La salute dei mari e l’ambiente al centro di Slow Fish 2019

Il tema della salute del mare ed il rispetto dell’ambiente è al centro dell’edizione 2019 di Slow Fish, la manifestazione internazionale organizzata da Slow Food Italia e dedicata al mondo del pesce, che si svolgerà al Porto Antico di Genova dal 9 al 12 aprile.

Riguardo alle microplastiche a Slow Fish saranno presenti aziende virtuose, che spiegheranno come noi consumatori possiamo lavorare affinché si riduca l’impatto delle plastiche nei mari. Il progetto PlasticLess di Lifegate, per ridurre e raccogliere le microplastiche nei mari, le ricerche di Silvio Greco, presidente del Comitato Scientifico di Slow Fish, saranno illustrate nel libro “Un’onda di plastica” insieme alle soluzioni proposte dalla rete di Terra Madre.

Altro tema di grande attualità è quello della sovrapesca. Il rapporto SOFIA (State of World Fisheries and Acquaculture) della FAO spiega che un terzo delle specie vengono pescate oltre il limite biologico sostenibile. La pesca è diventata una vera e propria industria, che mina la sopravvivenza delle specie più facili da commercializzare, senza precauzione sul rispetto delle taglie minime dei pesci da catturare.

A Slow Fish parteciperanno pescatori che rispettano il mare e i suoi abitanti, come il “Presidio della Tonnarella” di Camogli che utilizza esclusivamente reti in fibra vegetale molto grande che permettono il passaggio dei pesci più piccoli.

Il tema del cambiamento climatico è al centro dell’evento. Gli oceani producono oltre la metà dell’ossigeno disponibile sulla terra, assorbendo un terzo di anidride carbonica rilasciata dall’atmosfera. Il processo di acidificazione degli oceani sta diventando sempre più evidente e la chimica sta mettendo a rischio i piccoli organismi come il fitoplancton, produttore di buona parte dell’ossigeno che respiriamo, con una grave minaccia per l’equilibro dell’ecosistema.

I delegati turchi di Gökova presenteranno a Slow Fish il loro festival gastronomico dedicato alle specie invasive, un esempio di come una minaccia si sia trasformata in una risorsa proficua, che ha portato a raddoppiarsi il reddito delle cooperative di pescatori locali in cinque anni.

La pesca intensiva del tonno rosso ha causato danni gravissimi, con questa specie sempre più ridotta nei nostri mari. Il sistema internazionale delle quote molto rigide ha funzionato, purtroppo, però, l’anno scorso ICCAT ha approvato un aumento a livello mondiale del 20% delle quote di pesca del tonno rosso, mettendo a rischio i pesci più piccoli.

Dal Regno Unito Caroline Rye, cuoca della Scottish Slow Food Chefs Alliance ci spiegherà come preparare piatti con cinquantadue specie diverse di pesce, e non sempre i soliti noti come tonno, salmone e gamberi.

Ultimo tema quello dell’acquacoltura, ben il 43% dei prodotti ittici consumati non è pescato ma proviene dagli allevamenti. È fondamentale chiedersi quali e che tipo di allevamenti. Slow Food sostiene l’acquacoltura estensiva, basata sull’utilizzo delle risorse naturali e praticata nelle lagune e nei laghi costieri, è fondamentale garantire il benessere delle specie allevate, con un impianti che minimizzino i reflui inquinanti.

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