I racconti di Marina Salucci: “Caparbiamente azzurro”

Nuovo appuntamento con i racconti di Marina Salucci, ecco un testo fantascientifico a sfondo sociale dal titolo “Caparbiamente azzurro”:

In cima ai muri verdi e bianchi c’erano piccoli pezzi appuntiti di materiale tagliente. Avevano saputo che si chiamava vetro. Era una costruzione sinistra, ferita dalla ruggine. Li aveva lasciati perplessi. Turbati forse. Grandi parallelepipedi scoperchiati e tagliati da oblò completamenti muti.

Avevano planetato lì dopo che il Grande Meteorite aveva distrutto Crisex, il loro pianeta. Un viaggio estenuante di 49 unità temporali, proprio per cercare quel corpo celeste, che le loro vecchie carte indicavano come “Terra”. E informavano anche che era l’unico dove l’atmosfera era compatibile con i loro organismi metabolici. Un pianeta che aveva già ospitato la vita, qualche millennio prima. Fra paesaggi bellissimi, diceva un asterisco delle loro vecchie carte.

Bellissimi? Ma dov’erano?

Davanti a loro si profilavano solo lande secche e aride, l’oceano mare scuro e livido, e le colline ricoperte di costruzioni sgraziate. Non riuscivano a capire.

Decisero di andare a fondo. Si accamparono. Davanti a loro, la nana gialla (millenni prima si chiamava Sole) si stava per inabissare nel mare scuro. Vi emergevano torri di metallo, gru scheletriche, pontili, dighe. Un silenzio vitreo. Erano stanchi. Prepararono dunque una base a ridosso del vento, sfruttando i volumi delle costruzioni. Dopo l’assimilazione dei nutrienti serali il turbamento divenne disagio fondo, davanti a quelle mura arcane, arse, scrostate, impressi da cerchi dal significato oscuro, e con quel materiale lucente, che assumeva i riflessi della nana gialla. Uno di loro si era danneggiato le squame cellulari soltanto sfiorandolo. Roba da poco, per fortuna, soltanto una piccola fuoriuscita di liquido guida…

E mentre altre stelle sorgevano lontane, in cerchio davanti al termoregolatore, fecero le loro congetture.

Forse si trovavano davanti a templi in onore del Grande Principio, sapevano che era venerato in tutto l’infinito universo. Forse un osservatorio galattico o un luogo di meditazione per la fortificazione del corpo fisico e spirituale, o una vecchia base di esperimenti e di ricerca…

Ma nulla li convinceva.

Alla fine decisero che avrebbero adoperato il REP. Il capo della spedizione aveva dato il permesso. Il Ricognitore Elettronico del Passato si adoperava solo in occasioni speciali. E quella lo era. Erano arrivati lì per impiantarvi la loro civiltà. Potevano forse farlo senza conoscere?

Quando i tecnici lo montarono, la mattina dopo, il cielo impazziva di luce limpida e azzurra. Cristalli nell’aria. Cristalli blu.

Ecco la bellezza, pensarono. Non si può confondere, avere dei dubbi, ogni essere dell’infinito universo è in grado di distinguerla.

E mentre il REP era al lavoro videro ancora, sotto la luce vivida del cielo, dalle onde scure alzarsi braccia metalliche minacciose, sagome senza vita.

Poi arrivarono i risultati.

Il capo della spedizione li esaminò: e mentre guardava e leggeva i suoi occhi emanavano la luce scura della tristezza.

Poi disse: -Ce ne dobbiamo andare.

Cadde il silenzio sull’accampamento.

La nana gialla era nel punto più alto del cielo.

Il capo era la guida suprema, non era tenuto a spiegare le sue motivazioni. Ma ugualmente si sedette e parlò.

-Lì dentro, disse indicando le grandi mura oblique, i terrestri abitavano.

Ci volle un po’ prima che lo stupore fosse assimilato.

-Sì, disse la guida, in queste costruzioni minacciose i terrestri avevano la loro dimora, svolgevano la loro giornata e intessevano i loro affetti. E quel materiale tagliente, che chiamavano vetro, serviva per far male ai loro simili che volevano entrare senza permesso, per rubare. Ad allontanarli.

-Che significa rubare?

-Prendere ciò che appartiene agli altri. Contro la loro volontà.

Si guardarono, non riuscivano a capire. La nana gialla creava riflessi abbacinanti che disturbavano le loro strisce visive.

-Non abbiamo mai sentito nulla di simile vero?

-Mai, sancì la guida.

-Perché lo facevano? E perché mettere i materiali foranti, pericolosi, anziché parlare, intendersi?

-Amavano il possesso, sentenziò la guida, e il denaro.

-Denaro? chiese qualcuno.

-Sì, denaro, fogli di carta stampata o dischetti di metallo, al quale i terrestri avevano attribuito valore a dismisura: con il denaro potevi comprare tutti gli oggetti. E anche le persone.

-Grande Guida, siamo sicuri che il REP non sia guasto? Forse ci ha dato delle informazioni sbagliate.

La guida li guardò con quelle macchie di tristezza nelle strisce visive.

-Sì, siamo sicuri, disse. Il REP funziona.

-E’ terribile, disse un criselide.

– Hanno distrutto il loro pianeta, aggiunse la guida con il volto emaciato, l’hanno devastato per denaro.

-Per dei pezzi di carta, chiese qualcuno, ma come è possibile?

-Su Terra le persone credevano di valere di più se possedevano il denaro..

-Ma… era un’illusione, un inganno, come hanno potuto cadervi così?

La grande guida non ebbe risposte. O forse la tristezza gli serrava le parole.

-Una specie difettosa? osò qualcuno

-Chi lo può dire, rispose dubbiosa la Grande Guida. Per fortuna è la prima volta che tutto questo dolore ci viene incontro, in ben 49 unità temporali. E ne abbiamo viste di stelle.

Poi si avviò, desideroso di terminare quella conversazione.

Ma alcuni di loro gli si avvicinarono.

-Ti proponiamo, Grande Guida, di cancellare questo pianeta dalle mappe stellari, crediamo che potrebbe essere un esempio pericoloso per tutto l’uni…

La guida li fermò con un lento gesto dell’arto a spirale.

-Si sono già cancellati da soli, disse dirigendosi verso la nave astro. Il resto, lasciamolo nelle mani del Grande Principio.

Nessuno aveva più nulla da chiedere.

Si sentivano sfibrati e stanchi, ma seguirono la guida, caricarono il necessario ed espletarono le mansioni consuete.

Partirono subito, sfrecciando veloci e lasciando una scia di fuoco chiaro, che illuminò spettralmente la Terra.

Solo il cielo resisteva, caparbiamente azzurro

Azzurro

Foto di Carlo Accerboni

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