Pizza Culture: il corso di Slow Food per una pizza di alta qualità

Dal 27 al 30 maggio Slow Food Italia insieme all’Università di Scienze Gastronomiche organizzano il corso “Pizza Culture” giunto alla sua terza edizione, con la collaborazione di Ferrarelle a Pollenzo presso Bra.

La pizza è il piatto completo per eccellenza, che racchiude in se tutti gli alimenti alla base della “dieta mediterranea”. Non è una cosa scontata, in quanto la ricetta della pizza è molto abusata e proprio per questo serve una buona pizza che sia equilibrata e salubre negli ingredienti.

Il corso è dedicato ai pizzaioli professionisti che vogliono andare oltre l’infarinata ed avere una formazione completa in scienza, cultura e management della pizza.

La dietista Paola Durelli spiega «È fondamentale tenere d’occhio l’indice glicemico di una pizza e quindi scegliere farine che siano meno “stressanti” per l’organismo – prosegue Paola Durelli – Inoltre per esaltare al massimo sapori e territorio un pizzaiolo attento deve partire dalla stagionalità degli ingredienti».

Slow Food Editore presenterà per l’occasione il volume “Pizza – Una grande tradizione italiana” di Antonio Puzzi e seminari di microbiologia e di approfondimento sulla qualità dei prodotti per realizzare una pizza perfetta: dalle farina alla mozzarella fino al pomodoro senza dimenticare il ruolo fondamentale del lievito nella preparazione dell’impasto e ovviamente il condimento della stessa.

Con quanto olio si condisce una pizza? Quanto incide il costo di un buon extravergine d’oliva nel paniere degli ingredienti? Come si fa ad esaltarne profumi e sapori e a presentarlo con il dovuto rilievo nel menù? Sono queste le domande che troveranno risposta nell’incontro con l’esperto formatore Slow Food Marco Antonucci «Tra 6 e 10 grammi di extravergine per una pizza che sia sana e gustosa. Acquistando un buon olio da 20 euro al litro il costo per il singolo piatto supera di poco i 10 centesimi. Il tutto per una pizza che il cliente paga da 7 a 15 euro. E poi, la cura traspare anche dal menù: un conto è scrivere  “margherita con pomodoro, mozzarella e olio d’oliva” e un conto è proporre una “margherita con extravergine monocultivar frantoio che profuma di carciofo e mandorla verde e lascia in bocca un leggero sapore di rucola fresca”. Sono piccoli ma preziosi trucchi che contribuiscono a fare la differenza tra una pizza e l’altra, per una gestione attenta alla qualità ma oculata nell’economia» spiega Antonucci.

pizza-napoletana

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