Magazine libri – “La ragazza nella foto” di Donatella Alfonso

Il libro, edito da All Around, è ambientato nel Monferrato, racconta la storia realmente accaduta di due giovani ragazzi in piena Seconda Guerra Mondiale.

La giornalista Donatella Alfonso e Nerella Sommariva nel loro libro ripercorrono la storia d’amore che unì la giovane Agata Maria Berchio, madre di Nerella, e Ermanno Vitale, giovane ebreo partigiano di Alessandria che dopo l’8 settembre si nascose insieme a tutta la sua famiglia a Vesime, tra Langhe e Monferrato.

Molti anni dopo la scomparsa di Maria, la figlia ha deciso che fosse arrivato il momento di raccontare a tutti quale fosse la vita di sua mamma prima durante la guerra, le sue paure, le sue insicurezze, e quell’amore che si dissolse in una gelida mattina di febbraio del 1945 ma la cui memoria l’accompagnò per tutta la vita.

Maria ed Ermanno si incontrarono una sera di primavera del 1944, mentre lei tornava a casa da lavoro; il gruppo di partigiani l’aveva fermata perché voleva confiscarle la bicicletta: “Ma manco morta!” esclamò lei, quella bicicletta se l’era sudata ed era tutto quello che aveva. Sorpreso dall’esclamazione della ragazza si avvicinò e disse ai propri compagni di lasciarla andare.

Quello fu soltanto il primo dei numerosi incontri che li videro protagonisti nei mesi a venire; notte dopo notte Maria attendeva il rumore dei sassolini contro la persiana della sua finestra: significava che Ermanno era ancora vivo ed era tornato da lei. Con le normali discussioni tra giovani innamorati, molte insicurezze ma con una proposta di matrimonio finita la guerra, con l’arrivo della neve gli incontri e la corrispondenza si fecero più radi, fino all’ultima lettera, datata 8 gennaio 1945.

“Cara Maria, quasi un mese è trascorso da quando siamo stati assieme, un mese lungo e triste perché sempre ossessionato dal tuo pensiero, chiedendomi ogni momento dove potrai essere e con chi, e se ti ricordi qualche volta anche del tuo Manno che non desidera altro di rivederti (..) Non mi resta che salutarti e ricordarti il mio amore. Tuo, Manno.”

Cosa successe a Ermanno?

La tragedia del ponte di Perletto.

I contatti tra Maria ed Ermanno si interruppero poco dopo l’inizio del 1945, ma appena un mese dopo la giovane capì che non era lei il problema, non era la famiglia borghese di lui, che avrebbe desiderato una sposa della loro estrazione sociale, non c’era nessuna altra donna: il problema fu “l’Operazione Drago”.

Essa fu un’azione che scattò il 12 febbraio per i repubblichini della Divisione San Marco acquartierati a Monastero Bormida partita da un ordine dell’Armata Liguria, guidata dal generale Rodolfo Graziani: come si legge nel libro, “i militari nazifascisti dovranno sgomberare il territorio dalle forze partigiane perché, se davvero gli angloamericani sbarcheranno in Liguria (..) le divisioni della Wehrmacht devono poter contare su una via di fuga sicura”.

Furono una ventina, i partigiani che scesero lungo la provinciale in direzione di Perletto; avevano intercettato le intenzioni dei nazifascisti ed essendo consapevoli della pericolosità della zona stavano pattugliando insieme più divisioni. Una divisione della San Marco li stava aspettando, sventolando un fazzoletto rosso che avevano strappato a un partigiano ucciso a Roccaverano, qualche giorno prima: i partigiani li scambiarono per un’altra divisione di partigiani, e quando si accorsero dell’inganno fu ormai troppo tardi. Uno dietro l’altro caddero colpiti da una raffica di mitra, tranne un giovane, Sergio Barbieri, detto “Alì”: lui con gli occhi sbarrati dalla paura buttò il fucile e si tuffò nelle acque gelide del fiume, al riparo di un cespuglio. Si salvò così.

Ermanno, esperto sabotatore, venne riconosciuto durante la lotta, e venne finito a sassate, mentre era già a terra.

A lui, il 13 febbraio del 1953 venne concessa la medaglia d’argento al Valor Militare: “Ferito ripetutamente, esaurite le munizioni, avrebbe potuto mettersi in salvo ma non lo fece per non abbandonare i compagni, fidando in quel trattamento leale che Egli pensava avrebbero usato gli avversare verso un ferito. Invece fu messo inesorabilmente a morte e il suo corpo orribilmente straziato con altri venti compagni di lotta.”

Riflessioni personali

La vita di Maria si spezzò in quella gelida mattina di febbraio, quando nel comando di Bistagno le misero sotto agli occhi gli scarponi infangati del suo amato. Soltanto l’incontro con Emilio Sommariva, qualche tempo dopo, sembrò riportare un po’ di felicità nella sua vita. Lei gli chiese tempo per lasciarsi andare, lui conosceva la sua storia, e accettò.

Si sposarono il 26 giugno del 1947.

Io li ho conosciuti Maria ed Emilio, quando purtroppo il morbo di Alzheimer aveva già iniziato a farsi strada nelle loro vite. Ho conosciuto Pierluigi, il loro primogenito, che è stato per me un uomo e un amico fondamentale. Li ha raggiunti in cielo quasi tre anni fa.

Ho voluto dedicare a loro un articolo, perché tutti dovrebbero avere la fortuna di avere nella loro vita “una famiglia Sommariva” come amici.

Giulia A. Cordasco

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