Pagine di storia locale – Il respiro del borgo

Mentre i ricordi del passato dialogano con le sensazioni del presente, il borgo respira con vecchie pagine di storia portate dal vento, richiamando alla mente cose vedute o apprese, profumi e odori inalati, segni di passata presenza umana.

Si può ascoltare il respiro del vento che si infila nella loggia e conquista le fila dei vicoli, dove lenzuola sventolanti, appese a tremule cordicelle, emanavano fragranze di fresco bucato o il gaio cinguettio di voli di rondini indaffarate che volteggiavano veloci al tramonto, attorno al massiccio oratorio.

Cogliere piacevoli rintocchi di vivaci campane diffondersi nel silenzio ovattato del borgo, serenamente privo di moderni rumori. Udire lo strillare di bande di vivaci ragazzini che sbucavano e si nascondevano giocando e saltando nei vicoli ombrosi, perché allora il gioco esisteva solo all’aria aperta, nei carubi, in Carraria, nella Lea e sulle rive del Castello.

Sentire lo strillare del Magnan, del Mulita e dello Strasè nel silenzio smorzato della contrada, per avvisare le massaie di richiedere la loro opera. Percepire il chiacchiericcio del capannello di comari, disposte a semicerchio sulle loro umili sedie impagliate, mentre cucivano e …ricucivano a maglia ai piedi della casa gotica.

L’incontro con la storia si rinnova anche grazie al ricordo di passati odori che trasudano nei vicoli di pietra del nostro antico borgo.

Vicoli apparentemente vuoti, ma che si riempiono di antiche presenze attraverso il ricordo degli odori percepiti, facendo scorrere il tempo all’indietro, specie per chi è nato tra queste antiche mura. Cogliere il tipico odore emanato da vasi di gerani sanguigni o rosa confetto che si disputavano lo spazio tra davanzali e terrazzi, contendendosi ogni raggio di sole che trapassava la penombra dei vicoli e colorando angoli di tranquillità del borgo.

Assaporare la propagazione dolciastra del mosto diffuso da capienti bigonce, disposte alla base dei vicoli nella bruma autunnale, colme di aromatici grappoli di barbera e nebbiolo, raccolti da vigne scoscese coltivate a fatica nei vallivi arquatesi, pigiati da piedi nudi di adulti raccolti e ragazzi vocianti. Riconoscere l’effluvio di tannino della legna dei castani di Montaldero, antico combustibile delle scordate stufe di ghisa, tagliata da rumorose seghe a nastro sorrette da tre ruote, trasportata poi in anguste cantine all’interno dei vicoli da ragazzi volenterosi che, a fine lavoro, ambivano di ricevere la mancia di una moneta. Annusare il profumo del pane croccante cotto nel forno a legna, ubicato da secoli sulla scalinata dell’antico oratorio, raramente sommato alla fragranza della cottura di gustosi dolci casalinghi, ambiti per le sole grandi festività del passato.

Si percepivano anche odori meno graditi al moderno olfatto, come effusione derivate da vicinanze di piccole stalle che accoglievano pecore e caprette, o pollai che ospitavano animali da cortile all’interno dei vicoli. Anche certe fognature scoperte nelle riane, collocate tra le sequenze di due case lungo la via della contrada, contribuivano a diffondere emanazioni poco gradevoli nell’aria in certi angoli del borgo, ma a quei tempi non si faceva caso a questi odori naturali.

E in questo dialogo tra passato e presente si avverte una felice suggestione e, mentre si cammina accanto a queste antiche pietre, si respira il sapore dei secoli.

M.P.

img_20191108_224826-01_wm

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.