Acqui Terme e la Resistenza

“Quante croci e quante lapidi che ricordano i fucilati, si incontrano

ai bordi delle nostre strade e agli ingressi dei nostri paesi!”

Come scrisse Monsignor Galliano nelle sue memorie, percorrendo le strade sterrate che costeggiano i campi e i boschi, passeggiando per le vie e le piazze cittadine e transitando nei cortili di edifici abbandonati e di vecchie cascine, è possibile scorgere piccole croci, cippi, lapidi commemorative, nonché sacrari e monumenti di maggiori dimensioni sui quali difficilmente ci si sofferma; eppure, queste sono le testimonianze di un momento storico di grande significato: infatti, esse costituiscono la memoria della Resistenza locale e della lotta di Liberazione. I luoghi della memoria della Resistenza costituiscono un patrimonio di inestimabile valore che lega l’Italia da nord a sud, in grado di raccontare, ricordare e far rivivere le situazioni e gli avvenimenti che le generazioni prima di noi hanno vissuto.

La decisione di dedicarmi al nostro territorio e prendere la provincia di Alessandria come caso di studio per un libro è scaturita dal fatto che, all’indomani dell’8 settembre 1943, la sua morfologia e i suoi caratteri fisico-geografici consentivano comunicazioni continue e costanti tra le formazioni partigiane piemontesi e liguri, nonché nascondigli sicuri e meno raggiungibili rispetto alle zone situate più a valle e alle città, permettendo alla provincia stessa di risultare il nodo nevralgico della lotta di Liberazione tra Genova e il Po.

A distanza di più di settant’anni dalla fine della guerra, il susseguirsi di tre generazioni di persone ha come conseguenza che i portatori “naturali” della memoria della Resistenza e della Deportazione stiano scomparendo; una memoria “fragile”, formata dai luoghi fisici e allegorici e dalle tracce materiali scenario di questi fatti (inclusi quelli privi di una targa commemorativa), che deve essere conservata, al fine di mantenere la memoria di ciò che è stato nonostante lo scorrere del tempo.

La ricerca dei luoghi della memoria resistenziali presenti sul territorio alessandrino si è svolta in tre fasi: la prima, comprendente il tirocinio svolto durante la primavera del 2014 presso l’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria “Carlo Gilardenghi”, che mi ha permesso di iniziare il lavoro consultando il patrimonio documentativo conservato nella biblioteca e nell’archivio dell’Istituto (biografie dei partigiani, approfondimenti sulle formazioni partigiane locali, volumi sulla Resistenza locale e nazionale); la seconda, per rendere la ricerca il più possibile esaustiva, comprendente diverse tipologie di fonti (ulteriori materiali a stampa , banche dati online e il monitoraggio del territorio attraverso una rilevazione in prima persona) e la terza e ultima fase, comprendente lo studio e l’analisi dei dati ottenuti. È stata poi completata con la fotografia recente del luogo della memoria in oggetto e la sua collocazione attuale.

La memoria oggi

Come ogni anno, terminate le commemorazioni per il 25 aprile, giorno della Liberazione, ci troviamo di fronte ad una puntuale riflessione: la consapevolezza che ogni memoria, soprattutto la memoria storica, è una memoria fragile, perché l’erosione del tempo rischia di far scomparire il ricordo delle persone e degli avvenimenti che ci hanno preceduto e che hanno avuto un ruolo fondamentale a livello locale, nazionale ed internazionale: il susseguirsi di tre generazioni durante un secolo di storia ha come conseguenza che i portatori “naturali” della memoria della Resistenza stanno scomparendo, e che quindi la memoria dei singoli non è in grado da sola di contrastare lo scorrere del tempo: l’aggettivo fragile coglie esattamente questa fase di passaggio che ci coinvolge tutti. Partendo dalla conoscenza e dalla conservazione dei resti fragili di questi luoghi, bisogna far si che si instauri nella collettività una diffusa consapevolezza, come se fosse un dovere morale e civile nei confronti sia delle vittime sia delle generazioni che verranno. Inoltre, bisogna far sì che ogni persona desideri coltivare e portare avanti la propria memoria, individuale e collettiva, perché è da essa che derivano le proprie radici, le proprie convinzioni e le proprie idee.

Giulia A. Cordasco

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