Annus horribilis per le ciliegie, sono poche e di scarsa qualità

I cambiamenti climatici hanno fatto “saltare” la stagione 2019. Ma la beffa è per i produttori che comunque devono raccogliere lo stesso anche quelle rovinate per non compromettere il raccolto del prossimo anno

Un tempo, quando le stagioni erano “puntuali”, si capiva che la primavera era iniziata quando le bambine mettevano al posto degli orecchini dei simpatici “pendenti” di ciliegie (e non ditemi che non l’avete mai fatto). 

Se così non fosse stato, mai a Pablo Neruda sarebbe venuto in mente di concludere la sua celebre poesia con il verso, da cui mutua anche il titolo, “Voglio fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi”. Il prezioso “frutto dell’amore” tra il risveglio primaverile e gli alberi del ciliegio, infatti, sono proprio le carnose e succulente ciliegie di un rosso talmente vivido e inconfondibile da dare il nome al colore “rosso ciliegia”. Prima ancora del sapore del frutto è la fioritura del ciliegio ad essere uno spettacolo universalmente riconosciuto. Nella vastità del mondo cerealicolo la prima distinzione va fatta tra le tenerine dal colore rosso a polpa tenera e le duracine che possono essere di colore rosso scuro con polpa rossa o tonalità rosso chiaro con polpa rosacea e croccante. In Italia sono ventidue le cultivar di ciliegie più diffuse tutte caratterizzate, chi più chi meno, dalla dolcezza e succosità del frutto. O, almeno, così dovrebbero essere.

Oggi, che i cambiamenti climatici hanno portato non pochi stravolgimenti, più che di stagionalità della frutta è più facile parlare, infatti, di frutta “fuori stagione”. Ce lo conferma  Francesco Sottile, docente di Coltivazioni arboree e di Biodiversità e qualità del Sistema Agroalimentare presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo e componente del Comitato esecutivo nazionale di Slow Food Italia. “La cerasicoltura pugliese, ma anche quella diffusa in tutta Italia, ha subìto nel 2019 una durissima prova dopo una stagione in cui aveva già dovuto superare condizionamenti climatici a causa delle piogge abbondanti in fioritura ed ai prolungati e ripetuti ritorni di freddo nell’ultima fase della maturazione – spiega – Alla fine la pioggia è arrivata proprio nel momento in cui è più temibile per le ciliegie che nell’ultima fase della maturazione soffrono moltissimo gli squilibri idrici del suolo e la forte bagnatura dei frutti. Si presenta così il cracking, ovvero, la spaccatura dei frutti che rende la produzione non più commercializzabile. Sono poche le cultivar di ciliegio resistenti a questo fenomeno e non sono molto diffuse perché non sono tra quelle considerate al top della qualità, come la “Ferrovia” pugliese o le precoci della serie Burlat e per questo sarebbe davvero importante che si sostenessero programmi di miglioramento genetico finalizzato ad ottenere cultivar resistenti di elevato pregio qualitativo sul piano pomologico. Molto diffusi, per questo, sono alcuni sistemi protettivi degli impianti, di grande impatto dal punto di vista ambientale ed economico ma unico strumento per una efficace protezione da queste impietose evenienze climatiche”.

Quest’anno, per gli agricoltori, poi, oltre il danno la beffa. I frutti, sebbene invendibili, non possono rimanere abbandonati sulle piante perché potrebbero compromettere la produzione dell’anno successivo ed essere ricettacolo di ovideposizione di insetti. Si deve, quindi, procedere comunque alla raccolta e sono molte le occasioni in cui gli agricoltori, quest’anno, sono intervenuti anche con scuotitori, non sempre efficaci, per cercare di ridimensionare il peso economico di una raccolta che non sarà, in alcun caso, remunerata. Inoltre, è raro poter indirizzare una produzione così danneggiata all’industria conserviera poiché le muffe si insediano con grande rapidità rendendo inapplicabile qualsiasi impiego dei frutti. Tutto questo lascia spazio ad un’incontrollata importazione, soprattutto attraverso l’Adriatico, nel tentativo di soddisfare una domanda interna sempre crescente di una produzione frutticola che, nel nostro Paese, ha raggiunto un’elevatissima competitività per via di un forte progresso nelle tipologie di impianto e nella gestione degli stessi.

Eppure “le ciliegie restano tra le delizie estive più ricche di proprietà benefiche – spiega Andrea Busalacchi, nutrizionista – Il sapore particolarmente dolce non deve, infatti, ingannarci, poiché si tratta di levulosio, ovvero uno zucchero a basso indice glicemico, adatto anche a chi poco tollera gli sbalzi glicemici. Le proprietà benefiche di questi frutti dolci e invitanti, non sono legate solo al gusto poiché anche il colore è indice di un’alta percentuale di polifenoli, ovvero delle molecole in grado di difenderci dalle tossine prodotte dal nostro organismo. In ultimo, non per importanza, le ciliegie ci stupiscono anche per una loro caratteristica, rara nel mondo vegetale, ovvero per la presenza  di melatonina vegetale, un molecola che aiuta il nostro organismo nel regolare i ritmi circadiani, dimostrandosi un importante alleato per chi soffre di disturbi del sonno. Per ottenere un contributo efficace si consiglia di mangiarne circa 20-25 al giorno”.

Non a caso, esistono professionalità come qualla di Sergio Fessia, titolare dell’ azienda ortofrutticola Ortobra, preposte a selezionare il meglio della frutta e verdura che va in commercio. A lui spetta farlo per tutti i negozi Eataly del Nord Italia. Per farlo seleziona il meglio da tutta Italia, avendo individuato, dopo tanti anni di esperienza,  una serie di produttori, per ogni referenza, da cui sceglie le eccellenze che, in ogni differente periodo stagionale, una determinata zona offre.  In merito alle ciliegie anche il suo feedback è, purtroppo, sconfortante. “ Quest’anno abbiamo riscontrato grandi difficoltà nel trovare delle ciliegie di qualità poiché le condizioni climatiche hanno penalizzato il gusto dei frutti che, sebbene si presentino di grande pezzatura e di colore scuro, traggono spesso in inganno il consumatore che rimane deluso dal sapore.  A salvarsi sono i produttori che hanno investito in impianti coperti come la Cascina di Canape di Pecetto a Torino che è uno dei nostri fornitori principali. In  ogni caso le tipologie più vendute sono la cultivar Bigarreau Burlat, la Giorgia , la Ferrovia e  diversi tipi di Vignola.” Per le ciliegie “una-tira-l’altra”ci converrà, dunque, aspettare  fiduciosi quelle del prossimo anno.

Capitolo prezzi. A Milano un chilo di ciliegie costa dai 4,90 ai 14,90. Le più economiche sono quelle “Ferrovia”, le più care le “Pecetto” che possono costare anche oltre i 30 euro al chilo. A Palermo un chilo di ciliegie costa in media 6 euro. Ma in alcuni negozi possono arrivare anche a 10 euro.

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