GLI JUNIOR GEOPARKER SCOPRONO COME GESTIRE IL DISSESTO IDROGEOLOGICO

Sabato 10 ottobre, in occasione della Giornata Internazionale per la riduzione dei disastri naturali, gli Junior Geoparker del Parco del Beigua celebrano questa importante ricorrenza con una giornata dove attraverso il gioco impareranno quali sono i comportamenti giusti da fare in caso di alluvioni, frane e incendi boschivi.

Un gioco istruttivo e didattico che spiegherà quali sono i rischi naturali del nostro territorio. Il ritrovo è previsto alle ore 14 e 30 presso la Casa del Parco nell’ingresso della Foresta della Deiva a Sassello, l’iniziativa durerà tre ore ed è gratuita finanziata nell’ambito dell’accordo Regione Liguria – Mattm per la Strategia regionale per lo Sviluppo Sostenibile.

INCONTRO A CELLE LIGURE SULLA GESTIONE DELLA FAUNA SELVATICA

La fauna selvatica è un problema che da diverso tempo sta creando preoccupazioni al settore agricolo. Ieri nel Comune di Celle Ligure si è tenuto un incontro, promosso dal Comitato Cellese per la gestione della fauna selvatica per concordare insieme alle istituzioni e alle associazioni venatorie le azioni per contenere i danni e i disagi dovuti alla presenza di animali selvatici.

All’incontro hanno partecipato le rappresentanze dei Comuni di Celle Ligure, Varazze, Albissola Marina e Albissola Superiore, il responsabile della Vigilanza Venatoria, il presidente dell’ATC Savona 1, il comandante della stazione dei Carabinieri e la rappresentanza delle squadre di caccia.

Il Comitato ha chiesto alle squadre di caccia delle azioni per limitare i danni e i disagi, in occasione dell’avvio della stagione venatoria. Le squadre di caccia e l’ATC Savona 1 hanno fatto presente l’impossibilità ad operare nelle zone urbanizzate a causa del pericolo di aggressioni da parte dei cinghiali ai cani da caccia e non potendo utilizzare armi.

Le cause di questo proliferare di fauna selvatica sono da ricercarsi nella minor possibilità di cibo nelle zone boschive e la presenza dei lupi che spingono gli ungulati nelle aree urbane nonché un abbattimento scorretto degli esemplari adulti durante la stagione venatoria. Serve quindi una migliore organizzazione del sistema venatorio, creando ad esempio una filiera della fauna selvatica.

A OVADA RITORNA IL MERCATINO DELL’ANTIQUARIATO

Sarà una domenica di festa ad Ovada, dove, per tutta la giornata nel centro storico cittadino saranno presenti le bancarelle del Mercatino dell’Usato e dell’Antiquariato, uno dei più importanti e conosciuti del territorio.

Sempre il centro storico ovadese vedrà, in mattinata, la partenza dei partecipanti a Ovada in Randonnée la manifestazione ciclo-turistica che attraverserà le zone più belle del territorio dell’alto Monferrato lungo la Via del Dolcetto.

Il Mercatino dell’Antiquariato, organizzato dalla Pro Loco di Ovada vedrà il suo secondo appuntamento stagionale dopo quello di Ferragosto con tantissime bancarelle.

IL VARAZZE CLUB NAUTICO TRA LE DIECI MIGLIORI SCUOLE DI VELA D’ITALIA

Il Varazze Club Nautico figura tra le prime dieci migliori Scuole di Vela nazionali secondo la Federazione Italiana Vela. La premiazione avverrà sabato presso il Teatro del Mare in occasione del sessantesimo Salone Nautico di Genova.

La classifica di merito della Federazione Italiana Vela è stilata sulla base delle prestazioni dell’anno, al numero di iscritti ai corsi, al numero di tessere FIV emesse, alle partecipazioni ai Meeting nazionali e zonali e alla quantità generale dell’attività formativa e promozionale.

Da oltre cento anni il Varazze Club Nautico svolge un importante lavoro sul territorio, coinvolgendo le scuole con progetti mirati e organizzando numerose attività nel periodo estivo. I dirigenti che si sono susseguiti nel tempo alla guida del Circolo hanno sempre dimostrato di saper svolgere una proficua attività promozionale. Sono numerose le attività svolte dal circolo velico varazzino e le iniziative che avvicinano i ragazzi delle scuole alla pratica sportiva, alla conoscenza e al rispetto dell’ecosostenibilità dell’ambiente marino e, se ci sono le condizioni, al valore dell’agonismo.

Il premio verrà ritirato da Marcella Ercoli, presidente del club, accompagnata da una rappresentanza di soci e atleti.

PRESENTATO IL LIBRO DI GIAN PIETRO BERNUZZI “QUELLA SPECIE DI TRANI”

Uscito postumo, il libro autobiografico di Gian Pietro Bernuzzi “Quella specie di trani: una Milano che non c’è più” è stato presentato sabato 26 settembre 2020 presso la sala Juta di Arquata Scrivia, alla presenza dell’assessore alla cultura del comune di Arquata, Nicoletta Cucinella, del presidente ANPI Gian Luigi Pallavicini, della prof. Paola Romana, del prof. Natale Spineto, della famiglia e di un pubblico numeroso (nel rispetto delle normative sanitarie anticovid vigenti).

L’evento si è sviluppato in un crescendo di vivo interesse, di emozioni, di sentita condivisione. La prof. Paola Romana, amica di famiglia, nell’introduzione, ha costruito una panoramica efficace del testo “Secondo le intenzioni dello scrittore il racconto doveva limitarsi ai cinque anni di vita milanese, dall’inizio del lavoro al matrimonio, ma in realtà c’è molto di più: due mondi a confronto, il mondo contadino e la città più evoluta. L’ambiente in cui ha vissuto fino a quel momento e quello in cui andrà a vivere. Un contrasto stridente che Gian Pietro percepirà immediatamente, rendendosi conto della sua inadeguatezza.

I temi trattati: il lavoro, le amicizie, il trani ( bar simile a un’osteria di paese), indiscusso protagonista e molto altro. Senza il periodo di crescita e di maturazione milanese, non avremmo avuto il Bernuzzi lucido, umano e presente con cui ci siamo rapportati. E’ in queste pagine che si mette a nudo, con umiltà, modestia e sincerità. Coglie la discrepanza tra educazione ricevuta e la mentalità che sta cambiando, soprattutto in città”.

La presentazione, affidata al prof. Natale Spineto, è stata una chiacchierata, che ha subito creato una relazione con il pubblico. Nel raccontare la trama del libro, il relatore ha fatto conoscere l’autore, motivando il pubblico all’acquisto ( il ricavato sarà devoluto in beneficenza ) e catturando il suo interesse. La scrittura autobiografica è stato il gesto per consegnarsi alla vita che rinasce nella forma della storia, diventando un esercizio di prolungamento esistenziale.

Gian Pietro ha così letto dentro di sé, guardato altrove nel passato, nell’oggi, nel tempo per comprendere la propria identità. Ripercorre cinque anni della sua vita raccontandoli in maniera piana, accompagnata da un corredo fotografico. E’ stato detto : “ L’autore è qui , in mezzo a noi”. La sua autobiografia ne prolunga la vita nel tempo e nello spazio.

MERCANTEINFIERA RITORNA CON UNA RUGGENTE COLLATERALE

Linee geometriche, vita bassa, tagli alla garçonne e paillettes rappresentano l’essenza di una attitudine, quella della moda anni ’20 che sarà esplorata da “The Golden Twenties. Vita e moda del decennio de Les Années Folles”, la collaterale protagonista di Mercanteinfiera l’appuntamento di Fiere di Parma dedicato ad antiquariato, collezionismo vintage e modernariato in programma dal 3 all’11 ottobre. 

Accanto ad una serie di abiti d’archivio provenienti dal Museo della seta di Como, Clerici Tessuto e Ostinelli Seta, verranno infatti esposti una molteplicità di accessori d’epoca, dai ventagli con le piume di struzzo a minuscole clutch, dalle scatoline portacipria ai sautoir (semplici, a sciarpa o impreziositi da nappe di seta)  fino a rarissimi dischi di vinile a 78 giri e grammofoni che, complice la voga del charleston e foxtrot, vivevano proprio in quegli anni la loro grande stagione. 

Come emergerà dagli oltre 70 pezzi in mostra (pad.4) che costellano il percorso espositivo, le espressioni più originali dello stile  Anni Ruggenti furono: l’accorciarsi degli orli che arrivarono a coprire appena il ginocchio, il boyish look alla Annemarie Schwarzenbach, poetessa e fotografa svizzera punto di riferimento dello stile androgino, e lunghi e tintinnanti sautoir o collane ombelicali come amava chiamarle D’Annunzio per evidenziare il legame sensuale con il corpo delle donne. Donne che fumavano, bevevano, ballavano (negli anni ’20 Josephine Baker scandalizzava il mondo con il banana dance)  conquistando così i primi avamposti dell’emancipazione femminile.

La collaterale è curata da Paolo Aquilini direttore del Museo della Seta di Como e Clara Cappelletti con la collaborazione della Fondazione Setificio, dell’Associazione Ex Allievi del Setificio ed il contributo di Ostinelli Seta, Clerici Tessuto, Bianca Cappello (storica e critica del gioiello) e Samuele Magri (storico dell’arte).

The Golden Twenties più che una mostra per me è un simbolo – afferma Aquilini . Così come all’influenza spagnola che segnò il secolo scorso seguirono anni di strabordante vitalità, voglio credere che dopo la pandemia che ci ha colpito segua un nuovo Rinascimento anche per il mondo museale. Un mondo che mi piace vedere sempre più inclusivo, aperto e vicino a pubblici diversi. La collaterale che portiamo a Parma è segno tangibile di questo nostro slancio ed energia”.

Mentre il settore del design offre sempre più al mercato soluzioni abitative complete e ambienti coordinati, il pezzo unico, quello che rompe l’uniformità dei sistemi “total look”, quello che ha una storia da raccontare  – antica o vintage che sia  – è sempre più ricercato.  

E’ proprio il pezzo unico la cifra distintiva di Mercanteinfiera uno spazio dove non è inusuale scovare un inconsueto radiofonografo di Brionvega a fianco di una rara collana in bronzo del IX sec. a.C. Il tutto magari poco lontano da un eccentrico tavolo in vetro con foglie in oro o da un coloratissimo lampadario chandelier di Murano rintracciabile solo nella boutique di Capri di D&G. 

E poi c’è tutto il modernariato o meglio design storico-d’autore, quella produzione di mobili e complementi per la casa che va dal secondo Dopoguerra fino agli anni Ottanta  e che fa riferimento a designer universalmente riconosciuti come “maestri”: Gio Ponti, Franco Albini,Iosa Ghini, Joe Colombo e Vico Magistretti solo per citarne alcuni.

A sfilare nei quattro padiglioni del polo fieristico, infine, ci saranno antichi monetieri in avorio e tartaruga, imponenti specchiere neoclassiche e vasi dell’ottocento della tradizione trapanese. E ancora troumeau, cristalli baccarat, cavet de liqueur, gioielli e moda vintage che da anni appassionano il grande pubblico.

Siamo pronti ad accogliere anche quest’anno i nostri visitatori. Lo faremo nelle più scrupolose condizioni di sicurezza offrendo allo stesso tempo l’opportunità di fruire di bellezza e creatività e di trovare in queste lo slancio per una energica ripartenza” – ha concluso Ilaria Dazzi, Brand Manager di Mercanteinfiera.

Per l’evento, Fiere di Parma ha, infatti, attivato tutti i protocolli di sanificazione e sicurezza previsti dalle Linee guida nazionali e dall’AEFI – Associazione esposizioni e fiere italiane.

Per chi invece ama andare a caccia di rarità con un semplice click, torna Mercanteinfiera Teaser un piattaforma on line nata con la collaborazione di Antico Antico, partner dal 2019 di Fiere di Parma . Come funziona: effettuata la scelta in modalità preview dei migliori pezzi d’arte comodamente seduti nel salotto di casa,ci si potrà recare in fiera dal relativo espositore per valutare e acquistare l’oggetto (www.mercantenfera.it ). 

Un progetto che vede il polo fieristico di Viale delle Esposizioni all’avanguardia nel mondo digitale e che potrà beneficiare in questa edizione di una straordinaria notorietà, quella conquistata con i 900 mila click da mezzo mondo che nei mesi di pandemia hanno seguito il salone on line.

La piattaforma chiude l’11 ottobre.

LE PROPRIETA’ E I BENEFICI DELLE MANDORLE

Le mandorle, ovvero i semi commestibili del mandorlo, pianta originaria dell’Asia meridionale e del Medio Oriente, arrivata nel Mediterraneo con i Fenici e i Greci, vengono coltivate in Italia prevalentemente in Sicilia, soprattutto nella zona di Agrigento.

Fin dall’antichità esse sono state considerate un alimento salutistico e la testimonianza delle loro proprietà si trova nel Libro di Veda, testo sacro degli Ariani del 5000 a.C.

Le mandorle vengono consumate generalmente secche o tostate, ma si trovano anche in versioni zuccherate, pralinate e salate, di queste ultime varietà è meglio però moderare il consumo a causa dell’alto contenuto di zucchero e sale. Le mandorle dolci sono utilizzate per preparare il latte di mandorla e come ingrediente di molti dolci di pasticceria. Le mandorle amare si usano in gastronomia per preparare diversi liquori.

Sono molte le caratteristiche nutritive delle mandorle, sono infatti una preziosa fonte di Vitamina E (il più importante antiossidante presente in natura) che aiuta a contrastare i radicali liberi e rallenta i processi di invecchiamento cellulare. Sono anche una preziosa fonte di sali minerali (magnesio, potassio, fosforo, ferro e calcio), di grassi insaturi (detti grassi buoni), di proteine vegetali, di triptofano (il percursore della serotonina e regolatore del ciclo sonno-veglia) e di flavonoidi.

Le proprietà nutritive delle mandorle portano diversi benefici alla salute, in particolare per le persone affette da sindrome metabolica, ai diabetici, a persone con stati di denutrizione, a chi ha bisogno di più energia (come atleti o donne in gravidanza), a persone che seguono una dieta dimagrante, per chi soffre di stipsi e disturbi dell’umore.

Le mandorle possono essere inserite in una dieta varia e equilibrata dai due anni di età in su, consumate ad esempio a colazione nello yogurt, al naturale come spuntino o aggiunte alle insalate di verdura, senza esagerare nella quantità giornaliera.

LA NUOVA EDIZIONE DI SLOW WINE ARRIVA NELLE LIBRERIE

La nuova edizione della guida Slow Wine è ormai pronta ad essere distribuita nelle librerie italiane, per accompagnare i lettori e gli appassionati nel mondo del vino. Pubblicata da Slow Food Editore la guida è arrivata alla sua dodicesima edizione. La presentazione ufficiale si terrà il 4 ottobre alla Milano Wine Week e in streaming in tutto il mondo.

Slow Wine è una guida esaustiva, imparziale e capace di offrire un valore aggiunto a chi l’acquista e l’edizione di quest’anno si preannuncia ricca di novità.

Alla presentazione ufficiale ci sarà una chiacchierata tra i curatori della guida, Gianfranco Gariglio e Fabio Giavedoni e il celebre giornalista Mario Calabresi, già direttore de La Stampa e La Repubblica. La presentazione è realizzata con il sostegno di Libre – Associazione di idee e Acqua San Bernardo.

AL MUSEO DEI CAMPIONISSIMI “BEPPE LEVRERO, RICORDI DI UN PITTORE”

Venerdì 9 ottobre alle ore 17 e 30 nella sala multimediale del Museo dei Campionissimi a Novi Ligure sarà presentato il libro di Beppe Levrero “Ricordi di un pittore. Da Bistolfi a Fontana”.

Il libro, curato da Giuliano Levrero, Mara Parodi e Andrea Sisti raccoglie una serie di ricordi inediti appuntati da Beppe Levrero su quaderni e fogli sparsi tra il 1975 ed il 1986. Note preziose in cui emerge l’intierario umano e professionale del pittore, iniziato nella Torino degli anni Venti e condiviso con grandi maestri della pittura italiana del Novecento quali Bistolfi, Bosia, Carrà, Martini, Fontana e diversi altri. Il libro unisce alcuni pensieri sull’arte, frutto della riflessione teorica che Levrero affiancò per tutta la vita alla pratica della pittura.

Nelle pagine del libro vi sono alcuni splendidi e rari disegni scelti dai curatori per documentare un ulteriore aspetto grafico e pittorico del percorso artistico di Beppe Levrero.

Alla presentazione interverranno gli storici dell’arte Maria Luisa Caffarelli e Rino Tacchella, moderatore sarà il giornalista Luciano Asborno. L’evento è patrocinato dalla Città di Novi Ligure, dal Centro Studi In Novitate Onlus e dalla Società Storica del Novese.

Beppe Levrero nacque a Genova nel 1901 e si formò a Torino con Agostino Bosia su incoraggiamento di Leonardo Bistolfi. Iniziò ad esporre nel 1928 e, a partire dal 1935 fu invitato alle più importanti mostre nazionali ed internazionali quali la Biennale d’Arte di Venezia (1936, 1940, 1942, 1950 e 1956), alla Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma (1931, 1935, 1939, 1951 e 1955) nonché all’estero a Birmingham, Baltimora, Saint Louis, Linz, Buenos Aires e Praga. È scomparso a Novi Ligure nel 1986.

I RACCONTI DI MARINA SALUCCI – MARMAROS

Un nuovo appuntamento con i racconti di Marina Salucci, ecco “Marmaros” nato da un viaggio dell’autrice sulle Alpi Apuane

MARMAROS

Ora la strada è sterrata. Dunque proseguo a piedi. Penso che dovrebbe essere vicino. Mi sono fidata di un cartello che diceva genericamente “Cave”, e di un indigeno, che alla domanda “quanto ci vuole?” ha risposto “poco, stia tranquilla, si fa presto”.

Osservo le mie scarpe che ad ogni curva si fanno più polverose. “Niente è lontano”, il motto dell’affidabile, discreta ditta che le produce. Ciò mi aveva strappato un ironico sorriso. Ma adesso, mentre guardo la vetta nuda della Roccandagia e il cielo che vi scaraventa addosso un azzurro di vetro, ora mi sembra vero. Andrò avanti.

Sto cercando il marmo.

Ma ce l’ho già sotto i piedi.

I passi stanno infatti affondando in una sorta di polvere chiara, sempre più abbagliante, che scricchiola sommessamente, capisco che è marmo soltanto dopo qualche curva, quando a lato vedo sassi e ciottoli bianchi, un paesaggio lunare che evoca le profondità dell’anima.

Salgo ancora ed ecco grossi blocchi candidi. Da solo, il marmo ha formato il greto di una fiumara, con lastre venate di grigio discreto, chiare fino alla cecità. Da solo ha plasmato queste montagne che si levano fiere, candide di guglie aguzze. Marmo.

Ma qual è la sua storia?.

Forse un tempo inenarrabilmente lontano i diversi elementi interni al mantello terrestre si sono mescolati, elementi diversi di diverse temperature, hanno vorticato dando origine a rocce differenti.

E’ bello, ma non mi convince. Manca qualcosa.

Forse se avessi potuto scegliere con cognizione avrei fatto il geologo. Un’occhiata ai sassi e tutto quello che è successo nello spazio e nel tempo diventa noto. Negli occhi di un geologo prendono forma spumosi mari che non ci sono più, e gli esseri che vi abitavano, e i ghiacciai che si sono sciolti, i climi che hanno ruotato riportando i fiori e i pollini nell’aria, basta guardare una roccia e si sente la tenerezza del pianeta che rotola nell’universo. ..

-Voglio quello, diceva Michelangelo nel film. Un bel film.

Ebbe il suo blocco di marmo. Più grande della montagna. Più bello.

Davvero aveva già visto la sembianza della sua statua toccando quel pezzo, proprio quello, davvero aveva già visto ciò che gli vagava nell’anima?

Comunque lo ebbe e cavò fuori una meraviglia.

Da una grande scheggia di terra antica.

Toccare, fiutare, comunicare tramite la materia, la forza delle braccia, il lavoro della mano.

E la scena dell’artista che incontra la sua materia viene innalzata all’immortalità, con lo sfondo delle Apuane gugliose e candide. E l’egocentrismo e la vanità dello scultore e si stemperano in quel gesto eterno.

Cosa potrebbe fare invece uno scrittore? Puntare i piedi per quella penna? Ebbene, eccotela. O quel tipo di carta. Servito.

Che abissale differenza…

Gesti che diventano quasi banali, intrisi dalla quotidianità.

Continuo a salire, e ad ogni passo indago e penetro il paesaggio.

Ora sono davanti al monte squartato. Le sue viscere sono state profanate, sono diventate grossi gradini cubici, chiari. Sembrano altari di religioni praticate da popoli estinti. Di fronte c’è uno scavatore arrugginito. Tutto in lui dice che da tempo non si muove più. Una cava dismessa.

Vado avanti. Vedo altri blocchi, che diventano sempre più grandi man mano che salgo. C’è un torrentello secco, con il letto. Bianchissimo.

Salgo ancora, voglio trovare la cava nuova, quella funzionante. Proseguo come in trance, rapita da un paesaggio che mi era sconosciuto. Sento rumore di schianti, a cui seguono sordi fragori di frana. Sono le esplosioni violente per ottenere dalla montagna ciò che spontaneamente non darebbe. Occorre scavare incessantemente, ridurre le montagne a parallelepipedi tristi, perché l’uomo continua a dire: Lo voglio.

L’uomo come un tarlo, un verme, che non si arrende, che scava, scava, e fa crollare montagne, piccolo animale cui non daresti due soldi, senza forza, resistenza, uno scricciolo della natura, ma con un cervello pericoloso davvero, un errore forse, ma enormi sono i danni che questo fragile vertebrato può infliggere al pianeta, alle sue vette che hanno conosciuto il vorticare del magma.

Quando vado a salutarli, c’è sempre un silenzio che ristora. Silent, quiescunt, c’è scritto sopra il grande cancello.

Lì dentro, dove ora dormono i miei nonni, il mistero aleggia, ma si intuisce anche qualcosa che sembra pace immensa, cibo per l’anima assetata, luce di una dimensione accogliente. Anche guardando i loro occhi. Nelle foto in plexiglas. Il plexiglas attaccato al marmo.

Li guardo e parlo con loro. Continuo a farlo mentre pulisco le lapidi con un cencio, raccontando ciò che loro già sanno. Le venature grigie e nere si confondono con le tracce della polvere che l’acqua non riesce a cancellare del tutto.

Ed essi rispondono.

Non sono parole “che dici umane”, escono dalla “maglia rotta nella rete”, è una fonte di acqua chiara, chiarissima quasi folgorante.

Solo qui, solo ora, percepisco questo nesso stretto, fra il marmo e la morte, l’eternità, il mistero…

Sapevo che questo improvviso viaggio nelle Apuane sarebbe stato un itinerario nelle profondità dell’anima. Come lo è sempre stata la montagna. Ma qui c’è la luce che ti denuda senza preavviso. E cammino verso la cava nuova, sono piccola in mezzo alle esplosioni che mi rigurgitano addosso, ogni curva mi promette l’arrivo, ma ogni curva mi dice poi che è ancora lontano.

Certo non mi posso fermare ora.

Raccolgo un ciottolo bianco. Lo fotografo in contro-luce. Fotografo le mie scarpe.

All’intorno non c’è uno stelo.

Il marmo è nudo perché non vi cresce nulla.

Ma cosa cresce nell’anima?

A questa domanda ha dedicato la vita un eremita salito quassù. Era indisturbato nel suo fecondo silenzio. Ora, qui, sventrano la valle.

Giorgio Caproni non riuscì mai a dimenticare le guance di marmo della fidanzata Olga Franzoni. Gli rimasero più impresse nella morte, che quando erano vive e sensuali. Amò altre donne, ma Olga Franzoni, promessa sposa che diventò di marmo, rimase dentro di lui.

E ancora è fa i marmi di S. Reparata, grandi archi silenziosi e cimiteriali, che salta il poeta Cavalcanti, agile e sicuro, lanciando parole lapidarie ai suoi nemici, che lo scherniscono per il suo studio accanito e solitario.

-Fate pure, potete fare quello che volete, siete a casa vostra…

La vostra naturale dimora è proprio qui, in mezzo al marmo, miei cari, fra le lapidi, perché voi in realtà siete già morti, perché non avete mai né conosciuto né ricercato la profondità della vita, ma solo la sua superficialità schiamazzante…

…Sul salto di Guido Cavalcanti si ferma il mio volo, dopo l’ultimo tornante.

Davanti a me il monte non è più riconoscibile. Solo pezzi di marmo di ogni dimensione, uno su l’altro. Sembra una piramide.. Il sole del tramonto la colpisce così vivamente che gli occhi si devono proteggere. E’ altissima, fatta di blocchi, scaglie, frammenti, pulviscolo.

Più mi avvicino più le scarpe affondano nelle polvere finissima con scricchiolii secchi e asciutti.

Le mie scarpe sono bianche.

Sono arrivata nelle viscere della cava nuova, quella che osa incunearsi nella montagna fino ad estorcerle i visceri. Davanti alla piramide smagliante ciò che è rimasto della montagna sembra c’è un anfiteatro. Per giganti. Ma i giganti hanno abdicato. Insieme al sole è calato il silenzio. E le mie scarpe sono sempre più bianche.

Mi pare che non abbiano la minima intenzione di fermarsi.

E’ vero, niente è lontano. Dopo il marmo, che cosa c’è?

In realtà questo è un viaggio che non finirà mai.

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