Preoccupazione per i dazi statunitensi sul vino e l’olio italiani

Preoccupazione del mondo della vitivinicoltura italiana per l’imposizione dei dazi applicati dagli Stati Uniti nell’ambito della “guerra commerciale” a seguito del contenzioso sugli aiuti pubblici al consorzio Airbus. I dazi sono già in vigore sulle nostre esportazioni di formaggi, salumi e agrumi.

Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha scritto a Phil Hogan, commissario europeo al commercio, in vista della missione diplomatica negli Stati Uniti che inizierà martedì 14.

Questi dazi rischiano di essere particolarmente dannosi per l’agricoltura italiana, colpendo due comparti (olio e vino) che rappresentano 2 miliardi di €, la metà delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti.

<<Sono convinto che il sistema agroalimentare in Italia e a livello europeo – scrive Giansanti – abbia molto da perdere nell’eventualità di un inasprimento delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Pertanto il nostro auspicio è che possa essere avviato un negoziato diretto per evitare l’aumento dei dazi e le inevitabili misure di ritorsione. La firma della ‘fase uno’ dell’accordo con la Cina e l’intesa raggiunta con il Giappone, che riguarda anche i prodotti del settore agroalimentare, fanno ritenere che, con tutta probabilità, le pressioni degli Stati Uniti si concentreranno ora sull’Europa. Ogni possibile iniziativa va posta in essere da parte dell’Unione per evitare questo scenario fortemente negativo>>.

L’inasprimento delle tariffe già esistenti su formaggi, salumi ed agrumi (che hanno creato una crisi nelle esportazioni) e l’applicazione di nuove tasse su olio e vino spingerebbero i nostri prodotti fuori mercato rispetto alla concorrenza di altri Paesi (per esempio del Centro e Sud America), con danni economici enormi per le imprese agricole italiane e, viceversa, per il sistema economico U.S.A. basato su un solido scambio commerciale con l’Italia.

<<I negoziati diretti possono dare risultati positivi anche per il settore agricolo – conclude Giansanti – in attesa dell’auspicabile rilancio del sistema multilaterale di gestione del commercio internazionale. Ovviamente, dal nostro punto di vista, esistono alcuni punti fermi non negoziabili, quali la massima sicurezza alimentare, la protezione delle risorse naturali e la salvaguardia della normativa europea in materia di indicazioni geografiche protette>>.

<<Siamo ovviamente molto preoccupati perchè il comparto vitivinicolo è considerevole nella regione Piemonte e perchè molte nostre aziende esportano verso gli Stati Uniti>> commenta Luca Brondelli di Brondello, presidente di Confagricoltura Alessandria, inquadrando la questione in un’ottica locale.

Red-Wine-Vineyard

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