Vino e dazi USA: un’operazione dove perderemo tutti

Enrico De Alessandrini, associato italo-americano di CIA Agricoltori Italiani e produttore vitivinciolo, titolare dell’azienda Sassaia nello stato di New York nonché segretario del Board of Directors della Camera di Commercio Italo-Americana di New York, interviene sulla vicenda dei dazi commerciali imposti dagli Stati Uniti ai prodotti agroalimentari europei.

<<n questi giorni i senatori e l’amministrazione americana stanno valutando le istanze e i documenti giunti dalle varie parti in causa e nulla è ancora definito. Quello che è certo per gli operatori del settore, sia italiani ed europei che americani, è che l’introduzione dei dazi sul settore del vino e del cibo come risposta alla digital tax e alla vicenda Airbus-Boeing non è la miglior cosa – ha spiegato De Alessandrini – L’Italia rischia di perdere l’export sul vino, e anche il territorio alessandrino andrebbe in difficoltà: il Gavi, ad esempio, ha un mercato molto importante in America, dove esporta buona parte della sua produzione>>.

Una guerra commerciale Stati Uniti-Europa dove, alla fine, come fa presente De Alessandrini, ci saranno solamente sconfitti e nessun vincitore: <<La cosa ragionevole sarebbe introdurre eventuali dazi proporzionali e differenziati in base alla dimensione aziendale, ma diventa una discriminante difficile da applicare, senza tenere conto che ci sono eccellenze produttive di altissimo livello che provengono da piccole realtà. Come imprenditore alessandrino sto già cercando di immaginare nuovi sbocchi di mercato, se il mio export con gli Usa diventasse, di fatto, impraticabile. La Germania è un mercato per noi già avviato, mentre ora ci affacciamo in Svizzera, nonostante l’America conti molto>>.

L’export italiano di vino guarda quindi a nuovi mercati, cosa che, molto probabilmente farebbero i distributori e ristoratori degli Stati Uniti << Sono preoccupato per i produttori italiani, ma se i dazi dovessero tradursi in realtà sarebbe una perdita pesantissima anche per i distributori e i ristoratori americani, oltre ad affossare gli importatori che dovrebbero cercare altre tipologie di import come Sud Africa e Cile. Insomma, nella resa dei conti, in questa operazione non vincerebbe nessuno>>.

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