato nelle mie sembianze in bronzo sopra un cavallo di bronzo che ha le froge immobili, voi siete ancora in tempo. A cercare la verità.

Perché, sapete, indubbiamente l’azione è libertà.

Ma il vero, amici, il vero rende davvero liberi.

Statua di Garibaldi

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